Trascrizione

Specialmente Pubblici 

Episodio 23 | Marika Colombi – Dirigere l'assistenza


L'introduzione della figura dell'infermiere di comunità risale al 2020, quando la pandemia da Covid-19 era scoppiata da pochi mesi. Da allora, sono trascorsi quattro anni e secondo quanto è riportato dal Ministero della Salute nel 2024, nell'ultimo Rapporto sul personale sanitario, dei circa 9.600 infermieri previsti ne sono operativi a appena 1.464, poco meno del 20%. Le regioni che hanno davvero assunto il personale infermieristico sono solo 10, e la Regione Emilia-Romagna è tra queste.


Specialmente Pubblici è la seconda serie del podcast prodotto da Regione Emilia-Romagna per rafforzare la consapevolezza che il servizio sanitario nazionale e quello regionale sono un patrimonio collettivo di grandissimo valore. Un patrimonio fatto di specializzazioni, di équipe e persone che si distinguono anche per riconoscimenti conseguiti in Italia e all'estero. Donne e uomini che hanno scelto di compiere ogni giorno un passo in avanti per continuare a garantire le migliori cure a tutti, nessuno escluso.


Proseguiamo il nostro viaggio nella medicina territoriale. Oggi incontriamo Marika Colombi, che presso l'Ausl di Ferrara coordina l'organizzazione e lo sviluppo dei servizi infermieristici, ostetrici e tecnico-sanitari.


Marika Colombi, direttrice assistenziale dell’Ausl Ferrara In provincia di Ferrara, per quanto riguarda lo sviluppo delle professioni sanitarie siamo partiti, diciamo, ormai tre anni or sono, con una riorganizzazione che aveva come missione e che ha tutt'oggi l'inclusività, l'integrazione e la rappresentatività nel contesto di una sanità che sta cambiando e che ha sempre più bisogno di essere multidimensionale, multidisciplinare, multiprofessionale.


La figura dell'infermiera sta evolvendo rapidamente, e oggi ha ben poco a che vedere con i vecchi stereotipi. Esercitare questa professione di cura in una società occidentale sempre più anziana, che vede aumentare le aspettative di vita e anche i bisogni di assistenza, richiede ora competenze ampie, molto più sfaccettate.


Colombi Devo dire che in Italia, rispetto ad altri Paesi, i profili delle professioni sanitarie sono molti, sono oltre 20, e questo dà una dimensione della complessità, ma allo stesso tempo della necessaria rappresentatività. Lavorare sull'integrazione di questi profili e lo sviluppo delle competenze per ogni classe di laurea non è un elemento semplice, non è un elemento che si possa, come dire, strutturare senza una buona pianificazione o una buona progettazione.


Ci può raccontare come avete operato, qual è stata l'esperienza compiuta dalla vostra Asl?


Colombi Nel tempo abbiamo costruito prima un assetto di riordino all'interno di una delle due aziende territoriali, l'azienda Usl. Poi, successivamente, un secondo riordino che ha visto anche l'inserimento all'interno di questo contesto di profili professionali nell'ambito della dirigenza sanitaria, dal momento che le professioni sanitarie entrano a pieno titolo nell'ambito dell'inquadramento dirigenziale. E, in ultima analisi, è stato istituito un dipartimento nell'ambito di un processo di integrazione tra due aziende, quindi l'azienda sanitaria territoriale e l'azienda ospedaliero-universitaria.


Quali sono nello specifico le competenze richieste oggi in questa nuova ottica?


Colombi Il dipartimento ha permesso di sviluppare delle aree di responsabilità e di competenza in capo a dirigenti delle singole classi di laurea, che ovviamente rappresenta un valore aggiunto sia per la valorizzazione delle professioni sanitarie, ma anche, soprattutto, per dare le giuste risposte nelle équipe integrate al cittadino e alla popolazione.


Diventare infermiere oggi significa intraprendere un percorso di studi diverso rispetto al passato. È davvero molto impegnativo.


Colombi Molti di noi, come la sottoscritta, hanno intrapreso percorsi di ulteriore specializzazione clinica, master di primo livello piuttosto che master di secondo livello, piuttosto che scuole dirette a fini speciali per la gestione delle unità operative complesse… non si smette mai di studiare in questi ruoli. Chi si occupa di organizzazione, chi si occupa di management, in generale, deve necessariamente mantenere alto il livello di competenze, perché la competenza rappresenta uno dei criteri guida, anche in un momento storico molto particolare, dove coniugare le risorse, l’innovazione, la tecnologia e tutto quello che riguarda la parte, come dire, più di sviluppo digitale, sono sicuramente una sfida assolutamente in linea con i tempi.


Quindi lei fa un lavoro manageriale, non è in contatto diretto con i pazienti nel quotidiano.


Colombi Per completare questa linea strategica la Regione Emilia-Romagna ha introdotto la figura del direttore assistenziale; che non ha una funzione clinica, ma una funzione organizzativa, gestionale, di sviluppo organizzativo e quindi soprattutto di progettazione e pianificazione di quelli che sono i volumi e le finalità delle professioni sanitarie. I volumi intendo in termini di attività per aree specifiche professionali.


Dunque lei pianifica le risorse da destinare alle sale operatorie, ad esempio, o alle Case di comunità, quali sono i turni del personale sanitario… è questo il suo lavoro?


Colombi Il direttore assistenziale collabora con la Direzione generale e la Direzione sanitaria per delineare quelle che sono le linee strategiche, ma soprattutto anche compatibilmente con quelle che sono le risorse disponibili gli obiettivi strategici, le risposte di salute prioritarie calate anche nei contesti territoriali di riferimento.


Cosa serve per poter sviluppare un modello organizzativo come quello da voi adottato? Quali sono le leve su cui agire?


Colombi Le competenze a tutto tondo, dal momento della formazione fino al momento della messa a regime nell'ambito delle attività assistenziali. Abbiamo lavorato molto – e per questo siamo anche stati premiati al Forum PA Sanità – sullo sviluppo del modello dell'infermiere di famiglia e di comunità, che è un modello molto innovativo dal punto di vista della risposta ed è stato anche introdotto da un decreto ministeriale, il 77 del 2022, ma che soprattutto introduce uno sviluppo delle cure territoriali che era molto atteso nell'ambito della sanità, perché da diversi anni avevamo a disposizione gli standard dello sviluppo ospedaliero, quindi il riordino dell'ospedale, ma mancava a completamento anche il riordino dello sviluppo territoriale. E, per quanto riguarda le infermiere di famiglia e di comunità, abbiamo potuto lavorare, forse in anticipo, in piena pandemia.


Secondo lei perché tante altre regioni hanno ritardato l'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia e di comunità?


Colombi Nelle regioni, a livello nazionale, abbiamo uno sviluppo di questo modello molto a macchia di leopardo, perché ci sono alcune regioni che hanno avuto un forte commitment dall'Assessorato e quindi, insomma, sono state date indicazioni puntuali. Altre sono forse un po' più timide, sono state lasciate alla sperimentazione delle singole aziende… devo dire che la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto tutta una serie di approfondimenti e lo sviluppo dell'infermieristica di famiglia e di comunità e ha cercato di fare rete tra le varie aziende; poi è chiaro che un elemento importante è una buona pianificazione, non solo in termini di risorse, ma anche in termini di personale formato, quindi, come dicevo prima, mettere in campo la formazione che inizialmente avevamo previsto esclusivamente a livello aziendale per poi costruire anche un percorso accademico, e quindi ora si lavora anche con l'università. Università, azienda ospedaliera, azienda sanitaria territoriale, lavorano con una progettualità unica per garantire lo sviluppo di questo progetto, di questo modello assistenziale che in questo momento, ha una buona rappresentazione sul territorio, perché lo standard della provincia di Ferrara vede circa il coinvolgimento attivo di 120 infermieri... Siamo a 60 sul territorio, quindi un'ottima rappresentatività che ci ha permesso di costruire anche moltissimi percorsi dall'ospedale di attivazione, dalle degenze, dalle degenze mediche, dalle degenze chirurgiche…


Le segnalazioni per attivare l'infermiere di famiglia vi arrivano quindi dagli ospedali e dagli altri presidi sanitari del territorio.


Colombi È una figura che lavora moltissimo in cooperazione con altri interlocutori del territorio: il fisioterapista domiciliare di comunità, stiamo per partire con l'ostetrica di comunità; quindi popolare il territorio e le case della comunità con professionisti a matrice assistenziale, ma che diventano dei componenti fondamentali dell'équipe nell'ambito del territorio.


La cosa più bella che ha visto accadere nella sua vita professionale.


Colombi Devo dire che una delle situazioni più straordinarie che mi sono trovata a vedere, perché era un giusto connubio tra competenze e caratteristiche personali, è stato il supporto all'interno di un hub vaccinale molto grande era un hub vaccinale all'interno di una zona fiera durante l'epoca Covid dove in linea generale lavoravano oltre 200 professionisti di tutti i profili tra medici, infermieri, amministrativi e volontariato, e dove si processavano al giorno un numero variabile, a seconda dei periodi, dalle 2000 fino alle 4000 vaccinazioni al giorno. Ecco, in questo contesto, quello che mi ha colpito ma che è stato anche un elemento vincente dell'organizzazione è stata la grande cooperazione che tutti hanno saputo mettere in campo. Tutti i profili, ciascuno per la propria area di conoscenza, sono riusciti in realtà a dare un contributo operativo importante per la riuscita della risposta alla popolazione.


Ultima domanda. Come sempre, la sanità pubblica è?


Colombi La sanità pubblica è un bene preziosissimo. Molto spesso forse non è chiaro a tutti, non a tutta la popolazione, di quanto sia importante, di che percorso c'è stato dietro alla costituzione di una sanità pubblica. Quindi, più che “che cos’è”, mi verrebbe proprio da dire che cosa è importante che rimanga in modo saldo e fermo: deve rimanere un sistema universalistico, equo, accessibile a tutti e che dia una garanzia di risposte di salute alla popolazione.


Specialmente Pubblici è un podcast prodotto da Regione Emilia-Romagna. Direzione artistica e voce narrante sono di Mimma Nocelli. Il progetto editoriale è di Homina Comunicazione. Postproduzione e sound design sono di Fonoprint.