L’Emilia-Romagna ha definito una road map verso la nuova Pac articolata in cinque passaggi: il coinvolgimento del partenariato con associazioni, imprese e attori territoriali; la condivisione del quadro socioeconomico regionale; l’attivazione di tavoli tematici e di filiera; la rilevazione dei fabbisogni specifici della pianura, dell’Appennino, delle aree rurali e della costa; infine, la definizione delle misure e delle relative dotazioni finanziarie. L’obiettivo è arrivare alla nuova programmazione mantenendo una forte capacità territoriale di definizione delle priorità e degli strumenti.

La proposta della Regione si articola attorno ad alcuni punti prioritari: certezza delle risorse europee e flessibilità nella loro attuazione, capacità di programmazione delle Regioni, sostegno agli investimenti e alle filiere, una rete europea di sicurezza per affrontare crisi climatiche e di mercato e una semplificazione concreta per le imprese. Sul piano della concorrenza, la Regione chiede che il cofinanziamento nazionale obbligatorio non produca squilibri tra gli Stati membri legati alle differenti capacità dei bilanci pubblici. Tra le proposte anche il rafforzamento delle Organizzazioni comuni di mercato, per favorire l’aggregazione dei produttori e aumentarne la forza contrattuale lungo la filiera, la conferma degli aiuti agli investimenti per la trasformazione e la commercializzazione e alle infrastrutture rurali e la possibilità di prevedere interventi specifici per le filiere strategiche.

Sul fronte della governance, l’obiettivo è preservare una reale autonomia nella definizione e nella modulazione degli interventi, confermando il ruolo delle Autorità di gestione e salvaguardando competenze e operatività. Una programmazione vicina alle imprese e ai territori, capace di indirizzare le risorse sui diversi fabbisogni locali e garantire al tempo stesso tempestività ed efficienza della spesa.

Di fronte alla crescente frequenza di eventi climatici estremi, emergenze sanitarie e crisi di mercato, si punta a costruire una rete europea di sicurezza, superando una gestione prevalentemente ex post delle emergenze: un quadro strutturale con risorse dedicate, strumenti preventivi e tempi di attivazione più rapidi per tutelare il reddito e la continuità delle imprese agricole e della trasformazione. Una necessità resa evidente anche dall’andamento di alcune produzioni regionali: tra il 2021 e il 2025 le superfici coltivate a patate sono diminuite del 40%, quelle a pesche e nettarine del 24%, a pere del 22% e a kiwi del 10%, in un contesto segnato da cambiamento climatico, fitopatie e riduzioni delle rese.

Infine, la semplificazione, che dovrà tradursi in una riduzione effettiva dei tempi e dei costi amministrativi per aziende e uffici. Tra le proposte, l’interoperabilità tra le banche dati regionali, nazionali ed europee per eliminare duplicazioni nei controlli; un maggiore utilizzo delle opzioni di costo semplificato; controlli proporzionati al rischio effettivo e regole certe definite con adeguato anticipo./