mercoledì,  30 settembre 2020

Disabilità, nuovo protocollo fra Regione, Fish e Fand: "Comune impegno per garantire progetti di vita e autonomia sociale"

La firma oggi, col presidente Bonaccini e la vicepresidente Schlein. Regia unica su salute, mobilità, scuola, lavoro. Le Federazioni: "Importante la vicinanza delle istituzioni"

Firma del protocollo. Bologna 30 settembre 2020Più attenzione ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, nei diversi ambiti della vita quotidiana - salute, servizi sociali, mobilità, integrazione scolastica e lavorativa - con interventi di sostegno mirati alle loro esigenze, specialmente nella fase della ripresa dopo il lockdown. 

Va in questa direzione il Protocollo firmato dalla Regione Emilia-Romagna e con i Comitati regionali emiliano-romagnoli della Fand (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap), che per la seconda volta - dopo la prima intesa del 2015 - conferma in un’unica regia ruoli e funzioni dei soggetti coinvolti nei percorsi di sostegno all’autonomia e alla qualità della vita delle persone con disabilità.

Questa mattina in viale Aldo Moro la sigla del documento, con il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, e i rappresentanti di Fish e Fand Giuliana  Gaspari, Prantoni Andrea.

Con il nuovo protocollo Regione, Fand e Fish puntano a rafforzare la collaborazione già in essere per realizzare interventi di sostegno come facilitazione all'accesso al lavoro, integrazione scolastica, più opportunità per i progetti di vita personali e abbattimento delle barriere, sia quelle che ostacolano la mobilità urbana e l'accesso ai trasporti, sia quelle che limitano la comunicazione e l'informazione.

L’assistenza alle persone con disabilità in Emilia-RomagnaDisabile trasporto

Ogni anno sono oltre 19 mila le persone con disabilità gravi e gravissime assistiti in Emilia-Romagna grazie alla rete dei servizi socio-sanitari per le persone in età adulta. Di questi, oltre 16 mila ricevono assistenza attraverso la frequenza di centri diurni socio-occupazionali o socio-riabilitativi (5mila persone), concessione di assegno di cura (2.400 persone), assistenza domiciliare o altri servizi (8.600).

Inoltre, è presente una rete di strutture residenziali che consente loro di rimanere nel territorio di origine, vicino alle famiglie, anche quando i genitori non sono più in grado di assisterli.

Sono circa 2.700 le persone assistite accolte nelle strutture residenziali,1.200 delle quali nei centri socio-riabilitativi, 400 nelle strutture per le gravissime disabilità acquisite, le restanti 1.100 in piccole strutture residenziali, come i gruppi appartamento e case famiglia. Si tratta di strutture di piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio, che rispondono agli standard di qualità delle norme regionali sull’accreditamento. Realtà che hanno consentito la chiusura dei grandi istituiti residenziali, ancora presenti in molte altre regioni d’Italia. Nella maggior parte dei casi le strutture sono gestite da soggetti privati, non profit, principalmente cooperative sociali.

Ogni anno circa un terzo delle risorse regionali del Fondo regionale per la non autosufficienza vengono investite nei servizi domiciliari, diurni e residenziali per le persone con disabilità, con una spesa che nel 2020 ha raggiunto i 170 milioni di euro, ai quali si aggiungono le risorse messe a disposizione dagli Enti locali (oltre 50 milioni).

Stop barriere architettoniche

Dal 2015, per la riqualificazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) presenti in Emilia-Romagna sono state messi a disposizione 13 milioni di euro utilizzati per oltre 700 interventi. Opere che nel 2018 hanno riguardato anche l’installazione di ascensori, montascale e altri lavori di adeguamento degli appartamenti per garantire anche agli assegnatari più fragili un utilizzo il più possibile comodo e funzionale. Dei13 milioni,4 milioni sono serviti in particolare per il superamento delle barriere all’accessibilità dell’edificio e dell’alloggio.

Ma l’impegno contro le barriere architettoniche – compreso l’adattamento dei sevizi igienici; l’allargamento delle porte; l’installazione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli - ha riguardato anche l’edilizia privata, con quasi 30 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna sempre dal 2015 (19,5 milioni tra il 2018 e il 2019 dal Fondo nazionale, rifinanziato dopo 14 anni di stop, e 10,3 milioni da quello regionale. Risorse che ha consentito ai Comuni di sostenere più di 3mila nuovi interventi solo con il fondo regionale.

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pubblicato il 2020/09/30 15:28:43 GMT+2 ultima modifica 2020-09-30T15:28:43+02:00

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