Fondazione per le vittime dei reati

La Fondazione si unisce al cordoglio per la scomparsa di Sergio Zavoli

Il giornalista e scrittore ha presieduto la Fondazione dalla nascita, nel 2004, fino al 2017

In queste ore Sergio Zavoli è giustamente ricordato come poeta, scrittore, giornalista, sagace innovatore della televisione pubblica italiana cui ha dato tanto e che ha presieduto dal 1980 al 1986, oltre che uomo di politica impegnato per affermare il valore della cultura, il riconoscimento dei valori costituzionali, la dignità della persona umana.

Per la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati è stato soprattutto il presidente che l'ha accompagnata per molti anni sin dalla sua costituzione, nel 2004, quando ha sposato con entusiasmo e piena convinzione la proposta della Regione Emilia-Romagna di una fondazione privata, ma a capitale pubblico, capace di intervenire celermente e in concreto per dare supporto alle persone colpite dalla violenze più gravi. Del resto il tema era già ben presente nella sua attività giornalistica, come attestano le inchieste sui duri anni del terrorismo condotte con eccezionale perizia e con sensibilità per le vittime.

Il suo impegno alla presidenza della nostra Fondazione si è protratto fino al luglio 2017. Per molti anni ha sostenuto con costanza e forte motivazione questa espressione di solidarietà. La profondità e l’ampiezza della sua esperienza come scrittore, giornalista, senatore, uomo di cultura aperto a tante esperienze, sono state una ricchezza per il nostro organismo, che di lui ha conosciuto la coerenza nell’affermare i diritti dei più deboli così come la determinazione e il vigore.

Nelle riunioni del Comitato dei Garanti, in cui le richieste di aiuto proposte dai Sindaci vengono esaminate, lo ricordiamo – vibrante e appassionato – intervenire per affermare le necessità della persona colpita dalla violenza e il rispetto per il suo dolore, indipendentemente dalla storia personale o dalle appartenenze sociali o culturali, e immediatamente dopo porsi con fare amichevole e caloroso verso i suoi collaboratori.

Per la Fondazione ha condotto iniziative di promozione e diffusione su tutto il territorio regionale particolarmente riuscite grazie alla sua esperienza e capacità di coinvolgimento dell’uditorio, narratore di storie sin da quando, ragazzo, con l’aiuto di sette megafoni fondò la sua prima emittente radiofonica.

Sfogliando l’autobiografia “Il ragazzo che io fui”, costellata di incontri illustri e dalla partecipazione a momenti cruciali della storia repubblicana, ritroviamo il ricordo della visita medica cui i genitori lo condussero, bambino, preoccupati perché il figlio “sognava a colori”. Un medico con fare paterno li rassicurò che il piccolo Sergio non era in pericolo. La capacità di sognare, però, non l’ha abbandonata mai.

 

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pubblicato il 2020/08/05 19:07:04 GMT+2 ultima modifica 2020-08-05T19:07:04+02:00

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