Il sito include il tratto planiziale terminale del Fiume Taro da Viarolo fino al Po, nella bassa pianura parmense, e le vaste golene poste a monte della confluenza presso Roccabianca. Il fiume Taro, una vera autostrada naturale con funzione di importante corridoio ecologico tra il Tirreno e
La copertura forestale è comunque ridotta al contesto ripario-golenale, e costituita da boschi di pioppo bianco, nero e salice bianco, con sporadici ontano nero, farnia e olmo campestre, in mosaico con ampie lenti sabbioso-fangose e secondariamente ghiaiose sulle plaghe più tranquille delle quali è insediata una comunità di salici arbustivi, tra tutti S. triandra e S. purpurea. (Checklist Pr. Parma 2007). L’equilibrio dinamico ed erratico determinato dalla variazione delle portate ha forti caratteri di stagionalità: il greto lasciato scoperto dal ritirarsi delle acque nei periodi di magra, su substrato sabbioso-ciottoloso, sviluppa una vegetazione stagionale tardo-estiva di tipo terofitico, interpretata come un aspetto impoverito dell’associazione Polygono-Xanthietum italici, in cui si nota una certa presenza di specie dell’Artemisietea vulgaris come Xanthium italicum, Polygonum lapathifolium e Inula viscosa. Tale associazione è riscontrata in molti ambienti fluviali dell’Italia centro-settentrionale. Dove l’alveo si fa più largo, i depositi di matrice ciottoloso-sabbiosa costituiscono un terrazzo appena superiore al livello di magra, soggetto a periodiche inondazioni e quindi a continui rimaneggiamenti. Vi si insedia una vegetazione erbacea pioniera emicriptofitica di suoli incoerenti e freschi in cui Inula viscosa si associa a entità dell’Agropyretalia intermedii-repentis e dell’Artemisietea vulgaris. La vicinanza dei coltivi e di qualche prato stabile favorisce l’invasione di specie degli Stellarietea mediae, come Papaver rhoeas, Vicia sativa subsp. sativa, Avena sp. pl. e Trifolium sp. pl.. Si tratta comunque di sequenze e collegamenti fortemente variabili in base a piene, substrato e gradi di nitrofilia, in ambienti debolmente mediterranei, descritti nel Lotus tenuis-Agropyretum repentis proprio per i fiumi Taro e Stirone (Biondi et al., 1997, 1999), più diffusi (e con i caratteri peculiari colà descritti) nel tratto pedecollinare del Taro (Parco regionale fluviale Taro) del quale questo sito rappresenta la prosecuzione a valle e al di là delle ingombranti barriere ecologiche disposte intorno all’asse della Via Emilia. Le cenosi forestali rappresentano una ambito di conservazione di habitat importante benché si tratti di popolamenti poco stabili e soggetti alla dinamica fluviale. Molto significativi sono i lembi alquanto ridotti di querceti e alneti. La gestione attuale delle cenosi forestali va almeno in parte rivista: sono scongiurabili certi pregressi tagli a raso per il rimodellamento delle sponde a scopo di regimazione idraulica e vanno incentivati interventi di recupero o ripristino, anche presso cave ed ex cave a Viarolo. Nelle zone più distali dal letto del corso d'acqua vi è la possibilità di evoluzione dei saliceti e dei pioppeti verso querco-carpineti planiziali, anche in condizioni di ripetute e prolungate siccità. Una presenza esotica rilevata è Ambrosia artemisiifolia, più interessante e da meglio valutare quella di Paspalum paspaloides.
Il sito rappresenta un importante rifugio per numerose specie, in particolare di ittiofauna, erpetofauna ed ornitofauna legate agli ambienti fluviali di pianura. L’eccellenza e la particolarità ittica è data dalla Cheppia (Alosa fallax) che adotta l’area come sito riproduttivo risalendo il Taro fino alle invalicabili opere fluviali poste a sud in corrispondenza delle grosse arterie di comunicazione. Altri pesci presenti di interesse comunitario sono Leuciscus souffia, Chondrostoma genei e C. soetta, Barbus plebejus e Cobitis taenia, poi ci sono il luccio e il ghiozzo padano. Triturus carnifex e Emys orbicularis sono l’anfibio e il rettile più interessanti, non mancano anuri tipici quale rospo comune, rospo smeraldino e le più comuni rane verdi e rosse; vanno meglio precisate le presenze relativamente a bisce e altri ofidi e sauri. Non manca il più tipico chirottero dei fiumi, Myotis daubentoni. L’ornitofauna a sua volta annovera la presenza di garzaie ed importanti aree di sosta per uccelli migratori, acquatici e non, con ricchi elenchi di ardeidi, rallidi, anatidi, caradridi, motacillidi ed altre famiglie. Tra le specie di maggior pregio si ricordano le cicogne bianca e nera, la nitticora, la garzetta ed altri aironi, il mignattaio, voltolini, pivieri, il combattente, il chiurlo, la pantana, molti rapaci diurni e notturni (in particolare falchi, albanelle e l’elusivo succiacapre) e, naturalmente, il martin pescatore. Tra le specie esotiche che costituiscono minaccia per le corrispondenti locali va annoverata almeno Trachemys scripta.