Il concetto di sicurezza inclusiva si riferisce ad una visione di sicurezza che tenga conto delle categorie di persone aventi particolari fragilità. Nell’articolo, ci si concentra sulla categoria dei migranti, andando ad analizzare i vari stadi dello shock culturale cui essi sono sottoposti. Secondo l’antropologo Oberg, lo shock culturale si costituisce di due fasi: prima la “luna di miele” e poi la fase di “disintegrazione dei riferimenti” che può avere esito positivo come il biculturalismo, o un effetto negativo di crescente frustrazione e ostilità del migrante verso il paese ospitante. L’obbiettivo dello studio è favorire la comprensione e l’integramento di questi  soggetti, evitando la ghettizzazione. Si prendono a riferimento nell’articolo anche vari studi europei, che hanno sicuramente più punti in comune con l’Italia per quello che riguarda le principali provenienze dei migranti: le provenienze più diffuse sono i paesi dell’Est, nord e sud Africa; ci sono poi i cinesi, che però rappresentano una categoria più ghettizzata che poco influisce con le imprese gestite da italiani. Per favorire una integrazione e comprensione della situazione di shock culturale dei migranti non basta abbattere le barriere linguistiche. Sarebbe opportuno introdurre sempre di più la figura degli operatori front line, oltre a istruire i responsabili delle risorse umane delle aziende e i quadri dirigenti sui temi del Diversity Management.

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