Fondazione per le vittime dei reati

Cinzia Fusi, Atika Gharib, Elisa Pomarelli, Damia El Assali, Leonardo Politi

Accolte 12 nuove istanze tra Bologna, Ferrara, Ravenna, Modena, Parma e Piacenza

I genitori di Cinzia Fusi, la commessa di 34 anni di Copparo (Fe) uccisa dal suo compagno e datore di lavoro. Le figlie minorenni di Atika Gharib, la 41enne marocchina morta carbonizzata all’interno di un casolare a Castel d’Argile (Bo), nell’incendio appiccato dall’ex convivente. Poi i familiari di Elisa Pomarelli, la giovane assicuratrice piacentina strangolata dall’amico che si era invaghito di lei, non corrisposto; i figli di Damia El Assali, la 45enne ammazzata dal marito a Borgonovo (Pc) e, da ultimo, i famigliari di Leonardo Politi, ucciso dalla compagna e socia d’affari a Lido Adriano, sul litorale ravennate.

Sono 5 storie di cronaca nera di cui giornali e televisioni si sono occupati a lungo nei mesi scorsi e che figurano tra le ultime 12 richieste accolte dal Comitato dei Garanti della nostra Fondazione.

“Schierarsi al fianco delle vittime è un dovere civico per le istituzioni - afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini - e proprio per questo abbiamo voluto la Fondazione, organismo unico nel suo genere in Italia, che da 15 anni offre sostegno e aiuto alle persone che hanno subito reati gravi e alle loro famiglie. È questo per noi un segnale di vicinanza e un modo concreto di aiutare le persone a rialzarsi in piedi e a riprendere in mano la loro vita. Vogliamo testimoniare così una solidarietà effettiva dell’intera comunità regionale, perché nessuna vittima deve mai, in nessun caso, sentirsi sola o, peggio ancora, isolata nell’affrontare tragedie così grandi. Un impegno che negli anni abbiamo voluto intensificare anche aumentando il sostegno economico della Regione che, per il 2020, conferma lo stanziamento di 150 mila euro per sostenere l’attività della Fondazione”. 

“Dal punto di vista dei reati di cui ci occupiamo - aggiunge Lucarelli - il 2019 è stato per la nostra regione un anno particolarmente duro. Tantissime le istanze presentate, di cui oltre al numero, colpisce il tipo di reato commesso: in ben 19 casi si tratta di violenza contro le donne e tra queste ci sono 5 femminicidi e uno tentato. La Fondazione non si è tirata indietro, stanziando con concretezza e rapidità gli aiuti necessari a risolvere situazioni che, come accade in ogni evento criminale, si allargano fino a travolgere, oltre alle vittime dirette, anche genitori, coniugi e figli. Questi ultimi a rappresentare la parte più fragile, indifesa ed emotivamente coinvolgente di quello che è successo.  Un aiuto materiale è un segnale di vicinanza da parte delle istituzioni, proprio quando la violenza subita le porta ad avvertire un forte senso di impotenza e solitudine. E che nonostante lo sconforto che prende ad ogni riunione di fronte alle brutte cose che accadono e continuano ad accadere anche in una regione forte come la nostra, danno allo stesso tempo la sensazione di fare qualcosa di vero e di concreto per combatterle, quelle brutte cose, restituendo un progetto di vita a chi le ha subite”. 

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pubblicato il 2019/12/09 14:02:46 GMT+2 ultima modifica 2019-12-09T14:02:46+02:00

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