Il primo Natale dopo l'alluvione

La tragedia di maggio? Un 'male scordone', secondo Cristiano Cavina, scrittore romagnolo che ha affrontato il fango prima con la pala e poi con la penna. Guarda il corto ‘Nadèl de 23’ e leggi il suo racconto inedito, ‘La letterina’. Lo speciale, con la sua intervista

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ultima modifica 2023-12-22T11:23:47+01:00
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Palline colorate, alberi di plastica, statuette del presepe: quando a maggio un’apocalisse di fango ha sommerso la Romagna non c’era cantina che non ne sputasse fuori. Lo possono confermare anche gli angeli del fango, o per meglio dire chi burdel de paciug, le migliaia di magnifici giovani che sono accorsi da tutta Italia per aiutare.

Ragazze e ragazzi cui dire ancora grazie.

E così, con quel gusto dell’imprevedibile che in fondo è un tratto distintivo della romagnolità, in un’alluvione alle porte dell’estate tutto sembrava parlare del Natale.

Ma adesso che è il Natale ad essere davvero alle porte, chi parla ancora degli alluvionati? Ora che le luminarie sono accese e le telecamere sono spente, chi sa quanti romagnoli hanno ripulito a una a una le loro palline e quanti invece hanno ricomprato tutto?

Lo abbiamo chiesto a uno scrittore che ha vissuto l’alluvione di persona, prima con il badile e poi con la penna: Cristiano Cavina. Perché spiegare come frana un monte rientra nelle valutazioni degli esperti e nelle cronache giornalistiche, ma per raccontare come (non) franano le persone serve l’epica.
Dalla gioia indescrivibile ‘come se avessi vinto un mondiale’, di quando è riuscito a sturare un tombino, alle galline profughe nel pollaio della mamma. Dalle cose che l’acqua si è portata via a quelle che bisognava lasciare andare.

Per poi ricominciare daccapo, mettendo il turbo al liscio, come tipico dei romagnoli.

"Ho iniziato a scrivere seriamente dopo che ero stato nelle case delle persone, perché mi sembrava proprio una testimonianza civile e volevo che fuori sapessero, al di là delle notizie sui numeri che davano i telegiornali".

Un impegno, quello alla testimonianza, che ha spinto la Regione a chiedere a Cavina di raccontare il primo Natale dopo l’alluvione: in un video racconto, ‘Nadel de 23’, e in un racconto inedito, ‘La letterina’. Perché con le luci delle feste accese, si vedono ancora meglio le vite che ricominciano.

bio

cavina_bio.jpgCristiano Cavina è nato a Casola Valsenio, in Romagna, nel 1974. Ha lavorato come pizzaiolo per oltre vent’anni.

Il suo primo romanzo esce nel 2003. Da allora non ha mai smesso di scrivere.

Ha pubblicato con Marcos y Marcos, Feltrinelli, Lonely Planet. I suoi ultimi due romanzi sono editi da Bompiani.

Crediti

Progetto a cura di Elisa Ravaglia e Jacopo Frenquellucci. Foto di Cristina Gaddi. Il progetto grafico della pubblicazione è di Agata Matteucci. Riprese e montaggio video: Publiteam.

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