venerdì,  4 dicembre 2020

Dalla Regione 32 milioni di euro per sostenere le strutture per anziani e disabili durante l'emergenza Covid

Contributi per gli aumenti dei contratti degli operatori, i posti non occupati durante la pandemia e l'acquisto di Dpi. Schlein e Donini: "Presto una riforma per innalzare la qualità dei servizi"

Sostegno agli anziani e ai disabili Un sostegno nel momento in cui l’emergenza pandemica mette a rischio l’operatività quotidiana. Con lo stanziamento di 32 milioni di euro per la copertura di spese vive, a partire da quelle per il personale fino all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale per gli operatori stessi.

Fondi che la Regione mette a disposizione delle strutture residenziali accreditate che si prendono cura di anziani e persone con disabilità, per scongiurare, in alcuni casi, addirittura la chiusura e garantire la tenuta di una parte del sistema di welfare nel quale lavorano migliaia di addetti e addette. Nella consapevolezza condivisa con i gestori di dover varare la riforma del sistema di cura e assistenza in questo campo, in primo luogo con l’innalzamento degli standard qualitativi dei servizi forniti da chi affianca il sistema socio-sanitario pubblico, non appena sarà passata l’attuale fase di crisi.

A presentare il piano della Regione, oggi in videoconferenza stampa, sono stati la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini.

I provvedimenti assunti - formalizzati da due atti di Giunta – vanno in tre direzioni. L’adeguamento delle tariffe relative ai servizi accreditati (Case residenza e Centri diurni anziani; Centri socio-riabilitativi residenziali e diurni per disabili e  assistenza domiciliare), a tutela dei lavoratori, per permettere ai gestori di liquidare al personale dipendente gli  aumenti stipendiali definiti dai contratti di lavoro; la fornitura di dispositivi di protezione individuale o l’assegnazione di un contributo per l’acquisto in autoapprovvigionamento; e, infine, il riconoscimento della quota socio-sanitaria dei posti accreditati anche se non occupati durante la pandemia, per evitare la chiusura delle strutture a causa dei costi comunque sostenuti.

Le novità

Per quanto riguarda l’adeguamento tariffario - che per la Regione comporterà naturalmente maggiori costi – si tratta di un provvedimento voluto, e sostenuto con 7 milioni di euro, innanzitutto per facilitare il riconoscimento degli aumenti contrattuali per gli operatori. Aumenti conseguenti agli accordi contrattuali del comparto, a tutela dei lavoratori; le tariffe aggiornate potranno essere riconosciute, a decorrere dal 1^ luglio 2020, solo però per le strutture che applicano i più recenti contratti collettivi nazionali. La revisione dei costi che la Regione sostiene, inoltre, contribuirà a coprire, almeno in parte, i progressivi aumenti di spesa a carico dei gestori per l’adozione di tutte le misure necessarie per il contrasto alla diffusione del Coronavirus.

E dalla Giunta è arrivato il via libera anche ad altre forme di sostegno. Da un lato la remunerazione della quota socio-sanitaria dei posti letto accreditati non occupati a partire dal 20 marzo 2020, quando cioè la pandemia ha comportato l’interruzione di molti servizi; un intervento che trova già copertura finanziaria nel Fondo regionale per la non autosufficienza. In particolare, per le Case residenza anziani la remunerazione per i posti letto accreditati non occupati è pari alla quota sanitaria giornaliera, mentre per i Centri socio-riabilitativi residenziali il riconoscimento è pari all’80% del valore del posto.

Dall’altro, la fornitura di dispositivi di protezione individuali (a partire da marzo 2020) o il contributo per far fronte alle spese necessarie per acquistarli; provvedimento che, per i soli rimborsi, vale 25 milioni di euro.  

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale, il riconoscimento del contributo economico a copertura delle spese sostenute per l’acquisto dai gestori dei servizi (unicamente quelli accreditati, sia a gestione pubblica che privata) sarà in capo alle Aziende sanitarie, una volta verificata l’appropriatezza dei Dpi reperiti in autonomia sulla base del fabbisogno qualitativo e quantitativodelle strutture socio-sanitarie.  

Sia la remunerazione per i posti non occupati che la fornitura, o rimborso, dei dispositivi di protezione hanno in ogni caso carattere straordinario, per sostenere le spese necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria.

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pubblicato il 2020/12/04 12:49:42 GMT+1 ultima modifica 2020-12-04T12:49:42+01:00

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