L’UE e le Regioni europee di fronte alla sfida della resilienza idrica
Dalla gestione sostenibile delle risorse alle nuove alleanze territoriali: percorsi e soluzioni per garantire l’acqua in Europa. Leggi l'approfondimento a cura della Delegazione presso l'UE della Regione ER.
La resilienza idrica rappresenta una priorità strategica per l’Unione europea alla luce dell’aumento di siccità, alluvioni ed eventi climatici estremi che negli ultimi anni hanno colpito gli Stati membri. All’interno di questo contesto, l’acqua non rappresenta solamente una risorsa naturale, ma assume un ruolo centrale per la sicurezza, la competitività e la coesione territoriale. Per tali motivi, l’UE ha inserito la resilienza idrica tra le priorità ambientali e climatiche da perseguire nel percorso strategico che guarda al 2050.
Le strategie della Commissione europea: la Strategia sulla Resilienza Idrica e la Strategia europea per l’Unione della Preparazione
In risposta all’intensificarsi di eventi meteorologici estremi, la Commissione europea ha adottato, nel giugno 2025, la sua prima Strategia per la Resilienza Idrica. L’iniziativa colloca l’acqua al centro dell’agenda politica UE, integrandolo con la precedente Strategia per l’Unione della Preparazione. Considerata la duplice natura della risorsa idrica, intesa al contempo come risorsa e minaccia per i territori, la Commissione ha delineato tre obiettivi cardine volti a coniugare sicurezza e sviluppo sostenibile:
- Ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua come base per un approvvigionamento idrico sostenibile.
- Costruire un’economia intelligente dal punto di vista idrico, in modo da favorire la competitività dell’UE, attrarre gli investitori e sostenere una florida industria idrica dell’UE.
Al centro di questa trasformazione troviamo il target ambizioso di ridurre i consumi e incrementare l'efficienza idrica complessiva del 10% entro il 2030. Questo percorso di modernizzazione passa inevitabilmente attraverso l’abbattimento delle perdite nelle reti di distribuzione e il rinnovo delle infrastrutture esistenti, sfruttando sia i finanziamenti pubblico-privati sia l'integrazione di tecnologie digitali avanzate per il monitoraggio costante delle risorse - Garantire il diritto universale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari puliti e accessibili per tutti.
Questo impegno sociale si accompagna a una forte azione di sensibilizzazione e educazione al risparmio. La visione europea non si ferma però ai confini del continente: l’UE intende infatti consolidare la propria leadership globale nella diplomazia dell’acqua, esportando modelli di resilienza attraverso partnership internazionali e cooperazioni strategiche volte a proteggere questa risorsa vitale in tutto il mondo. - Governance e attuazione;
- Investimenti pubblici e privati e infrastrutture;
- Accelerare la digitalizzazione e il ricorso all’IA;
- Stimolare la ricerca e l’innovazione;
- Sicurezza e preparazione.
Questo impegno si traduce in una visione “dalla sorgente al mare”, con l’obiettivo di fortificare il territorio contro le minacce poste da alluvioni e siccità. Per riuscirci, è fondamentale applicare con rigore le direttive europee vigenti in materia di acque dolci, integrando una gestione intelligente del suolo e lo sviluppo di infrastrutture verdi. Le soluzioni basate sulla natura agiscono come filtri contro l’inquinamento, proteggendo le riserve idriche e garantendo la purezza delle fonti potabili.
La strategia individua, inoltre, cinque ambiti di intervento per sostenere le iniziative di Stati membri e regioni:
La Strategia UE per la Resilienza Idrica si inserisce in modo sistemico nel quadro della transizione verde dell’Unione europea, configurandosi come strumento strategico di coordinamento e integrazione dell’acquis ambientale vigente. Collocata nell’architettura del Green Deal europeo, essa traduce nel settore idrico gli obiettivi di neutralità climatica, tutela della biodiversità ed economia circolare, riconoscendo la gestione sostenibile delle risorse idriche quale presupposto strutturale della trasformazione ecologica europea. In tale prospettiva, la Strategia non introduce un nuovo corpus normativo autonomo, bensì rafforza la coerenza e l’effettività del quadro legislativo esistente, intervenendo principalmente sul piano dell’attuazione, dell’integrazione intersettoriale e della programmazione strategica.
La sua base giuridica e operativa si fonda sulle recenti revisioni del diritto europeo delle acque. La Direttiva (UE) 2020/2184 sull’acqua potabile ha consolidato gli obblighi in materia di qualità, monitoraggio e accesso universale, includendo misure volte alla riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione. La Direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali, modificata nel 2024 nell’ambito del pacchetto “Zero Pollution”, ha rafforzato i requisiti relativi all’uso efficiente delle risorse, compresa l’acqua, incidendo sull’impatto idrico dei processi produttivi. Parallelamente, la revisione della Direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue urbane ha introdotto standard avanzati di trattamento, meccanismi di rimozione dei microinquinanti e strumenti di responsabilità estesa del produttore, contribuendo alla protezione qualitativa dei corpi idrici.
Tali strumenti si collocano all’interno del quadro sistemico delineato dalla Direttiva 2000/60/CE (Direttiva quadro sulle acque) e dalla Direttiva 2007/60/CE sulle alluvioni, attualmente nel ciclo di pianificazione 2022–2027, che impone agli Stati membri obblighi di gestione integrata dei bacini idrografici e di prevenzione del rischio idraulico. La Strategia per la Resilienza Idrica interviene dunque quale strumento abilitante e trasversale, orientando l’attuazione dell’acquis verso obiettivi di efficienza idrica, adattamento climatico, riduzione dell’inquinamento e sicurezza dell’approvvigionamento.
Essa si coordina inoltre con la Strategia di adattamento climatico dell’UE, traducendo gli obiettivi di adattamento in misure operative contro siccità, scarsità idrica e inondazioni, e si integra con il Piano d’azione per l’inquinamento zero, attraverso interventi mirati su PFAS , nutrienti e microinquinanti. Nel suo complesso, la Strategia consolida la dimensione idrica quale infrastruttura ecologica e fattore abilitante della competitività, della coesione territoriale e della sostenibilità a lungo termine dell’Unione, confermando il ruolo dell’acqua come pilastro centrale della governance ambientale europea contemporanea.
L’importanza del tema per le regioni europee
Anche per le regioni europee, l’acqua rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e strategiche. In un contesto segnato dall’intensificarsi di fenomeni climatici estremi e dalla crescente pressione sulle risorse idriche, le amministrazioni regionali sono chiamate a rispondere in prima persona alle emergenze e a individuare soluzioni innovative e concrete.
L’Emilia-Romagna punta su una sicurezza territoriale integrata, fondata su soluzioni basate sulla natura e su una gestione forestale efficace per contrastare scarsità d’acqua e siccità. Analogamente, Occitania e Macedonia Orientale e Tracia si concentrano sulla siccità estiva e sulla gestione delle inondazioni invernali: la prima attraverso una strategia multilivello sostenuta da governo nazionale e UE, con risparmio idrico ed efficientamento infrastrutturale tra le sue priorità; la seconda con particolare attenzione alla riduzione degli sprechi. Entrambe chiedono maggiori fondi europei, a patto che questi siano però calibrati sulle specificità territoriali.
In Polonia, la Wielkopolska affronta gravi criticità legate alla siccità, che colpisce soprattutto l’agricoltura. La scarsità di risorse sotterranee, aggravata da consumi elevati e perdite dovute a infrastrutture inadeguate, richiede interventi per migliorare le condizioni idrologiche dei suoli, in particolare nelle aree forestali. In assenza di una programmazione di lungo periodo e di risorse sufficienti, la regione sta sviluppando strumenti finanziari a livello locale e nazionale per rispondere a emergenze come inondazioni e carenze di acqua potabile, rafforzando al contempo ricerca, innovazione, campagne educative per le comunità e semplificazione amministrativa.
Il potenziamento della ritenzione idrica è centrale anche per la Carinzia, che adotta misure di pianificazione coerenti con la strategia nazionale austriaca e sviluppa strumenti come gli indici di scarsità idrica, valorizzando la digitalizzazione per un monitoraggio più rapido ed efficace. Le Fiandre integrano invece i “paesaggi spugna” nella propria strategia per affrontare siccità e alluvioni. Infine, Murcia e Catalogna, caratterizzate da scarsità idrica strutturale, promuovono una governance multilivello: la prima sostiene un’economia idrica circolare basata su riuso, efficientamento e desalinizzazione; la seconda rafforza il ruolo regionale nell’ambito dei fondi UE e include la desalinizzazione, integrata con il riuso potabile, in una prospettiva coerente con i principi della tassonomia verde.
L’Emilia-Romagna e l’Alleanza “European Regions for Water Resilience”
Di fronte ad un contesto in cui i territori sono chiamati ad affrontare e gestire emergenze climatiche ed ambientali sempre più frequenti ed intense, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di giocare un ruolo di leadership.
Anche a seguito delle alluvioni che hanno duramente colpito il nostro territorio nel 2023 e nel 2024, l’Emilia-Romagna si è fatta promotrice di una Alleanza di Regioni europee sulla resilienza idrica e preparazione ai cambiamenti climatici, la European Regions 4 Water Resilience.
Di fronte agli eventi climatici estremi le regioni sono spesso gli attori più coinvolti, dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza stessa fino a tutto ciò che segue per riparare ai danni e dare risposte ai cittadini. Allo stesso tempo, le misure in tema di resilienza idrica ed emergenza climatica adottate a livello europeo devono essere in grado di adattarsi alle necessità dei diversi territori fornendogli gli strumenti adeguati. Per questo l’Emilia-Romagna si fa leader nel creare una piattaforma strategica di regioni europee che sappia raccogliere le diverse istanze e necessità di tutti gli attori coinvolti e che sia d’impatto sui processi decisionali europei.
Il lancio ufficiale dell’alleanza è avvenuto a Bruxelles il 4 marzo 2026.
Le regioni fondatrici sono 18, appartenenti a 9 paesi Ue.
Emilia-Romagna, Assia, Wielkopolska, Occitania, Sud Moravia, Carinzia, Catalogna, Stiria, Bassa Austria, Murcia, Est Macedonia e Tracia, Andalusia, Valencia, Nouvelle Aquitaine, Alta Austria, Paesi Baschi, Fiandre, Isole Baleari, Castilla La Mancha, Provincia Autonoma di Bolzano, Međimurje, Asturie, Estremadura, Toscana, Veneto, Castilla y Leon, Aragona, Bassa Silesia, Opolskie, Centro-Valle della Loira, Alta Francia.
L'alleanza, costruita su base volontaria, aperta e cooperativa, ha una missione chiara: potenziare il ruolo dei governi regionali nell’adottare pratiche e politiche ispirate alla resilienza idrica, alla preparazione alle emergenze e alla sicurezza territoriale, favorendo connessioni all’interno e all’esterno del network e favorire azioni di advocacy.
L’alleanza si è dotata dei seguenti obiettivi:
- Incoraggiare il dialogo fra le regioni e contribuire in modo significativo al processo decisionale europeo;
- Stimolare e consolidare gli investimenti in materia di adattamento e resilienza idrica, contemporaneamente ad una gestione sostenibile delle risorse idriche;
- Accelerare la collaborazione fra le regioni in materia di ricerca e innovazione;
- Promuovere lo scambio di conoscenza fra i diversi stakeholders per consolidare la capacità di impatto;
- Stimolare l’attenzione dei cittadini e l’accountability.
All’attività tecnica dell’Alleanza, partecipano esperti appartenenti a circa 30 regioni UE: sono stati attivati 3 gruppi di lavoro incaricati di elaborare entro l‘estate il piano di attività dell’Alleanza e di proporre iniziative politiche. Un ambito specifico dell’attività sarà dedicato all’implementazione delle strategie UE in materia di resilienza idrica e preparazione ai cambiamenti climatici.
Conclusioni
La resilienza idrica si colloca al crocevia tra crisi climatica e stabilità economica: l’intensificarsi di eventi climatici estremi colpisce direttamente agricoltura, filiere industriali e infrastrutture digitali ad alta intensità idrica. L’acqua diventa così una variabile critica per la competitività e la produttività dell’economia europea. In un’ottica di gestione sostenibile, disponibilità e qualità, la resilienza idrica si trasforma in leva di sovranità e autonomia strategica, permettendo alle regioni di svolgere un ruolo centrale. L’esperienza di European Regions 4 Water Resilience dimostra la volontà degli enti locali e regionali di incidere in modo strutturato sui processi decisionali europei.
Link Utili
- Politiche dell’UE in materia di acqua
- La resilienza idrica rientra negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen
- Raccomandazioni della Commissione relativa ai principi guida dell’efficienza idrica al primo posto

