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Il punto sulla banda ultralarga

Entro il 2020 il programma dovrà essere realizzato su tutto il territorio nazionale

La strategia italiana per la banda ultralarga venne approvata dal Consiglio dei Ministri nel marzo 2015. Una sfida importante per l’Italia, rimasta un po’ indietro rispetto agli altri Paesi UE, fatta eccezione per i Paesi dell'Europa centrale ed orientale.

Vennero individuate quattro tipologie di aree nel Paese, suddivise in base all’esistenza o meno dell’infrastruttura e dell’interesse del mercato ad investire nelle aree di riferimento. Allora si individuarono degli obiettivi e si definirono gli strumenti di aiuto per la realizzazione della complessa opera. Un progetto che prevede che tutto il territorio nazionale venga cablato con reti di fibra ottica e altre tecnologie che permettano una buona velocità nella navigazione digitale e nello scambio di dati. Nell’agosto dello stesso 2015 il CIPE emanò la delibera che destinava investimenti allo sviluppo della Banda Ultralarga, focalizzando l’intervento pubblico nelle cosiddette “aree bianche”, cioè le zone a fallimento di mercato.

Nel settembre 2017 l’Italia ha presentato alla Commissione Europea il “Grande progetto nazionale Banda Ultralarga nelle aree bianche”, strutturato su più programmi operativi del FESR, in cui ogni progetto prevede degli indicatori e dei target di realizzazione. “Grande progetto” significa l’insieme di una serie di opere, attività o servizi per promuovere un’unica azione ben definita di natura tecnica o economica che comporti un costo ammissibile superiore ai 50 milioni di euro.

Il budget stimato dalla Commissione europea è di circa 4,4 miliardi di euro, dei quali 2,2 saranno finanziabili con il Fondo sviluppo e coesione, i restanti 1,8 miliardi arriverebbero invece dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Queste risorse dovranno essere spese entro il 2020. Per quella data i lavori dovranno essere ultimati e rendicontati, altrimenti andranno persi i finanziamenti.

E’ già stato individuato il soggetto attuatore: la società Infratel. La Conferenza Stato-Regioni del  20 settembre 2018 ha approvato le Linee Guida per l’attuazione ed il controllo dell’intervento pubblico su questo “Grande progetto”. Inoltre, sono stati stipulati gli Accordi di programma tra il Ministero dello Sviluppo economico e le Regioni. E’ stata individuata la società Infratel ad emanare i bandi di gara sulle tre macroaree nelle quali è stato diviso il territorio nazionale per la gestione del programma. I primi bandi nazionali sono già stati assegnati. Se li è aggiudicati tutti la società Open Fiber, società costituita da Enel e Cassa Depositi e Prestiti. Le infrastrutture realizzate con i Fondi FSC o con i PON-IC (Programma operativo nazionale Imprese e Competitività) diventeranno di proprietà nazionale, mentre quelle realizzate con i Fondi FESR o con altre risorse di provenienza regionale rimarranno di proprietà regionale.

Nelle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) i progetti previsti per le aree bianche a fallimento di mercato sono stati allargati anche alle “aree grigie” perché si teme che una parte dei finanziamenti possa andare persa, vista la scarsità di proposte presentate.

Su questo tema in questi giorni s’è fatto sentire anche l’Uncem che evidenzia il divario digitale esistente tra i Comuni montani e il resto del Paese. Un divario che potrebbe accelerare lo spopolamento di queste aree. Nei Comuni montani ancora vivono 18 milioni di italiani, tra questi sono ben 5 milioni coloro che non riescono ad accedere, ad esempio, ai canali RAI della TV. Alcune ANCI regionali stanno illustrando il Piano nazionale della Banda ultralarga ai Comuni per accelerare i tempi e firmare delle convenzioni operative.

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pubblicato il 2018/09/21 09:09:00 GMT+1 ultima modifica 2018-09-21T12:29:22+01:00

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