Fondazione per le vittime dei reati

Chiedeva la separazione, lui ha cercato di ucciderla davanti ai figli

Senza amici o familiari, senza una casa nella quale tornare. La Fondazione sostiene il percorso di autonomia.

Era stato un matrimonio combinato, quello celebrato molti anni prima nel paese d’origine, e da ormai dieci anni il rapporto era in crisi. In più occasioni lei aveva proposto al marito di separarsi assicurandogli che non avrebbe fatto nulla per tenerlo lontano dai figli ma l’uomo aveva sempre rifiutato l’idea, sia perché legato alla moglie, sia perché la separazione è un evento intollerabile per la sua tradizione familiare.

La signora è tornata a parlarne nell’estate 2017, lui pensava che la crisi si sarebbe risolta con un viaggio tutti insieme nel paese d’origine.

“Mio marito mi ha chiesto di andare via con lui e con i nostri figli”, ha raccontato la donna, “ma quando gli ho risposto di no lui prima mi ha picchiata, poi mi ha trascinata in bagno dove voleva costringermi a bere dell’acido. Io mi sono chiusa la bocca con le mani e allora lui me lo ha buttato in faccia. Mi sono messa a urlare e tentavo di scappare, mio marito mi ha seguita con un coltello. Alcuni vicini, sentendo le mie urla, sono subito intervenuti, e solo grazie a loro sono salva… mio marito mi voleva uccidere. Quando ha visto arrivare i vicini, lui ha preso i nostri figli che avevano assistito a tutto e li ha portati via”.

A seguito dell'aggressione la signora ha riportato molteplici fratture, abrasioni, tagli, ecchimosi in diverse parti del corpo, lesioni alla cornea e ustioni di secondo grado al volto, con una prognosi di 45 giorni. Il marito è stato condannato per tentato omicidio alla pena di 8 anni e 8 mesi di reclusione, con rito abbreviato, ed è in carcere. Il marito dopo l’arresto, tramite parenti, è riuscito ancora a sciogliere il contratto d’affitto e a far sgomberare l’appartamento.

La signora si è trovata tutti contro – la propria famiglia d’origine, che l’ha giudicata per l’accaduto, ed anche i figli, spaventati dal padre ma al tempo stesso manipolati nell’incolpare la madre delle dinamiche familiari –, priva di una rete amicale o parentale, senza una case nella quale ritornare e senza un reddito per sostenere un affitto.

La signora non ha mai lavorato durante il matrimonio, né poteva farlo. Nell’ultimo periodo ha svolto un tirocinio formativo e ha iniziato ad affacciarsi al mondo del lavoro.

I bambini inizialmente la rifiutavano e per questo sono stati accolti in una comunità educativa. Lei, intanto, si è trasferita presso una parente, l’unica ad esserle vicina, e con l’aiuto degli operatori è riuscita pazientemente a ricostruire la relazione con i bambini. Grazie a questo costante lavoro di chiarimento e di ricucitura entrambi i figli hanno maturato il desiderio di tornare con la madre ma occorre costruire le condizioni per una ripresa ed è proprio qui che si colloca la richiesta di intervento del Sindaco.

Per aiutare la signora e i figli a riprendere la loro vita la Fondazione ha deciso di mettere a disposizione un contributo economico, che si somma agli aiuti comunque assicurati dal Servizio Sociale e servirà a dare un po’ di respiro al progetto di autonomia per la donna e i suoi bambini.

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pubblicato il 2018/09/14 16:54:00 GMT+2 ultima modifica 2018-09-14T16:57:57+02:00

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