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Il presidente Bonaccini ricorda Roberto Ruffilli: “La centralità del cittadino e le riforme per rafforzare la rappresentanza democratica, la sua lezione è più attuale che mai”

Il presidente della Regione ha accompagnato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nella sua visita a Forlì, a trent’anni dall’omicidio compiuto dalle Brigate Rosse: “Rimane viva la memoria di quel barbaro omicidio, in una terra, l’Emilia-Romagna, che ha pagato un prezzo altissimo al terrorismo”

16/04/2018 14:40

Bologna – “L’azione riformatrice del professor Ruffilli è oggi più attuale che mai. Così come viva è la memoria di quel barbaro omicidio compiuto dalle Brigate Rosse, in una terra, l’Emilia-Romagna, che aveva già pagato, e avrebbe purtroppo continuato a pagare anche in futuro, un prezzo altissimo sul fronte del terrorismo. Ma che ha saputo sempre trovare nel Dna democratico di questi territori un ostacolo netto al delirio della violenza”.  

Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ricorda Roberto Ruffilli, il professore e senatore della Democrazia Cristiana ucciso il 16 aprile 1988 da un comando terroristico brigatista nella propria casa, a Forlì. Città che oggi, nella giornata di commemorazione in onore del senatore, ha ricevuto la visita dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, accompagnato dal presidente Bonaccini, dal prefetto di Forlì-Cesena, Fulvio Rocco de Marinis, dal sindaco, Davide Drei, e dal presidente della Fondazione Ruffilli, Pierangelo Schiera.  

“Una democrazia ‘governante’, che fosse figlia dell’impegno attivo dei cittadini. Cittadini che non dovevano essere una semplice comparsa nei meccanismi del governo del Paese, ma gli interpreti principali. Questo- aggiunge Bonaccini- era il disegno riformatore che aveva in mente Ruffilli; un progetto che avrebbe dovuto accompagnare il Paese verso un ulteriore salto di qualità della rappresentanza democratica, introducendo una stagione di riforme costituzionali. Ecco, oggi la sua lezione, la centralità del cittadino rimane come un faro. E noi, come rappresentanti delle istituzioni, siamo chiamati a raccoglierne l’eredità”. 

Un impegno che l’Emilia-Romagna ha provato concretamente a tradurre in realtà, attraverso il Patto con il lavoro, firmato nel 2015. “Un Patto con cui abbiamo voluto condividere con tutte le componenti della società regionale linee strategiche, azioni e strumenti capaci di generare un nuovo sviluppo per una nuova coesione sociale- ricorda il presidente-. Firmando questo documento ognuno di noi ha assunto impegni e responsabilità rispetto a un percorso comune, con l’obiettivo prioritario di creare nuova e buona occupazione”. /EC

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pubblicato il 2018/01/02 19:14:04 GMT+2 ultima modifica 2018-01-29T17:28:23+02:00

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