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Vale 248 miliardi il Pnrr approvato dal Governo

Dopo la presentazione in Parlamento l’invio alla Commissione Europea

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (pdf5.91 MB) (Pnrr) è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, presentato ai due rami del Parlamento e inviato alla Commissione Europea che ora dovrà fare le sue valutazioni. Sarà quello l’ultimo passo per poter accedere ai 191,5 miliardi dell’UE, integrati con ulteriori risorse nazionali per arrivare ad un totale di 248 miliardi da utilizzare fino al 2026 per fare risorgere l’economia nazionale.

Anche le Regioni hanno espresso il loro apprezzamento dopo la presentazione del Piano da parte del Presidente Draghi. Lo stesso Presidente del Consiglio, nella sua presentazione alle Camere, ha riconosciuto che gli enti territoriali saranno determinanti per la riuscita del Piano. Regioni e Autonomie locali dovranno svolgere un ruolo fondamentale nella fase attuativa e saranno chiamate ad attivare le necessarie sinergie sui territori per ottenere la massima efficacia. Le Regioni non hanno perso tempo e hanno già chiesto la convocazione di tavoli bilaterali con i ministeri competenti per avere un confronto sulle priorità contenute nel Pnrr a livello territoriale.

Il Piano ha tre obiettivi principali, suddivisi nel tempo. Il primo, il cui orizzonte temporale è ravvicinato, vuole riparare i danni economici e sociali della crisi innescata dalla pandemia, che ha colpito l’Italia in maniera più pesante rispetto agli altri Paesi UE. Alcuni risultati: quasi 120.000 morti, una caduta del PIL nel solo anno 2020 dell’8,9 per cento, l’occupazione scesa del 2,8 per cento, peraltro un risultato non del tutto rappresentativo perchè il crollo delle ore lavorate è stato pari all’11 per cento. A farne le spese maggiori sono stati i giovani e le donne. Già nel periodo pre-Covid. precisamente nel periodo che va dal 2005 al 2019 il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7 per cento. Nel solo anno 2020 ha sfiorato il 10 per cento. L’area in cui il fenomeno relativo alla povertà è maggiormente diffuso è confermata nel Mezzogiorno.

Nel medio-lungo termine il Piano vorrebbe sanare alcune criticità che affliggono la nostra economia e la nostra società da troppo tempo. Parliamo dei divari territoriali tra Nord e Sud, perduranti nonostante le iniziative intraprese già negli ultimi decenni del secolo scorso, ma anche tra aree pianeggianti e zone montane. Altre criticità da sanare sono state individuate nelle disparità di genere, nella debole crescita della produttività e nello scarso investimento in capitale umano.

L’obiettivo più lontano a vedersi realizzato, ma che necessita di un intervento urgente, è quello riferito alla cosiddetta transizione ecologica. Un perno particolarmente importante per l’Italia del futuro.

La governance del Piano è strutturata su diversi livelli. L’attuazione delle iniziative e delle riforme, così come la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei Ministeri, delle Regioni e degli Enti locali. Per ottenere un buon risultato occorrerà svolgere un lavoro in termini di organizzazione, programmazione e gestione. Nell’ambito dell’attuazione del Piano, Regioni ed Enti locali sono responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di investimenti, circa il 40 percento del totale, in particolare con riferimento alla transizione ecologica, all’inclusione e coesione sociale e alla salute.

Le funzioni di monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione Europea sono affidati al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Infine, è prevista una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, con il compito, tra le altre cose, di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano.

Risultati attesi: nel 2026 il PIL sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano. I calcoli sono stati fatti utilizzando stime conservative, ma gli economisti dicono che l’effetto potrebbe essere ben più potente. Ricordiamo, infine, che il Piano è stato suddiviso in 6 diversi settori, chiamati Missioni. Negli approfondimenti che faremo nei prossimi giorni ci addentreremo in maniera specifica su ognuna di queste missioni per vederne i contenuti.

Per approfondire

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pubblicato il 2021/05/06 19:25:00 GMT+2 ultima modifica 2021-05-07T10:51:01+02:00

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