Una storia, unica come tante

Vista da vicino del 30 gennaio 2012

Il salvataggio di 38 ebrei, nascosti per 377 giorni, e gli eroi che riuscirono nell'impresa. E' la vicenda, scritta nel libro "Un cammino lungo un anno" dedicato al primo italiano cui è stato riservato un albero nel bosco dei Giusti di Gerusalemme, onore concesso dallo Stato di Israele a chi si è prodigato per la causa degli ebrei nel corso dell'Olocausto. Il libro, pubblicato con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna, ha ricostruito la storia dell'albergatore di Bellaria Ezio Giorgetti che, con l'aiuto del maresciallo Osman Caruglio, scelse di non restare indifferente al destino di 38 profughi ebrei slavi, evasi dal campo di internamento di Treviso, e riuscì a sottrarli all'arresto fino al giorno della liberazione da parte degli alleati. Una storia di un Italia minore che è, però, quantomai attuale ed emblematica nel mondo di oggi, travagliato da problemi di convivenza tra culture ed etnie.

 

Trascrizione

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Secondo i vecchi maestri la prima regola per chi voglia fare il cronista è di munirsi di un buon paio di scarpe, perchè una storia si ricostruisce passo passo sul posto, mettendo insieme pazientemente notizie e testimonianze.
Stiamo andando al museo ebraico di Bologna dove viene presentato un libro che è stato scritto proprio in questo modo e che racconta del primo italiano cui è stato riservato un albero, un carrubo, nel Bosco dei Giusti a Gerusalemme, riconoscimento dello Stato di Israele a chi si è prodigato per la causa degli Ebrei durante l'Olocausto.
E' uno dei tanti eventi che si svolgono attorno alla giornata del 27 gennaio, ricorrenza della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz: il Giorno della Memoria.
E' un libro su eroi improbabili e schivi, ma eroi comunque: l'albergatore di Bellaria Ezio Giorgetti e il maresciallo Osman Carugno, grazie ai quali 38 profughi ebrei provenienti da Zagabria furono nascosti e salvati.

Vittorio Emiliani, giornalista
Un albergatore che non è neanche antifascista, è afascista al massimo. Un maresciallo dei Carabinieri meridionale che sente ancora il senso dello stato, di dover aiutare la gente in difficoltà.

Emilio Drudi, Autore del Libro
Giorgetti arriva d'istinto a voler proteggere questo gruppo di Ebrei. Quando scopre che sono ebrei, dopo 5 o 6 giorni che li ha in albergo, lui non se la sente di mandarli via e lì nasce tutta la sua storia, fatta anche di tentennamenti, di indecisioni ma alla fine sente che rimanere indifferente l'avrebbe reso complice. Il maresciallo Carugno dopo l'8 settembre resta a Bellaria come comandante della stazione dov'era, come punto di riferimento per il paese e prende immediatamente contatti con la resistenza. Nasce così questo tandem tra Giorgetti e Carugno che dura 13 mesi.

Vittorio Emiliani, giornalista
Un momento di grande coraggio perché in romagna in quel periodo la guerra civile è durissimo, crudele, c'è stata una reazione al nazifascismo molto forte a livello popolare e politico e quindi la repressione nazifascista è veramente dura e crudele.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
In questo contesto Giorgetti e Carugno nascosero i 38 ebrei per 377 giorni, rischiando galera e fucilazione, alternando al coraggio quotidiano la fantasia per superare i problemi che si verificavano.
Chi c'era, come la figlia del maresciallo è qui per testimoniare l'atmosfera cupa del momento, ma anche la gioia che ne è seguita

Maria Carugno, figlia del maresciallo
Per anni anche dopo la fine del conflitto quando loro sono ritornati in patria liberi, venivano ogni anno a trovarci, d'estate, e allora noi, ricordo la mamma che preparava il the con i biscotti perchè dovevano venire gli amici ebrei. E quindi si è consolidato questo legame, profondamente, nel tempo.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
E c'è' anche chi viveva a Pugliano, il paesino del Montefeltro le cui famiglie ospitarono i profughi nell'ultimo periodo.

Luigi Grassi, testimone
Fino all'ultimo, alla fine della guerra non erano stati scoperti e siamo andati anche all'azzardo: se scoprivano
quelle cose lì ci ammazzavano tutti. E allora quando è stato sull'ultimo si sono dichiarati: siamo ebrei, abbiamo avuto fortuna e vi ringraziamo tanto dell'ospitalità

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Una piccola storia, lontana nel tempo, in un'Italia minore; eppure oggi la regione Emilia Romagna ne ha voluto fare un libro, perché questa vicenda è più che mai attuale.

Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura Regione Emilia-Romagna
Noi siamo soliti ricordare il male, perché giustamente dobbiamo fare questo esercizio della memoria. Però è importante anche fare memoria del bene e cioè di chi anche di fronte a tragedie, di fronte a fasi della storia difficili, complicate, ha avuto il coraggio di dire no, questo non si può fare. Chi ha avuto il coraggio di farlo in qualche modo esprime anche un senso di etica civile e morale di cui noi abbiamo un gran bisogno di recupero anche in questa fase.

Vittorio Emiliani, giornalista
E' un fatto, sono fatti, sono avvenimenti, sono cose accadute, sono rapporti umani che si sono realizzati, in questo caso felicemente e quindi sempre attuali in un mondo che ha costruito nuovi ghetti mentali, intellettuali, culturali, che vanno rotti anche questi.

Emilio Drudi, Autore del Libro
Il rifiuto dell'ingiustizia: è questo il grande messaggio che ci viene, un messaggio attualissimo oggi. Questo mondo globalizzato avrebbe dovuto abbattere le barriere, invece sta creando enormi problemi di convivenza. Ci stiamo creando lo stesso tipo di immaginari che sono quelli che hanno perseguitato gli ebrei per duemila anni.
Pensiamo a quello che si ritiene dei rom, degli immigrati, dell'Islam; ecco noi, sull'esempio di Giorgetti e Carugno , dovremmo riuscire a vincere questi immaginari

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
La storia è quella che va sui libri di scuola ma è anche quella che va sui libri come quello che è stato presentato oggi o che talvolta nemmeno ci va.
E' sempre, comunque, storia di persone, del loro quotidiano e delle loro emozioni; di ciò che è stato e, a volte, persino di ciò che avrebbe potuto essere.

Luigi Grassi, testimone
Il dottor Muti c'aveva la moglie e la figlia. La figlia era una ragazzina, come me, molto brava: abbiam ballato insieme e mi piaceva anche. Forse sarebbe stata anche disposta, però la lontananza ci ha diviso. E' proprio così: la storia è questa.

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pubblicato il 2012/01/30 00:00:00 GMT+1 ultima modifica 2018-03-15T17:00:15+01:00

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