Fondazione per le vittime dei reati

Premessa metodologica

Nel linguaggio degli operatori di giustizia è parte offesa chi subisce un reato. “Noi, parti offese” si riferisce alle vittime di gravi reati dolosi, ma indica anche le parti di noi che hanno visto o incontrato la violenza perché questa esperienza, a qualunque livello, è più comune di quanto non si pensi ed è ciò che ci permette di entrare in risonanza con chi si trova nelle situazioni più estreme.

Quando si verifica un reato molto grave - sia esso un omicidio, una violenza sessuale, un maltrattamento reiterato nel tempo – si crea uno strappo nel tessuto sociale, una ferita difficilmente rimediabile che dovrà essere curata pazientemente e con gli strumenti opportuni. Questa lacerazione non riguarda soltanto la vittima: come la risposta di giustizia non può e non deve essere la vendetta, ma è rimessa all’autorità giudiziaria perché tutta la società è offesa da quel reato, così anche il bisogno di ascolto, solidarietà, vicinanza vissuti dalla persona offesa non dovrebbero essere un problema personale bensì qualcosa che riguarda l’intera comunità.

Si basa su questo la scelta di solidarietà compiuta in Emilia-Romagna da Regione, Province e Comuni capoluogo dando vita alla Fondazione emiliano romagnola per le vittime dei reati, per non lasciare solo chi è costretto ad affrontare improvvisamente una perdita, un trauma, una limitazione della propria libertà per mano di altri.

“Noi, parti offese” ci dice dunque che il corpo sociale è coinvolto nel suo insieme laddove si consuma la violenza. Le parti offese sono nostre, sono parti di noi, ci interessano e ci riguardano. Come cittadini, indistintamente, e qualcuno di più se riveste un ruolo di educatore, insegnante, agente di polizia, avvocato, se è un familiare, un amico…

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pubblicato il 2021/12/15 17:24:01 GMT+2 ultima modifica 2021-12-15T17:24:01+02:00

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