Il Comune in comune?

Vista da vicino del 3 dicembre 2012

Fondere 5 comuni in uno solo, mettendo "in comune" le risorse e razionalizzando le spese della macchina burocratica? All'indomani del referendum in 5 Comuni della Valsamoggia, che ha interessato Monteveglio, Bazzano, Crespellano, Savigno e Castello di Serravalle e che ha registrato un parere favorevole da parte del 51,46% dei cittadini, con 3 comuni su 5 orientati sul sì al progetto, si approfondisce il tema della fusione dei comuni, che sarebbe il primo caso in Italia, cercando di capire se e in che modo rappresenti una opportunità per i cittadini. Attraverso interviste al costituzionalista Augusto Barbera, alla vicepresidente della Regione Simonetta Saliera e al sindaco di Monteveglio Daniele Ruscigno viene analizzata la questione, su cui la parola definitiva spetta ora a sindaci, partiti e Assemblea legislativa regionale, portando in primo piano i temi della semplificazione della burocrazia, dei costi di gestione degli organi istituzionali, del mantenimento della qualità dei servizi, della razionalizzazione delle risorse e della partecipazione dei cittadini ai processi di riforma istituzionale.

 

Trascrizione

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Eliminare gli sprechi, ridurre le spese per la pubblica amministrazione, razionalizzare l'uso delle risorse, semplificare la burocrazia, poter incidere davvero sul processo democratico. Se in un'Italia che barcolla questi possono sembrare dei sogni irrealizzabili, il possibile cambiamento si scopre invece andando a guardare cosa succede nel particolare, a livello di piccoli centri, dove la politica e la gente non sono cose lontane. Il 25 novembre i cittadini di 5 comuni della Valsamoggia, nel bolognese, Crespellano, Bazzano, Castello di Serravalle, Monteveglio e Savigno hanno espresso il loro parere sulla proposta di fusione in un Nuovo Unico Comune, il primo caso in Italia, nel referendum consultivo. In media, circa un elettore su due ha votato per il referendum: il 51, 46 % dei votanti si è espresso complessivamente per il sì alla fusione che, nel dattaglio, ha ricevuto parere favorevole nei comuni di Castello di Serravalle, Crespellano e Monteveglio e sfavorevole a Bazzano e Savigno. Un risultato che la Vicepresidente della Regione Simonetta Saliera, che ha fortemente sostenuto il progetto per i suoi contenuti di innovazione e rispondenza alle esigenze reali dei territori, ha commentato come positivo, come buon risultato su cui vale la pena di impegnarsi, sottolineando come ora la parola definitiva passi a sindaci, partiti politici e in ultima istanza all'Assemblea legislativa regionale. Per quali motivi sarebbe in effetti una opportunità per i cittadini?

Simonetta Saliera - vicepresidente Regione Emilia-Romagna
Riuscire a mantenere i servizi, la qualità dei servizi e diminuire tutto ciò che sono le spese di funzionamento, dalle spese degli organi istituzionali, dalle spese del mantenimento di una ragioneria, di un ufficio tributi, di un ufficio tecnico e tutto ciò che si rispermia nel funzionamento poterlo riversare nei servizi di cui hanno bisogno i cittadini nella loro quotidianità. La Regione rafforza qui sistemi incentivando: penso possa essere una reale alternativa all'immobilismo e alla decrescita continua dei servizi pubblici. Il nostro sistema istituzionale a livello italiano non regge più con più di 8 mila comuni, più di 600 province, dal basso possiamo provare a fare la nostra parte, ma avendo a cuore il futuro dei nostri figli.

Augusto Barbera, Costituzionalista
Ma io ritendo che sia una opportunità importante per due motivi: uno intanto per le popolazioni locali, perché in questo modo hanno la possibilità di ridurre i costi di gestione e quindi aumentare le risorse a disposizione per gli investimenti, avranno a disposizione delle risorse dalla Regione e dal Ministero degli interni, 18 milioni di euro in 10 anni, e sranno esentati dai vincoli del patto di stabilità per due anni e quindi una notevole risorsa per le popolazioni locali. Ma io gli do anche una valenza generale, cioè una riforma dal basso, voluta appunto dai sindaci, voluta dalle popolazioni locali ma che si muove verso una tendenza generale, cioè quella di riformare e riordinare lo stato. Un comune raggiunge il massimo dei benefici organizzativi quando supera i 15 mila abitanti: dopo i 60 mila abitanti i costi aumentano, quindi in questo caso saremmo proprio nel limite corretto, migliore. Si tratta di mettere insieme delle comunità e io posso capire che ci può essere da parte dei più anziani la perdita di un'abitudine, però bisogna guardare in avanti: questa inversione di tendenza che parte dalla regione Emilia-Romagna può essere un esempio di buona amministrazione e di buona politica.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
E' capace l'Italia dei campanili di mettere da parte i personalismi e guardare all'interesse comune dei cittadini di territori con esigenze simili?

Daniele Ruscigno, sindaco di Monteveglio
Noi è circa ventanni che lavoriamo insieme come 5 amministrazioni della Valsamoggia, prima come comunità montana, poi come Unione dei Comuni, una delle primissime della regioen Emilia-Romagna e quindi dopo questo periodo arrivare all'ottimizzazione massima che è quella della massima gestione associata possibile che è quella della appunto unificazione delle nostre amministrazioni.
Per il cittadino di fatto all'atto pratico cambia poco o nulla nel senso che i servizi rimangono sul territorio, gli sportelli rimangono aperti come sportelli del cittadino e quindi il cittadino andrà a richiedere i servizi alla pubblica amministrazione esattamente come adesso, quello che andiamo a ridurre è lo spreco derivante dalla enorme burocrazia della pubblica amministrazione: un comune piccolo come Savigno ha di fatto gli stessi adempimenti del Comune di Bologna. Noi vogliamo che l'euro di tasse che il cittadino paga verso la pubblica amministrazione sia impiegato per la maggior parte in servizi e non nel fare carte bollate e carta. Le comunità non perderanno la loro storia, anzi l'esatto contrario. Attualmnete non abbiamo le risorse per valorizzare il patrimonio storico artistico del nostro territorio: il nuovo Comune avrà invece la possibilità di valorizzarle dal punto di vista turistico, agricolo e quindi abbiamo la possibilità col nuovo comune di evidenziare e valorizzare le singole identità locali. Con questo tipo di soluzione noi riusciamo ad attuare quella che è una vera spending review dal basso, ossia possiamo mantenere i servizi e ridurre la pressione fiscale senza aumentare le tasse.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Indipendentemente da quello che sarà il percorso della possibile fusione in Val Samoggia dopo il referendum, dalla Regione Emilia Romagna arriva uno stimolo alla riflessione verso l'innovazione istituzionale e verso processi di riforma corrispondenti alle mutate condizioni della vita reale dei territori, che può essere un esempio anche per altri.

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pubblicato il 2012/12/03 01:00:00 GMT+2 ultima modifica 2018-03-15T18:00:14+02:00

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