Fondazione per le vittime dei reati

Carlo Lucarelli: il rapporto tra la nostra Fondazione e l’Unione Val d’Enza

Le modalità di intervento, i tempi, i criteri di valutazione delle istanze dei Sindaci

Nell’ambito dell’indagine in corso sull’operato dei Servizi Sociali della Val d’Enza è stata menzionata anche la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati che, in quel territorio, ha erogato alcuni contributi, stanziati, come da statuto, dal Comitato dei Garanti composto dal Presidente della Fondazione e dai due Garanti nominati dall’Assemblea dei Soci, tutti operanti a titolo gratuito.

Il lavoro della Fondazione

La Fondazione, come di regola, interviene su istanza dei Sindaci dell’Emilia-Romagna per offrire un soccorso immediato alle vittime dei reati più gravi che accadono in regione, o che colpiscono fuori regione cittadini qui residenti. L’obbiettivo è rendere possibile azioni di sostegno per lenire le conseguenze della violenza quando da delitti non colposi - recita lo Statuto della Fondazione - derivi la morte o un danno gravissimo all’essenza stessa dell’essere umano, come la vita, l’integrità fisica, la libertà morale e sessuale.

Un sostegno tempestivo e concreto, perché compito della Fondazione è intervenire nell’immediato: le cure sanitarie e psicologiche, l’allontanamento dal maltrattante o le spese della casa, la necessità di sostenere chi ha perso, oltre che una persona cara, l’unica fonte di reddito e deve far fronte ugualmente al mantenimento della famiglia non possono aspettare i tempi lunghi di un risarcimento che arriverà a distanza di anni dal fatto, ad iter giudiziario concluso.

Per la Fondazione questo comporta necessariamente arrivare prima della sentenza, aprendo il problema di verificare la sussistenza del reato. Se, infatti, la questione è indiscutibile, ad esempio, per un omicidio o altri reati facilmente evidenti, il dato si fa più sfumato nei casi di maltrattamenti familiari verso donne e bambini, poiché tra le mura domestiche le vittime sono spesso uniche testimoni della violenza.

Come viene valutato l'accertamento del reato

Lo Statuto della Fondazione affida ai sindaci la redazione dell’istanza di richiesta di aiuto proprio per garantire che ci sia un vaglio istituzionale sulla prospettazione dei fatti e sulla raccolta dei bisogni delle persone offese.

Inoltre, nel delicato ambito del maltrattamento all’infanzia la Fondazione verifica che siano presenti, oltre alla denuncia all’Autorità Giudiziaria, il rinvio a giudizio, o l’assunzione di provvedimenti cautelari in sede giudiziaria. Solo in una quota minoritaria di casi può essere presente una condanna nel primo grado di giudizio, e per quelli è un ulteriore conforto riguardo alla effettività del reato.

Come abbiamo già detto, e ripetiamo, la Fondazione, che ogni anno dedica alle donne vittime di violenza e ai loro bambini oltre la metà dei fondi erogati, interviene ordinariamente prima della sentenza di condanna del maltrattante, né si cura di appurare l’andamento del processo ed eventuali responsabilità accertate. La Fondazione si interessa alle vittime, e non ai rei, verificando, questo sì, di non mantenere il contributo in capo a donne che decidono poi di riunirsi al partner violento, ma in tutti gli altri casi si affida alla valutazione del Sindaco e assume che il fatto denunciato sia effettivamente avvenuto.

Le istanze ricevute dall'Unione Val d'Enza

Le istanze ricevute dal territorio della Val d’Enza negli ultimi tre anni sono state 8 su un totale di 76. Le hanno sottoscritte i Sindaci di Campegine, Cavriago, Gattatico e Sant’Ilario: 6 nel 2017, 2 nel 2018, nessuna nell’anno in corso. Complessivamente si è trattato di: 1 caso di violenza di genere (vittima era una donna maltrattata dal coniuge, e insieme a lei ha subito violenze anche il figlio minorenne), 3 di maltrattamenti su minore di tipo fisico (di cui 1 respinta in quanto non risultava sussistente il requisito della gravità dei fatti denunciati), e 4 per abuso sessuale su minore.

Se analizziamo le 6 istanze accolte a protezione di minori vediamo che, nella metà dei casi, era presente una sentenza di condanna a carico del maltrattante: non un requisito necessario ma un rinforzo importante. Si tratta precisamente di 2 istanze per abuso sessuale con condanne a 1 anno e 4 mesi e a 4 anni e 8 mesi, e 1 istanza per gravi maltrattamenti fisici con condanna a 1 anno e 6 mesi.

Quanto alle 3 istanze che restano, il diritto delle persone offese a non essere individuate ci impone di non ripercorrere le vicende in modo dettagliato. Ha sostenuto i Garanti nella loro decisione il fatto che i procedimenti penali fossero in corso, fosse già stata valutata positivamente la capacità del bambino a testimoniare, ci fossero elementi del contesto (una probabile violenza anche sulla mamma dei bambini, una condizione di tossicodipendenza dell’accusato) tali da segnalare un grave disagio familiare.

Un intervento invariato per tutti i territori della regione

In definitiva, la Fondazione è consapevole che intervenire a favore di minorenni presunte vittime di maltrattamenti o abusi apre margini di incertezza, come del resto accade per le donne che subiscono violenza, e questo è vero indipendentemente dal territorio che presenta l’istanza.

Ciò nonostante negli anni ha scelto di essere accanto alle vittime più fragili, donne e bambini appunto, dotandosi di alcuni criteri per la valutazione delle istanze.

La complessità dei casi presentati dall’Unione Val d’Enza, la pluralità dei Sindaci coinvolti, la pronuncia di condanna in 3 casi di maltrattamenti o abusi su minore e la presenza degli indicatori appena ricordati negli altri 3 ha portato a ritenere affidabili le richieste di aiuto.

In molti casi i contributi richiesti erano mirati al sostegno della psicoterapia privata, come accade ogni volta che un Sindaco presenta un’istanza a favore di minori, sia perché sono sostanzialmente assenti, in regione, i servizi pubblici di secondo livello sul maltrattamento e abuso all’infanzia, sia perché per un bambino la prima necessità è senza dubbio quella di ricomporre l’equilibrio psichico frantumato dalla violenza, un investimento per il suo presente e per il suo futuro.

Tra l’altro in una delle istanze della Val d’Enza, a contributo già approvato, il Sindaco ha ulteriormente scritto alla Fondazione chiedendo di impiegare la somma non più per il percorso psicologico bensì per quello scolastico, ritenendo necessario, per una ragazzina molto sofferente, assicurare un percorso di studi in qualche misura protetto.

Da tutte queste considerazioni emerge come la Fondazione, negli anni, abbia analizzato le istanze presentate dai Sindaci della Val d’Enza applicando le modalità e i criteri che da sempre contraddistinguono il suo intervento, né può oggi sapere se alcune di esse riguardano i bambini per i quali si è attivata l’indagine della Procura di Reggio Emilia.

Qualora in sede giudiziaria si dovessero accertare responsabilità penali degli operatori, tali da determinare l’insussistenza delle violenze a carico di minori per i quali si è intervenuti, sarà compito della Fondazione richiedere la restituzione delle somme erogate.

Carlo Lucarelli, Presidente
Fondazione e.r per le vittime dei reati

 

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pubblicato il 2019/07/16 19:08:00 GMT+1 ultima modifica 2019-07-17T19:07:20+01:00

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