Fondazione per le vittime dei reati

“Noi, parti offese. Solidarietà in scena” a GenerAzione Legalità 2019

Riproposto il gioco agli studenti di Sassuolo, condotto dagli educatori del territorio

Dopo la presentazione regionale del 20 febbraio scorso in Regione, cui hanno partecipato una sessantina di persone con diverse professionalità, l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico ha deciso di mettere alla prova il gioco di ruolo sul supporto alle vittime di reato, “Noi, parti offese. Solidarietà in scena”, affidando la conduzione agli educatori che proprio a Bologna lo avevano conosciuto come partecipanti. E così, dopo una prima applicazione a Fiorano Modenese con un gruppetto di ragazze volontarie in servizio civile, il 3 aprile scorso è stato sviluppato presso l’Istituto Tecnico “A. Volta” di Sassuolo nell’ambito di GAL 2019. La sigla sta per GenerAzione Legalità, coinvolge i diversi territori dell’Unione e si compone di diverse iniziative, non soltanto per le scuole.

In questo caso erano in tutto oltre 120 ragazzi e ragazze, tutti di prima superiore ma di istituti diversi, raccolti nell’aula magna e nei laboratori del Volta. L’ascolto dei personaggi, con i monologhi teatrali o con le carte personaggio, li attrae, li fa riflettere. “In fondo è un po’ come Dungeons and Dragons”, commenta ridendo uno studente che si è proposto come Sindaco del suo gruppo di lavoro, “manca solo la musichetta dell’orrore”. Ma è lo stesso a inalberarsi quando si adombra la possibilità che Francesca, la protagonista della storia di adescamento in rete da parte di un adulto, abbia qualche responsabilità nella violenza. “Ma siamo matti, un uomo di 53 anni? Lei ha 13 anni e ho capito che per legge è violenza di sicuro, ma sarebbe violenza anche se ne avesse 14. Non se la può prendere con una bambina”. Le sue parole, e l’applauso dei compagni che le accoglie, sono un conforto in un periodo di grandi contraddizioni e nuovi attacchi alle donne che subiscono violenza.

“Sono stati più bravi di noi”, ha commentato una delle educatrici apprezzando la disponibilità degli studenti ad entrare nel vivo della discussione. Un collega sottolinea la profondità delle riflessioni dei ragazzi e li invita a riprendere il discorso con i loro insegnanti. Perché tra le righe e neppure troppo nascosto il discorso vira sul senso di responsabilità, sul bullismo, sull’importanza degli adulti per indirizzare, ascoltare e qualche volta anche controllare i figli adolescenti.

Nuovamente in plenaria per la conclusione dell’esperienza diamo la parola ai ragazzi, sindaci e segretari di ogni gruppo, perché espongano il loro percorso e presentino l’istanza alla Fondazione. Psicoterapia, spese sanitarie, per la scuola, la casa, il trasloco… Si sono confrontati positivamente con questi elementi di realtà, senza perdere di vista i contenuti più importanti.

Che cosa avete imparato dal lavoro di oggi?, chiedono nei gruppi gli educatori. “Se una donna subisce violenza non dire niente è omertà”. “Quando a una persona vicina succede una cosa grave, quel fatto riguarda anche noi”. “Ho scoperto che ci sono servizi come il centro antiviolenza, o associazioni, che aiutano le persone in difficoltà”.

“Anche i violenti possono essere vittime e devono essere aiutati”, aggiunge un ragazzo che, riflettendo sulla storia “In fin di vita dopo la rapina” dove gli autori del reato sono quattro minorenni, vorrebbe domandare alla Fondazione un aiuto anche per quei ragazzi che sicuramente hanno sbagliato, ma è perché hanno avuto serie difficoltà familiari.

Una mattinata ben spesa, che potrà avere un seguito negli istituti scolastici giacché ognuno ha ricevuto copia del cofanetto “Noi, parti offese. Solidarietà in scena”, prodotto dalla Fondazione e dal Teatro dell’Argine con il Comune di Ferrara e la Regione Emilia-Romagna.

Intanto gli educatori si preparano per il prossimo appuntamento: il 29 aprile, alla sera, a Fiorano Modenese, questa volta con un pubblico adulto di cittadini e cittadine disposti a giocare.

 

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pubblicato il 2019/04/03 19:23:50 GMT+2 ultima modifica 2019-04-03T19:23:50+02:00

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