Fondazione per le vittime dei reati

Una Università che si fa carico affinché nessuno venga dimenticato

Importante incontro all’Università di Parma, primo socio sostenitore della Fondazione

Erano presenti il prefetto, il questore, i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle maggiori istituzioni locali insieme, naturalmente, all’Ateneo ospitante, alla serata di mercoledì 13 marzo organizzata dall’Università di Parma nella propria aula magna gremita di studenti e cittadini interessati. Scopo della serata era presentare alla città la scelta dell’Università di Parma di entrare come socio sostenitore nella nostra Fondazione.

L’incontro, dal titolo “Dopo la violenza: il sostegno alle vittime e la cura dei legami sociali” e moderato dal giornalista Marco Balestrazzi, è stato introdotto da Fabrizio Storti, Pro Rettore con delega alla Terza Missione, e concluso dal Rettore Paolo Andrei. Insieme hanno confermato la volontà di essere al fianco della Fondazione non soltanto economicamente ma con un impegno culturale dentro e fuori dalle aule, per trasmettere i valori di solidarietà e attenzione alle persone.

“Quando qualcosa si spezza ci sono due possibilità, fare finta di niente oppure farsi carico. La nostra Università, con questa adesione, sceglie di farsi carico”, ha affermato il Rettore Andrei. E del resto “la cultura è sempre un farsi carico degli altri, non un vezzo ma un portare avanti il pensiero, la ricerca, per migliorare la vita sociale. E nella ricostruzione dei legami sociali occorre coinvolgere anche l’autore del reato. Parallelamente stiamo portando avanti il progetto di un Polo Universitario Penitenziario, ancora nell’ottica di mettere al centro la dignità della persona”.

Chiara Scivoletto, docente di Sociologia Giuridica presso l’Università di Parma, ha ricordato la diversa posizione che nel tempo la vittima ha assunto nel “fare giustizia”, dapprima centrale e, a partire dallo Stato moderno, sempre più sullo sfondo “tanto da scomparire anche come termine, nel codice penale infatti si parla di persona offesa, o di parte passiva del reato, mai di vittima”. Ma il nostro tempo “è capace di assumere lo sguardo della vittima”, ha rilevato la Scivoletto. “La giustizia riparativa è un modello di intervento che fa spazio alla vittima, va oltre alla sanzione sul reo, si propone di ricomporre la frattura relazionale e proprio per questo tiene in gran conto la posizione di chi ha subito violenza che in quei percorsi può esprimere il proprio dolore e ricevere ascolto”.

Il Presidente della Fondazione, Carlo Lucarelli, ha rimarcato quanto questo ruolo gli abbia consentito di assumere un punto di vista diverso sui gravi fatti di violenza che la cronaca ci propone, dandogli la possibilità di “uscire dalla logica del giallo per andare oltre la descrizione del reato o l’individuazione del responsabile”. Ha quindi ricordato alcune delle storie più significative di cui la Fondazione si è occupata negli ultimi anni, mentre la Direttrice, con l’ausilio di alcune slide, ha illustrato le modalità operative del nostro organismo e presentato alcuni dati sull’attività complessiva.

Sul tema si è tornati anche a tu per tu con alcuni partecipanti, familiari di una donna che ha subito violenze gravissime in un piccolo comune della provincia. È stato stabilito il contatto con Deborah Veluti della Polizia Municipale parmense, riferimento per le istruttorie nei casi che riguardano il capoluogo, affinché possa offrire ai colleghi un supporto nella raccolta delle informazioni.

Il video integrale della serata (1h 40’)

Una breve intervista al Presidente e al Rettore per la Repubblica TV (1’30”)

 

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pubblicato il 2019/03/18 01:30:07 GMT+2 ultima modifica 2019-03-18T01:30:07+02:00

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