Salta al contenuto

Introduzione

“Una società si misura anche sul livello di umanità con cui sa garantire la detenzione. Alla Dozza, come in tante altre carceri, è urgente che il governo affronti il tema del sovraffollamento, inaccettabile, e che dia risposte per migliorare le condizioni delle persone detenute e degli operatori della polizia penitenziaria. È necessario farlo e noi siamo disponibili a collaborare”.

Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, a seguito della visita  alla Casa Circondariale di Bologna, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in Agosto”, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane. Al sopralluogo hanno preso parte anche l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e l’assessora comunale al Welfare e Sicurezza urbana integrata, Matilde Madrid, accompagnati dal responsabile dell'Osservatorio Carcere della Camera Penale di Bologna, Luca Sebastiani, dal presidente della Camera Penale di Bologna, Nicola Mazzacuva, e da una delegazione della magistratura. Nel corso dell’iniziativa, si è tenuto un incontro con la direttrice della Casa Circondariale, Rosa Alba Casella.

La struttura conta 505 posti regolamentari, mentre le persone detenute sono ad oggi oltre 800. Per quanto riguarda l’impegno della Regione, sono più di 4,4 milioni di euro le risorse stanziate dalla Giunta regionale per sostenere attività e servizi nelle carceri sul territorio regionale. Di questi, 2,278 milioni di euro per finanziare percorsi formativi all’interno degli Istituti, finalizzati allo sviluppo delle competenze delle persone detenute. Per dare risposta, invece, all’inserimento lavorativo e ai bisogni abitativi sono stanziati 2,141 milioni.

“Siamo riconoscenti alle Camere penali per questa iniziativa– prosegue il presidente de Pascale-; è stato un momento molto utile di confronto tra le istituzioni, la direzione del carcere e l’autorità giudiziaria, che voglio ringraziare per la sensibilità. Il tema principale è quello del sovraffollamento, con condizioni di caldo impegnative, stanze concepite come singole che ospitano stabilmente due persone: è inaccettabile. Prima di intervenire con tutte le altre politiche, è assolutamente necessario che il governo si adoperi per ridurre il sovraffollamento. Poi, tutti ci sentiamo chiamati in causa nel garantire servizi fondamentali, che però ad oggi sono studiati per i numeri che il carcere dovrebbe avere, e non per i numeri reali. Vale per i servizi sanitari, la dotazione di personale, l’offerta di percorsi di reinserimento nel territorio durante la detenzione e a fine pena, un momento che per molti è drammatico, perché non corrisponde alla ‘ripresa della vita’, ma continua a essere segnato da tanti problemi. Non ci sentiamo solo di puntare il dito, ma anche di essere parte attiva nel migliorare le attività e i servizi in cui il territorio può collaborare. Come Regione– ricorda il presidente- finanziamo i corsi di formazione professionale, che sono aumentati e si sono qualificati; vogliamo ragionare sul tema dell’abitare che è molto complesso, perché ci sono progetti d’impresa innovativi ma vanno estesi nei numeri”.

“Anche durante questa ultima visita, è emerso come diversi problemi siano connessi alle persone senza regolare permesso di soggiorno, tanti detenuti sono in questa condizione. Il paradosso è che mentre sono in carcere possono lavorare, una volta finito il periodo di detenzione, se hanno fatto un percorso di inserimento lavorativo in un’impresa, devono essere licenziati perché diventano di fatto lavoratori irregolari. Sarebbe più efficace se il governo, invece di fare continuamente polemica, si occupasse dei veri problemi e di aggiornare le normative”, conclude de Pascale.

“Oggi il carcere è un luogo di degrado e alienazione in cui, a causa del sovraffollamento e delle pessime condizioni igieniche, la possibilità di rieducare i detenuti e di reinserirli nella società rimane lettera morta- aggiunge l’assessora Conti-. Dobbiamo fare in modo che i principi costituzionali siano vivi in questi luoghi, ma il sovraffollamento e l’ambiente malsano (ricordo la sezione rimasta senz’acqua per giorni con le temperatura che nelle celle superavano i 40 gradi) continua a essere una delle criticità più gravi del sistema penitenziario: rende più difficili le condizioni di vita delle persone detenute insieme a quelle della polizia penitenziaria che vive una gravissima sindrome di ‘prigionizzazione’ e svolge un lavoro usurante e delicatissimo. In queste condizioni, il lavoro degli operatori e la costruzione di percorsi efficaci di reinserimento è totalmente compromesso. È una situazione che abbiamo denunciato anche al ministero e sulla quale continueremo a chiedere interventi concreti. Ma in questo anno e mezzo la Regione non è rimasta a guardare. Abbiamo ottenuto un rafforzamento del personale in alcuni contesti, acquistato ventilatori e condizionatori mobili e coinvolto il terzo settore in ulteriori interventi, soprattutto alla Dozza- prosegue l’assessora-. E soprattutto abbiamo investito sul dopo: oltre 4,4 milioni di euro per AMA-DE e AMA-ES, destinati alla formazione professionale e a percorsi di lavoro e abitativi per favorire il reinserimento. Tutto questo non risolve il sovraffollamento, che richiede anche risposte nazionali e interventi strutturali. La Regione continuerà però a fare la propria parte, perché dignità, reinserimento e sicurezza della comunità sono strettamente legati. La visita di oggi serve a verificare ciò che è stato fatto, ascoltare chi vive il carcere ogni giorno e capire dove dobbiamo ancora intervenire”.

“Le condizioni detentive a Bologna, purtroppo, sono in peggioramento, al pari dei principali istituti penitenziari italiani– dichiara Luca Sebastiani- con un tasso di sovraffollamento che sfiora il doppio della capienza regolamentare, e con condizioni igienico-sanitarie precarie. È nostro dovere denunciare che parliamo di condizioni detentive ai margini della legalità, in quanto non rispettano i principi costituzionali e della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che parlano di umanità della pena, rieducazione della pena e dignità della persona umana. Così come ricordare che il carcere deve essere inteso ed utilizzato come extrema ratio. Ritengo la visita particolarmente produttiva perché è stata anche l'occasione di un confronto tra la direzione del carcere, l'avvocatura, le istituzioni locali e la magistratura, alla ricerca di soluzioni condivise che possano superare queste mancanze e concretamente contribuire a migliorare una situazione non più rinviabile. È proprio su questo fronte– conclude Sebastiani- che, nelle prossime settimane, continueremo a lavorare e a mantenere alta l'attenzione, poiché le condizioni drammatiche in cui vivono i detenuti e lavorano gli operatori sono inaccettabili e dunque non più rinviabili”.

Ultimo aggiornamento: 24-08-2026, 17:53