L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) opera su mandato della Commissione Europea per produrre analisi epidemiologiche annuali sulla diffusione e l'impatto della Peste Suina Africana (PSA), causata dal virus della PSA (ASFV) genotipo II nell'Unione Europea (UE) e nei paesi limitrofi colpiti. In questo contesto, gli Stati membri dell'UE e i paesi extra-UE che hanno notificato casi di PSA nel 2025 tramite l'ADIS (Animal Disease Information System) sono stati invitati a trasmettere all'EFSA i risultati dei test di laboratorio derivanti dalle attività di sorveglianza e i dati sulla popolazione di suini domestici. Tali dati sono stati analizzati insieme ad altre fonti di informazione, tra cui le notifiche ufficiali di focolai nei cinghiali e nei suini domestici (ADIS), i carnieri nazionali di caccia al cinghiale, le stime sulla loro abbondanza e i dati relativi alle zone sottoposte a restrizione per la PSA.

La situazione attuale e l’efficacia del monitoraggio europeo

La Peste Suina Africana (PSA) torna a far registrare numeri preoccupanti nell’UE. Secondo questo il report epidemiologico annuale, nel corso del 2025 i focolai sono nettamente aumentati sia tra i suini domestici (+76%) sia tra i cinghiali selvatici (+44%) rispetto all'anno precedente.

Con la rilevazione del virus nei cinghiali in Catalogna, la malattia è riemersa in Spagna dopo ben 31 anni di assenza (l'ultimo caso risaliva al 1995), portando a 14 il numero totale degli Stati membri dell'Unione Europea colpiti dall'epidemia. Le analisi genetiche sui casi spagnoli non hanno mostrato una corrispondenza ravvicinata con i ceppi virali attualmente noti in Europa, e l'origine dell'introduzione resta ignota. Un analogo evento di traslocazione isolata del virus è stato intercettato anche in Germania.

Per contrastare l'avanzata della malattia, nel 2025 l'UE ha ricorso a livelli record di monitoraggio, analizzando oltre 518.000 campioni da suini domestici e più di 618.000 da cinghiali. Gli esperti dell'EFSA raccomandano caldamente agli Stati membri di continuare a dare priorità alla sorveglianza passiva (basata sulle segnalazioni di animali malati o morti), che si è dimostrata lo strumento più efficace: ha permesso infatti di intercettare l'84% dei focolai negli allevamenti (grazie ai sospetti clinici) e il 73% di quelli tra i cinghiali. Nello specifico della fauna selvatica, ben il 28% delle 44.578 carcasse di cinghiale testate tramite PCR è risultato positivo (rappresentando il 71% delle notifiche totali nei selvatici), a fronte di appena l'1% di positività riscontrato sugli oltre 531.000 cinghiali regolarmente cacciati.

Allevamenti domestici: l'impennata dei casi e l'effetto Romania

Nel 2025 i focolai negli allevamenti dell'UE sono saliti a 585 (rispetto ai 333 del 2024). Nonostante l'impennata del 76%, il dato complessivo rimane inferiore ai livelli registrati annualmente nel periodo 2018-2023 (con la sola eccezione del 2022). A trainare questa crescita è stata principalmente la Romania, a cui si deve l'81% di tutti i focolai comunitari, seguita da incrementi segnalati in Croazia, Estonia e Lettonia.

Guardando alla tipologia delle strutture colpite, emerge un doppio scenario:

  • Piccoli allevamenti: La stragrande maggioranza dei focolai complessivi (il 91%) si è concentrata in allevamenti con meno di 100 capi.
  • Grandi stabilimenti: Il restante 9% ha comunque interessato aziende di grandi dimensioni, con un impatto economico significativo. Si sono registrati 26 focolai in strutture tra i 1.000 e i 10.000 suini e 11 in macro-allevamenti con oltre 10.000 capi. In queste grandi aziende (37 focolai totali sopra i 1.000 capi), il 65% dei casi è stato individuato con successo grazie al test sistematico settimanale condotto su due suini morti.
Cinghiali selvatici: picco dal 2021, ma tengono le restrizioni

Nel settore della fauna selvatica si è interrotto il periodo di relativa stabilità che aveva caratterizzato il triennio 2022-2024. I focolai tra i cinghiali hanno infatti raggiunto quota 11.036 (erano 7.677 nel 2024), toccando il livello più alto dal 2021.

La Polonia si conferma come area più colpita, registrando quasi un terzo dei casi totali dell'UE (31%), seguita dalla Germania con il 18%. Sul fronte stagionale, diversi Paesi (tra cui Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia) hanno osservato un marcato picco invernale, mentre in altri Stati membri non è emerso un pattern stagionale costante.

Non mancano però le note positive: nel corso dell'anno, campagne regionali di controllo della popolazione di cinghiali hanno dato ottimi risultati nella Repubblica Ceca e nel Sud Italia. Inoltre, nonostante l'aumento complessivo dei contagi, le misure di contenimento hanno retto: l'estensione media delle aree sottoposte a restrizione nell'UE a causa dei focolai domestici è aumentata solo del 2%, mentre la dimensione delle zone rosse combinate (domestici + selvatici) è rimasta stabile sui livelli del 2024.