Fondazione per le vittime dei reati

Aiuti in Romagna per donne e bambini vittime di violenza

La Fondazione sostiene i percorsi di autonomia per interrompere i maltrattamenti

Due storie di violenza, simili e uniche come tutte le biografie, e altrettanti interventi della Fondazione per sostenere le donne che hanno rifiutato i maltrattamenti e per dare aiuto ai loro bambini.

Marcella ha 25 anni e una figlia di 2. Quando ha denunciato il compagno ha raccontato che le botte erano iniziate in gravidanza e non si erano più fermate. Tante volte sono intervenute le forze dell’ordine, allertate dai vicini di casa, e lei ha sempre dichiarato di non avere bisogno di aiuto. Si è decisa a dire tutto pochi mesi fa, forse per le ripetute minacce di morte o forse perché ha visto il compagno scagliarsi anche contro i carabinieri.

Marcella ha chiesto protezione ed è stata collocata in una comunità madre-bambino insieme alla bambina. Dal principio è emersa la sua ambivalenza, il senso di colpa per avere denunciato e insieme la paura sia per la propria incolumità sia per quella della piccola, che “per errore” in diverse occasioni è stata percossa dal padre mentre voleva colpire lei. Tuttora la donna sembra non del tutto in grado di riconoscere i bisogni della bambina, che a propria volta ha già sviluppato un comportamento vigile e protettivo nei confronti della madre.

L’uomo è stato processato e condannato a 2 anni di reclusione con sospensione della pena, ma ora che la misura cautelare del divieto di avvicinamento è venuta meno i due hanno ricominciato a vedersi. Il servizio sociale del Comune di residenza ha sottolineato che la fragilità della signora deriva da una difficilissima storia familiare. L’intervento della Fondazione è mirato a sostenere il percorso di psicoterapia di Marcella, che verrà verificato dal Servizio Sociale, e a potenziare gli interventi educativi nei confronti della bambina.

Anche Agnese e le sue figlie sono state collocate in una comunità per proteggerle dai maltrattamenti. La signora ha raccontato di avere accettato il matrimonio combinato pur di sfuggire alle violenze costanti, fisiche e psicologiche, del padre. In comunità – dove tutt’ora vive – ha iniziato un percorso di sostegno psicologico personale che l’ha aiutata a rivedere il proprio percorso, a raggiungere un’autonomia anche psicologica dal marito e a maturare una maggiore consapevolezza come madre.

Il Tribunale per i Minorenni è intervenuto più volte limitando il ruolo genitoriale del padre e provvedendo infine alla decadenza. L’uomo è stato inoltre condannato a 3 anni di reclusione e espulso dal territorio italiano.

Il sostegno della Fondazione per Agnese e le bambine è mirato a sostenerle nel progetto di uscita dalla comunità.

Azioni sul documento

pubblicato il 2018/12/30 01:15:00 GMT+2 ultima modifica 2018-12-30T01:19:30+02:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina