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Il volontariato dopo i 60 anni per vivere meglio

Un´indagine di Adiconsum Veneto smentisce lo stereotipo dell´anziano solo e triste. L’80% soddisfatto della propria vita, il 72% della propria condizione economica. La paura più frequente quella per il futuro dei figli

VENEZIA - Ottimismo, serenità e partecipazione attiva alla comunità attraverso il volontariato: sono queste le principali caratteristiche degli anziani veneti, come emergono da una ricerca condotta e presentata da Adiconsum Veneto, Fnp-Cisl Veneto e Anteas Veneto, realizzata grazie al cofinanziamento della regione. Per contro, è condivisa una certa preoccupazione per la salute, il futuro dei figli e la possibilità di rimanere soli. Il campione dell´indagine – composto da mille soggetti tra i 60 e gli 80 anni – tradisce dunque lo stereotipo che vorrebbe la persona anziana triste e desolata. Al contrario, gli intervistati mantengono una loro vita sociale, si impegnano in svariate attività e ritengono che la loro pensione perlopiù basti a vivere serenamente. "E´ un luogo comune pensare che l’anziano sia una persona triste e che vive male la sua condizione – commenta Diego Luparelli, responsabile del gruppo ricerca di Adiconsum Veneto –. Alla fine, anzi, sembra che gli anziani stiano meglio dei giovani”.

Secondo i dati, il 92% degli intervistati è proprietario dell’abitazione in cui vive e l’80% è soddisfatto della propria vita in generale. La maggioranza degli anziani si definisce ottimista, socievole e fisicamente in forma. C’è poi un 72% che si dice soddisfatto anche della propria condizione economica, pur ammettendo di temere le spese impreviste, legate magari a qualche problema di salute: la pensione, infatti, se è sufficiente a vivere dignitosamente non permette però di mettere via dei soldi per far fronte alle emergenze. E a questo proposito il 32% degli intervistati sostiene che il sistema previdenziale sia insufficiente a rispondere alle esigenze dei pensionati.

C’è poi la paura per il futuro dei figli: “La preoccupazione - continua Luparelli - è non solo legata all’aspetto economico e alle conseguenze dell’attuale crisi, ma è anche dettata dal fatto che il futuro dei figli è visto peggiore di quello dei genitori, cosa che non si era mai verificata negli ultimi secoli”. Meno diffusa è invece la paura della solitudine, che riguarda solo il 14% del campione. Frammentata è l’opinione in materia di sicurezza, un problema che è più sentito a Treviso, Padova e Verona, un po’ meno a Belluno e Rovigo. “Lo spaccato che abbiamo visto - conclude Adolfo Berti, segretario generale Fnp-Cisl Veneto - presenta una visione positiva. Va però detto che prende in considerazione persone autosufficienti che possono partecipare al volontariato e muoversi autonomamente. Manca, invece, la parte di persone non autosufficienti su cui adesso vogliamo puntare la nostra attenzione”. 

Tratto da Redattore Sociale del 10/06/2009