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Per il lupo è arrivato il nuovo piano di conservazione e gestione

Il 7 maggio è convocato un incontro tecnico con le Regioni per un confronto

Il Ministero dell’Ambiente, attivo su molti fronti in questo periodo, ha approvato il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo. E’ un tema delicato da affrontare perché divide la popolazione tra protezionisti della specie e non-protezionisti.

Il Piano sostituisce quello del 2002, dopo un processo di consultazione svolto con le Regioni, l’ISPRA e i tanti portatori di interesse. La redazione del piano ha richiesto un processo lungo e complesso, nei giorni scorsi il testo è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione. Il confronto tecnico tra Ministero dell'Ambiente e Regioni partirà il 7 maggio per arrivare ad una vera e propria condivisione.

Il piano prevede 22 azioni che mirano alla conservazione e risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività dell’uomo, fondamentalmente legate agli allevamenti zootecnici di ovini e bovini, partendo da una rigorosa analisi tecnico-scientifica. In attesa che si esprimano le Regioni, un apprezzamento per il Piano è già arrivato dalla Commissione Europea.

L'Italia ospita un patrimonio di lupi ragguardevole, circa il 9-10% della consistenza del lupo a livello europeo (escludendo la Russia) e il 17-18% a livello comunitario. Il nuovo Piano Lupo rafforza l’impegno a sostenere a livello nazionale il monitoraggio di questo animale, attraverso il supporto tecnico di ISPRA e delle Regioni, per avere dati sempre più affidabili. Oltre alle attività di monitoraggio e studio, il nuovo Piano prevede sia la difesa del lupo, che degli allevatori. Sul primo fronte ci sono misure per disincentivare l’utilizzo di esche avvelenate e di altre forme di bracconaggio, anche attraverso la creazione di almeno un nucleo di cani addestrati sui bocconi avvelenati per ogni Regione e di una nuova normativa sulla formulazione delle sostanze velenose che le renda emetiche o particolarmente disgustose. A difesa degli allevatori, invece, si possono utilizzare strumenti di prevenzione oppure di indennizzo dei danni.

I sistemi di prevenzione più efficaci sono basati sull’integrazione tra diversi dispositivi, a seconda delle circostanze e delle risultanze di studi per una puntuale verifica delle aree maggiormente a rischio. I dispositivi sono quelli già conosciuti: cani pastore, recinti elettrici oppure di rete, ricoveri notturni chiusi, presenza di guardiani. Gli indennizzi, invece, utilizzati anche ora nelle regioni che hanno norme che li regolamentano, purtroppo non tengono conto di danni che vanno oltre la morte degli animali sgozzati. Infatti, non vengono mai risarciti né gli animali feriti, né quelli che per lo spavento perdono la produzione di latte in maniera parziale o totale. 

Poi c'è da risolvere la problematica dei numerosi ibridi nati dall’accoppiamento tra cani randagi e lupi per i quali è prevista la sterilizzazione in caso di cattura. Sono previsti finanziamenti anche per programmi di ricerca sull’ecologia e le dinamiche di vita delle popolazioni del lupo nel nostro Paese, importanti ai fini della gestione di questo patrimonio della biodiversità.

 

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pubblicato il 2019/04/08 09:26:00 GMT+2 ultima modifica 2019-04-08T14:29:17+02:00

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