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Ricostruzione. Riapre al culto il Duomo di Santa Maria Maggiore di Mirandola (Mo). Il recupero e i lavori di messa in sicurezza finanziati dalla Regione con 6,2 milioni di euro. Bonaccini: “Traguardo che è di tutti. E’ sull’impegno condiviso per veder rinascere un luogo così importante che si misura la forza della comunità locale e di quella regionale”

Domani, sabato 21 settembre, alle ore 18 la cerimonia ufficiale e la Messa solenne per la riapertura dell’edificio religioso che sette anni fa venne gravemente danneggiato dal sisma. Sono 286 le chiese aperte a cui si aggiungono 63 edifici per i quali si stanno ultimando i lavori

20/09/2019 14:25

Bologna - Dopo sette anni torna alla città un luogo di culto, ma anche un importantissimo bene artistico e architettonico, centrale per la comunità locale e regionale. Sarà inaugurato domani, sabato 21 settembre alle ore 18, a Mirandola, nel modenese, il Duomo di Santa Maria Maggiore lesionato gravemente dal sisma del 2012. Conclusi i complessi lavori di consolidamento, miglioramento sismico e restauro, il Duomo sarà riaperto al culto con una messa solenne celebrata dal vescovo emerito della Diocesi di Carpi, monsignor Francesco Cavina, alla presenza del presidente della Regione e commissario delegato alla Ricostruzione, Stefano Bonaccini, dell’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi e delle autorità locali.

L’intervento di miglioramento sismico e restauro è stato completamente finanziato con risorse della struttura commissariale regionale per 5 milioni e 397 mila euro. Il Duomo, tra il 2012 e 2013, è stato anche oggetto di opere provvisionali e interventi urgenti di messa in sicurezza per quasi 815 mila euro garantendo la salvaguardia dell’edificio. Complessivamente, le risorse investite sull’edificio religioso principale di Mirandola arrivano a circa 6,2 milioni di euro.

“E’ anche sull’impegno di tutti per veder rinascere un luogo così importante che si misura la forza della comunità locale e di tutta quella regionale - afferma il presidente Bonaccini -. Veder ripartire i centri storici, a cominciare proprio da monumenti e chiese, è l’obiettivo che ci siamo dati in questa fase finale della ricostruzione, dopo aver praticamente completato quella di abitazioni, scuole e imprese. Riportarli a piena vita e farlo insieme vuol dire ricucire fino in fondo l’anima e l’identità dei nostri territori. E questa inaugurazione è importante anche perchè diamo testimonianza del buon lavoro di squadra svolto da istituzioni, tecnici, sindaci, amministratori e istituzioni religiose. Collaborare su un obiettivo condiviso permette di raggiungere questi risultati, che, lo ripeto, sono di tutti, a partire dai cittadini di queste terre che non si sono mai fermati un minuto”.

Opere pubbliche e chiese
I Piani delle opere pubbliche e dei beni culturali (municipi, teatri, strutture di bonifica, ospedali, edifici a uso pubblico, storici ed edifici religiosi) comprendono 1.659 interventi per quasi 1,4 miliardi di euro. La maggior parte degli interventi (1.227) sono finanziati da risorse che provengono da fondi del Commissario, mentre gli altri interventi (432) sono finanziati da assicurazioni, donazioni e risorse proprie degli enti locali.

Per gli edifici di culto danneggiati sono stati stanziati 315 milioni di euro, di cui 273 milioni provenienti da fondi del Commissario e 42 milioni provenienti da assicurazioni, donazioni e risorse proprie delle diocesi. Guardando allo stato di attuazione, risultano aperte 286 chiese, mentre per altre 63 i lavori sono in corso e se ne attende quindi la riapertura entro poco tempo. Per i rimanenti interventi sono in corso le progettazioni o sono in fase di approvazione. Inoltre, nei mesi successivi alle scosse erano stati subito riaperti al culto 64 chiese (con una spesa di oltre 15 milioni di euro) con interventi di messa in sicurezza: per assicurare la continuità di culto erano stati realizzati 15 edifici provvisori con una spesa di quasi 4 milioni di euro.

L’intervento sul Duomo
Il progetto di restauro e miglioramento sismico del Duomo di Santa Maria Maggiore, chiesa e campanile, è stato curato dallo Studio Comes di Sesto Fiorentino, in particolare dall’architetto Carlo Blasi e dall’ingegner Susanna Carfagni. Il restauro si è svolto sotto la supervisione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna e province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Tra i principali interventi eseguiti lo smontaggio delle porzioni di copertura e di muratura rimaste, con il recupero dei materiali preesistenti; il raddrizzamento delle pareti nonché, la ricostruzione e il consolidamento di pareti e volte; la realizzazione di una nuova copertura sulla navata centrale con capriate in legno e acciaio e tavolato microlamellare; il consolidamento di volte, murature e coperture con tiranti metallici; il consolidamento del campanile con fasciature in fibra di vetro e cavi di acciaio; il restauro di superfici interne e intonaci; il restauro di archi ed elementi in muratura esterni del campanile; il rifacimento della parte alta della facciata; la realizzazione di nuovi impianti, fra cui quello di riscaldamento a pavimento.

La storia
La chiesa di Santa Maria Maggiore ha un impianto originario tardo-gotico. Fautori della costruzione furono Giovanni e Francesco I Pico. Iniziata verso il 1440, venne portata avanti da Giovan Francesco I Pico e nel 1470 dai fratelli Galeotto e Anton Maria. Varie modifiche e restauri, ultimati nel 1885, comportarono la ricostruzione dell’attuale facciata in forme quattrocentesche e pseudo-rinascimentali. L’interno era a tre navate con volte a crociera costolonate e conservava pregevoli dipinti, affreschi e monumenti funebri, fra cui due preziose ancone lignee dorate opere della scuola di Paolo Bonelli e due pale d’altare di Sante Peranda. Il campanile è alto 48 metri. La parte inferiore è tardo-quattrocentesca.

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pubblicato il 2018/01/02 19:14:04 GMT+2 ultima modifica 2018-09-17T16:52:50+02:00

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