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Il Piano di gestione del lupo non trova un consenso uniforme tra le Regioni

Regione Toscana e Provincia di Bolzano vogliono una tutela maggiore degli allevamenti montani

Come già annunciato (vedi nostra notizia), il Ministero dell’Ambiente recentemente ha elaborato il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”, che sostituisce il vecchio piano, datato 2002, e ormai superato. Per arrivare al testo finale si è attivato un processo di consultazione con le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, con ISPRA e con i diversi portatori di interesse.

Nei giorni scorsi il piano è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per ricevere il parere delle Regioni e delle Province autonome. Non tutte le Regioni, però, sembrano esprimere il necessario consenso. Tra chi ha assunto una presa di posizione in deciso contrasto con la proposta del Ministero dell’Ambiente troviamo la Regione Toscana e la Provincia autonoma di Bolzano, le quali esprimono opinioni molto simili tra loro.

In particolare, le due amministrazioni osservano di aver messo tra gli obiettivi programmatici la salvaguardia dell’agricoltura montana, non solo in quanto attività economica ma anche quale strumento di conservazione della biodiversità. Ritengono che il Piano tratti in maniera troppo superficiale la problematica relativa ai danni subìti dalle aziende zootecniche, sia per l’analisi della situazione attuale sia perché non affronta in maniera adeguata la questione degli indennizzi, attualmente insufficienti, il cui onere è totalmente a carico dei bilanci regionali. In Toscana, a titolo informativo, sono state oltre 500, nell’arco di un anno, le predazioni agli allevamenti di ovini e bovini. Le aziende rischiano di chiudere e la montagna potrebbe andare incontro ad un ulteriore spopolamento. Sia la Regione Toscana che la Provincia di Bolzano non propongono di aprire la caccia al lupo, ma chiedono l’attuazione dei prelievi in deroga. Ciò significa poter regolamentare la possibilità di prelievi per quei lupi responsabili di azioni fortemente impattanti sulle attività umane o sull’ecosistema.

La Regione Emilia-Romagna non esprime un parere negativo deciso, ma suggerisce di trattare in maniera esaustiva due aspetti importanti: gli animali “ibridi” cane/lupo e la gestione dei lupi confidenti. Sui soggetti “ibridi”, quindi nati da accoppiamenti tra cani e lupi, chiede che il Piano chiarisca la natura giuridica di questi animali e che vengano previste le corrette modalità di trattamento dei soggetti appartenenti a questa categoria di fauna. Sui lupi confidenti che si avvicinano agli ambienti antropizzati, nonostante la bibliografia scientifica di riferimento sia concorde nel ritenere che il lupo in generale non rappresenti un pericolo diretto per l'uomo, ritiene opportuno contrastare una serie di situazioni che si stanno registrando e che determinano un diffuso allarme sociale quali, ad esempio, le predazioni su animali d’affezione, ormai molto frequenti in Emilia-Romagna, o la frequentazione di centri abitati anche in orari diurni, perché sono fattori che possono determinare ricadute pesanti, sia per le comunità che per gli stessi obiettivi di conservazione.

Anche la Regione Veneto segnala che nonostante si siano già attivate tutte le misure promosse dal Ministero, dai recinti elettrici ai dissuasori acustici, dai pastori maremmani fino al radiocollare per monitorare gli spostamenti dei branchi e allertare su eventuali attacchi, nel 2018 i lupi in Veneto hanno ucciso 400 capi di bestiame, ferendone altri 50, quindi sarebbe favorevole a una proposta di contenimento del fenomeno di eccessiva diffusione della specie.

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pubblicato il 2019/05/14 11:20:00 GMT+1 ultima modifica 2019-05-14T14:07:29+01:00

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