Senza differenze non c'è uguaglianza

Vista da vicino del 29 ottobre 2012

È ancora attuale il tema degli stereotipi di genere, della rigida distinzione di ruoli tra uomini e donne, dei luoghi comuni legati ai due sessi? Una ricerca recentemente presentata rivela come non siano per nulla superate queste tematiche, ma anzi drammaticamente attuali. Lo studio, curato da ricercatrici del Centro Studi sul Genere e l'Educazione dell'Università di Bologna, ha interessato direttamente genitori, educatori, insegnanti e nonni, coinvolti in colloqui e compilazione di questionari che hanno fornito un quadro per nulla rassicurante, che vede gli stereotipi di genere già presenti in famiglia ben prima dell'impatto dei bambini con i mass media. La Regione Emilia-Romagna porta avanti un progetto nelle scuole per contrastare la formazione di luoghi comuni e spingere alla riflessione ed ad una maggiore consapevolezza insegnanti e ragazzi. Un esempio l'esperienza svolta all'ITC Rosa Luxemburg di Bologna che ha consentito di vedere sul campo il tipo di lavori e progetti sviluppati nelle classi. L'intervista all'assessore alle Pari opportunità della Regione Emilia-Romagna Donatella Bortolazzi.

 

Trascrizione

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
E' ancora attuale il tema degli stereotipi di genere, della rigida distinzione tra i ruoli di uomini e donne, dei luoghi comuni legati all'uno e all'altro sesso, della loro rappresentazione?
Un seminario dedicato, una sala piena di persone, e la presentazione di una ricerca dedicata all'argomento suggeriscono che l'argomento è tutt'altro che superato
Ci spiegano che la ricerca ha raccolto i pareri di educatori ed educatrici, insegnanti, genitori e nonni, con quasi 300 questionari rivolti alle famiglie e 500 agli educatori, con incontri, focus group sull'intero territorio regionale.
Ne emerge una realtà complessa, in cui gli stereotipi permangono e sorprendentemente iniziano ben prima dei condizionamenti tipici dei mass media, ma come frutto dell'educazione in famiglia e a scuola

Stefania Lorenzini, ricercatrice Università di Bologna Centro Studi sul Genere e l'Educazione
Il primo passo è diventare consapevoli dello stereotipo di cui ognuno di noi può essere portatore; abbiamo sì delle differenze legate al fatto che si tratti di maschi o di femmine, ma abbiamo anche molti molti elementi di similitudine: bamini e bambine sin dalla più tenera età amano giocare con gli stessi giocattoli, con gli stessi giochi, amano giocare a giochi o giocattoli che sono ritenuti anche più tipici dell'altro sesso.
Le limitazioni al gioco dei maschi sembrano essere prevalentemente ricondotte alla paura dell'omossessualità, che porta a degli attacchi offensivi non solo al mondo gay ma ad un insieme di caratteristiche che sono ritenute femminili e che si riciede che siano allontanate dall'identità maschile in costruzione. Dei segnali di aprtura e di trasformazione rispetto ad un passato anche recente ci sono: pluralizzare la possibilità di giocare con cose differenti a nostro avviso è un aspetto positivo.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Ecco spiegato dunque l'impegno della regione emilia romagna sul tema degli stereotipi di genere e in generale sulle tematiche delle pari opportunità, un lavoro che ha radici lontane e che guarda alla cultura e all'educazione come gli strumenti piu' validi per il cambiamento.

Donatella Bortolazzi, Assessore Pari Opportunità Regione Emilia-Romagna
Abbiamo coinvolto tanti ragazzi, tante scuole, abbiamo avuto al nostro fianco l'ufficio scolastico regionale, l'Università come in questo caso e tutto questo lavoro, questo percorso ci ha dato la conferma che è fondamentale ripartire da un approccio di tipo culturale nella visione delle politiche sulle pari opportunità.
Gli stereotipi di genere sono un pochino abiti che ci vengono confezionati su misura quasi inconsapevolmente a partire dalla prima infanzia. Vanno combattutti perché alla fine possono causare danni molto seri anche nelle relazioni, non soltanto sociali e interpersonali ma anche nello sviluppo della comunità e della collettività.
Stiamo tornando indietro e quindi il problema esiste, va presidiato, bisogna parlarne, laorarci sorpa, cercare di dare il nostro contributo affinchè la parità di genere diventi sempre più vicina, perché non c'è, non esiste, ce lo dicono i dati, ce lo dicono le statistiche, forse non c'è più neanche la volontà che questo avvenga e invece bisogna continuare questo lavoro con costanza, insistenza e determinazione.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
La scuola. Il luogo dove i nodi della prima educazione vengono al pettine e dove è ancora possibile metterli in discussione.
Non è un caso che sia il terreno scelto per le iniziative e i progetti dedicati all'argomento.

Graziella Giorgi, insegnante ITC Rosa Luxemburg
In genere i ragazzi hanno esigenza di parlare di queste cose, accolgono queste sollecitazioni perché proprio c'è un bisogno di affrontarle; difficilmente troviamo uno spazio di rielaborazione, cosa di cui i ragazzi hanno grande bisogno, per cui sono gli stessi ragazzi che spesso ci chiedono di poter riflettere, di poter affrontare queste cose. Ci sono diverse iniziative che entrano dentro un tessuto che proprio vuole promuovere una presa di coscienza dei ragazzi, sulla loro identità e sulla loro capacità di relazionarsi al di là delle discriminazioni e degli stereotipi. Gli stereotipi sicuramente esistono; diciamo che forse negli ultimi anni c'è stato un acuirsi di determinati stereotipi che soprattutto sulla differenza di genere credevamo di avere superato.

Alberto Monti, , insegnante ITC Rosa Luxemburg
Noi abbiamo fatto un lavoro soprattutto di ricognizione, cioè cercare di capire qual'era lo stato delle cose, non partire da zero, magari con provocazioni; vedere in che modo si stava realizzando un'idea del maschile e del femminile nella testa dei nostri ragazzi laddove questi modelli sono quelli veicolati dalla televisione e dal cinema.
Ci dicono di una realtà che viene impressa nella loro mente senza alternative. Noi dobbiamo immaginare alternative potenti che trasformino la consapevolezza di sè

Graziella Giorgi, insegnante ITC Rosa Luxemburg
Essendo giovani, essendo diciamo ancora disponibile al cambiamento e alla discussione sono però un terreno fertile su cui poi fare una riflessione e quindi cominciare ad introdurre delle diverse possibilità di relazione.

Alberto Monti, , insegnante ITC Rosa Luxemburg
Su molti argomenti anche noi abbiamo bisogno di rivedere dei punti di vista che davamo per scontati e che invece ci siamo accorti non sono adeguati rispetto alle problematiche dei nostri tempi che sono diversi da quelli nei quali noi abbiamo maturato questa formazione.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Essere liberi di interpretare il proprio essere uomo ed essere donna, indipendentemente dai condizionamenti e dai luoghi comuni.
Un argomento in cui fare la differenza significa nello stesso tempo fare uguaglianza.

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pubblicato il 2012/10/29 01:00:00 GMT+2 ultima modifica 2018-03-15T18:00:15+02:00

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