Fondazione per le vittime dei reati

Denuncia anni di maltrattamenti, perde il lavoro e ricomincia tutto da capo

Secondo gli operatori lei è a rischio di vita. Anche il bambino deve essere aiutato.

Ha cenato da un’amica e al rientro ha trovato il marito ad attenderla, ubriaco e pronto ad aggredirla. Ha poi raccontato di avere trascorso la notte sveglia con il marito che beveva, la picchiava, la minacciava di morte, le usava violenza, e tutto questo di fronte al figlio minorenne. Ha riportato inoltre che anche in passato, di frequente, il marito ubriaco svegliava il bambino durante la notte per metterlo contro la madre, o per proporgli film violenti.

I tormenti sono proseguiti il giorno dopo quando lui ha rinchiuso la moglie in camera per impedirle di andare al lavoro. Il fratello di lei, che per pochi giorni si trovava in città, è riuscito a liberarla, così lei è potuta scappare di casa insieme al figlio e richiedere l’intervento dei Carabinieri.

Il marito ha cercato di picchiarla anche davanti agli agenti ed è ora agli arresti domiciliari presso i propri genitori.

La signora è stata condotta in ospedale dove le hanno accertato alcune lesioni e una condizione di particolare prostrazione legata ai maltrattamenti subiti nel tempo. A distanza di alcuni mesi persistono disturbi psicosomatici dovuti alle violenze, che perduravano da anni ma si erano aggravate negli ultimi mesi dopo che lui aveva perso il lavoro e lei era rimasta l’unica fonte di reddito familiare. La psicologa ha diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress di entità rilevante e ha suggerito un percorso psicologico. Inoltre ha sottolineato come nella relazione siano coniugale presenti diversi di quei fattori di rischio che identificano il pericolo di vita per la donna, non ultimo il fatto che il marito è titolare di porto d’armi e che la signora è determinata a separarsi da lui.

A tutto questo si aggiunge il disagio del figlio che prende le parti del padre, ripete ciò che il papà diceva per squalificare la mamma e ha difficoltà di attenzione e di concentrazione anche a scuola.

Il sindaco ha chiesto alla nostra Fondazione un contributo per aiutare la signora e il bambino a uscire dalla casa rifugio che li ha accolti in emergenza. L’ingresso in struttura infatti l’ha costretta a lasciare il lavoro e, sebbene stia intraprendendo un tirocinio lavorativo grazie al Servizio Sociale, non è ancora in grado di affrontare in autonomia le spese della quotidianità per sé e per il figlio.

Nella riunione del 29 novembre scorso la Fondazione ha destinato un contributo a sostegno del progetto di autonomia della signora, prevedendo che una parte del fondo sia destinata ad un percorso di supporto psicologico per il figlio minorenne, palesemente condizionato dalla violenza cui ha assistito e dal modello paterno.

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pubblicato il 2019/02/09 14:44:45 GMT+2 ultima modifica 2019-02-09T14:44:45+02:00

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