Episodio 1 – È sparita dalla terrazza la mia vicina
Le donne che parlano nelle poesie di Beatrice Zerbini sono infinite. C’è la bambina che Zerbini è stata, la donna che ha affrontato le difficoltà della vita, e c’è lo sguardo sulle altre donne. È sparita della terrazza la mia vicina è dedicata alla vicina che abita nel palazzo di fronte a quello dove lei vive. Scritta durante l’emergenza da Coronavirus, Zerbini osserva la donna che ogni giorno stende i panni sulla terrazza.
Trascrizione
Episodio n. 1
Agata Matteucci (AM) giornalista dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia-Romagna intervista la poetessa e scrittrice Beatrice Zerbini (BZ)
AM:
Ci sono parole che accarezzano, altre che graffiano: quelle di Beatrice Zerbini fanno entrambe le cose. Le spese condominiali, la cassiera del supermercato, i cannelloni surgelati, la vicina sulla terrazza… leggere i versi di Beatrice Zerbini significa viverli. Risuonano dentro con voce sincera, musicale, inevitabile.
“La mia terra è una matrona che sogna” è un podcast realizzato dall'Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia- Romagna, nell'ambito della giornata internazionale della donna, perché la poesia di Zerbini è, sempre, una poesia declinata al femminile.
AM:
Benvenuta, Beatrice! grazie di essere qui con noi.
BZ:
Grazie a voi! È un onore. Sono molto legata alla mia regione e quindi sono felicissima. Grazie per l'invito.
AM:
La tua è una poesia che non annoia, una poesia che va sempre incontro al lettore. A volte sfocia nell'ironico spirando anche nell'assurdo in alcuni casi, però rimane sempre e comunque su tematiche estremamente personali e serie.
Direi di iniziare la nostra chiacchierata, quindi, chiedendoti: chi sono le donne che parlano nelle tue poesie e quanti “io” ci sono?
BZ:
Allora, domanda complessa, interessante… grazie anche per avermela fatta. Le donne che parlano nella mia poesia sono infinite. Innanzitutto, c'è la donna – anzi la bambina - che sono stata. Ho iniziato a scrivere quando avevo otto anni, ma, ancora prima, ho iniziato a leggere poesia e ad avere una visione del mondo assolutamente femminile e assolutamente poetica. Poi c'è la donna che sono io oggi, c'è la donna che ha percorso tante vicissitudini nella vita e che le ha superate. E poi c'è lo sguardo sulle altre donne.
La mia poesia è letta prevalentemente da donne - non solo da donne ma, prevalentemente - e spesso mi rivolgo a loro: al mondo femminile, alle emozioni. Perché sono quelle che, chiaramente, conosco meglio e che vivo da sempre.
AM:
Quindi una poesia dedicata alle donne in particolare, a tutte, a una figura femminile universale, in qualche modo. Qual è il messaggio? qual è, se vogliamo, il fil rouge della tua poetica?
BZ:
Allora, il fil rouge è, più che altro, la vita: è la quotidianità, è l'attenzione alle piccole cose che ci attraversano e che ci accompagnano. Poi, il fil rouge è, per me, cercare di lasciare un messaggio che non sia semplicemente un messaggio artistico, cerebrale… un messaggio che parli, non dico di rinascita, perché è un termine che credo sia abusato, e poi non credo di essere rinata. Ahimè, sono sempre io che, faticosamente, provo a cavarmela nella vita. Ma cerco, appunto, di trovare delle scappatoie, un motivo per andare avanti, per costruire qualcosa che possa vincere il dolore e quelle che sono le difficoltà che appartengono a tutte e a tutti noi.
AM:
La tua poesia parla spesso alle donne. Non a caso, anche la Regione Emilia - Romagna ha voluto coinvolgerti per celebrare questa giornata dedicata al femminile. Sappiamo che sei coinvolta in diversi progetti che includono persone adulte, ma anche il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza. Da un anno, tra l'altro, fai parte del laboratorio artistico della fondazione “Una Nessuna Centomila” di Fiorella Mannoia, Giulia Minoli, Celeste Costantino e Lella Paladino. Ce ne vuoi parlare?
BZ:
Sì, da un anno, insieme a tante e tanti artiste e artisti, faccio parte del laboratorio poetico della fondazione “Una Nessuna Centomila”. Sostanzialmente porto avanti un impegno di reading e incontri: parlo, mi rivolgo a persone di tutti sessi e di tutte le età e cerco di portare - nelle scuole, ma anche nei miei reading e nei miei eventi - le tematiche dell'autodeterminazione, dell'amore e il riconoscimento delle emozioni, delle risorse che ciascun individuo ha.
Quindi, non solo poi a sostegno dei valori di questa fondazione, che appunto si impegna nella lotta contro la violenza di genere, ma anche per una visione che vada a rispettare tutte le fragilità e tutte le differenze
AM:
Bene, allora cominciamo. Hai scelto per noi quattro poesie, che ci introduci e poi ci leggi. Partiamo dalla prima.
BZ:
Sì, la prima l'ho scritta per una mia vicina di casa - di un altro palazzo - ignara, che vedevo sempre in terrazza a stendere, soprattutto nel periodo di chiusura, durante il Covid.
La osservavo, mi capitava… Adesso, detta così, sembro una guardona.
Semplicemente, mi colpiva: questa donna sempre lì, pronta a fare dei bucati, finché non è successo qualcosa che mi ha colpito.
Come sempre, la mia poesia nasce da esperienze autobiografiche e anche questa volta è nata una scintilla che mi ha portata a scrivere a lei, di lei, per lei. Ovviamente è ignara di tutto.
Te la leggo:
“È sparita dalla terrazza la mia vicina”
È sparita dalla terrazza la mia vicina;
sempre triste, ricurva, sola,
ma è la regina
del palazzo
davanti al mio.
Spero non le sia successo niente,
penso per lei a un ospedale,
penso a un ricovero improvviso,
oppure
la credo al capezzale
di sua madre.
Sarà tornata al sud?
Perché è del sud l’odore
che vola oltre la tenda
di domenica dalla
sua finestra, quando cucina;
forse è solo a letto, in casa,
con il male alla schiena,
ma non esce da quattro
o cinque giorni,
io l’aspetto
e prego
che la dimettano,
che sua madre
non stia poi tanto male,
che la spina dorsale
sia più forte
di un dolore.
L’aspetto ardentemente.
Lei non sa che esistiamo.
AM:
Io sono Agata Matteucci e questo è “La mia terra è una matrona che sogna”, un podcast dell'Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia – Romagna
