Introduzione
Giovedì 21 maggio presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati Istat ha presentato il Rapporto Annuale 2026, giunto alla sua trentaquattresima edizione. Il Rapporto offre un quadro informativo integrato sulle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare in ambito economico, demografico e sociale. L'evento, inoltre, ha avviato le celebrazioni ufficiali del Centenario dell’Istituto nazionale di statistica.
Economia e lavoro
Nel 2025 l’economia mondiale è cresciuta del 3,4%, sostenuta soprattutto dai servizi e dai settori tecnologici. In Europa, la Spagna ha mostrato la dinamica più sostenuta (+2,8%), mentre la Germania si è fermata allo 0,2%. In Italia il Pil è aumentato dello 0,5%, dopo lo 0,8% registrato nel 2024. La crescita è stata sostenuta principalmente dai consumi delle famiglie e dalla ripresa degli investimenti, mentre il contributo della domanda estera è risultato negativo a causa di un aumento delle importazioni superiore a quello delle esportazioni. Le prospettive per il 2026 restano condizionate dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi energetici.
L’occupazione è cresciuta (+0,8%), con un tasso di occupazione salito al 62,5%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1% nella media annua e al 5,2% nel marzo 2026. tali risultati non si accompagnano a un rafforzamento stabile della qualità del lavoro né a un adeguato recupero del potere d’acquisto, che resta inferiore dell8,6% rispetto al 2019. Persistono inoltre forti disuguaglianze territoriali e di genere, che limitano l’efficacia complessiva della ripresa.
L’inflazione media italiana nel 2025 si è attestata all’1,6%, sotto la media dell’area euro. Tuttavia, nel 2026 le tensioni energetiche hanno riportato i prezzi in accelerazione, con l’inflazione salita al 2,8% ad aprile e i prezzi dell’energia aumentati del 9,3%.
Popolazione e società
Sul piano demografico emerge una tendenza ormai strutturale al ridimensionamento e all’invecchiamento della popolazione. Le nascite si attestano a circa 355 mila nel 2025, con un tasso di fecondità tra i più bassi in Europa, mentre la popolazione è scesa in dieci anni da 60,2 a 58,9 milioni di residenti. L’età media ha raggiunto i 47 anni e gli over 65 rappresentano oltre un quarto della popolazione, con implicazioni rilevanti sulla sostenibilità del sistema di welfare e sulla dinamica della crescita.
Prosegue il fenomeno dell’emigrazione qualificata: nel 2024 il saldo tra espatri e rientri dei giovani laureati italiani tra 25 e 34 anni è risultato negativo per circa 21 mila unità.
Il Rapporto evidenzia anche criticità sul versante sociale, con livelli di povertà ancora elevati e una mobilità sociale indebolita, in un contesto in cui le famiglie continuano a sostenere una parte significativa del carico di assistenza.
Le Conclusioni
L’economia italiana ha mostrato capacità di tenuta in un contesto internazionale complesso, ma resta condizionata da debolezze strutturali, in particolare dalla bassa produttività e dalla limitata valorizzazione del capitale umano.
Il documento sottolinea la centralità degli investimenti in istruzione, competenze e innovazione per sostenere la crescita, migliorare l’occupazione e rafforzare il benessere complessivo, evidenziando al contempo che la diffusione delle tecnologie richiede un adeguato sviluppo delle competenze e un’evoluzione dei modelli organizzativi.
Per approfondire
Rapporto annuale 2026 (Versione integrale)
Ultimo aggiornamento: 22-05-2026, 14:39
