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IT4020021 - SIC-ZPS - Medio Taro

Descrizione e caratteristiche

L'alveo ghiaioso del Taro. Foto Franca Zanichelli, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna (2003)Il sito è costituito dal tratto del Fiume Taro corrispondente all’ampio sbocco dello stesso in pianura tra Noceto e Fornovo, per una lunghezza di circa 23 km dei quali almeno 17 facenti parte del Parco Fluviale Regionale Taro, in pratica interamente incluso. I rimanenti 6 km risalgono a monte della confluenza i larghi alvei dei due fiumi Ceno e Taro. Il sito si estende su gran parte del vasto conoide che segna il passaggio tra collina e pianura e su parte dei terrazzi alluvionali quaternari, con ampi greti ghiaiosi, terrazzi xerofili, depressioni umide e boschi ripariali, superfici agricole, insediamenti industriali, bacini di ex cave e poli estrattivi che hanno intaccato l'alveo e le zone limitrofe. Ha notevole interesse ambientale e faunistico per i rari habitat fluviali che ancora racchiude (per esempio gli arbusteti ripariali a Myricaria germanica) e per le importanti specie faunistiche ospitate (tra tutti vi nidifica il raro Occhione (Burhinus oedicnemus). Ha inoltre notevole importanza in qualità di corridoio ecologico di collegamento tra collina e pianura continentale: l’intera valle del resto costituisce una delle principali direttrici migratorie tra Pianura Padana e Tirreno. Evidentemente si tratta anche di zona fortemente antropizzata, adiacente a notevoli insediamenti abitativi e industriali e ad importanti infrastrutture stradali e di collegamento.  Sono incluse le Oasi di protezione della fauna “Giarola”, “Fontevivo” e “Fornovo-Medesano-Collecchio”. La parte di sito che ricade nell’area protetta regionale è stata interessata da alcuni Progetti LIFE Natura, tra i quali “Riqualificazione degli habitat fluviali del Taro vitali per l’avifauna”. Il sito comprende almeno 18 habitat d’interesse comunitario: nove acquatici, di acque sia ferme sia correnti di un contesto ripariale estremamente articolato, sei di prateria più o meno arbustata dei quali solo un paio di tipo fresco-umido e tre forestali di cui uno prioritario che, complessivamente, ricoprono quasi il 50% della superficie del sito.

Vegetazione

Myricaria germanica. Foto Franca Zanichelli, Archivio Parco Regionale del TaroIl contesto ripariale e di terrazzo fluviale adiacente presenta aspetti vegetazionali peculiari e di multiforme complessità, riassumibili nelle seguenti note: il vasto greto del fiume, dal letto fino alle zone raggiunte dalle piene stagionali, ospita formazioni per lo più effimere di erbacee annuali punteggiate da specie perenni tra le quali prevalgono Inula, garofanini e saponaria e da salici arbustivi (soprattutto S. purpurea, eleagnos, triandra) con qualche isola arborescente di pioppi, salici e ontani. Le adiacenti fasce boscate e di pratelli aridi colonizzano le ghiaie interessate solo da piene eccezionali: il bosco, soprattutto in riva destra, oltre ai generi citati annovera farnia, frangola e altre latifoglie tipiche dei boschi circostanti, in formazioni tendenzialmente lineari di pioppo nero e salice bianco con le presenze più significative segnalabili in ontano bianco (e nero) e carpino bianco. I pratelli aridi ospitano varianti estremamente differenziate tra aggruppamenti pionieri di Sedum e crassulente e praterie xerofitiche con le importantissime e pressochè esclusive presenze arbustive dell’”alpina” Myricaria germanica e della “mediterranea occidentale” Coriaria myrtifolia o del raro fiordaliso tirreno (Centaurea aplolepa), uno degli endemismi del parco. Non mancano nella complessa mosaicatura ambientale pozze con vegetazione acquatica stagnante (Lemna gibba) e corrente (Potamogeton natans, Zannichellia palustris) con ciuffi di interessantissime elofite (soprattutto tife, tra le quali Typha minima e Typha shuttleworthii). Interessante è infine la popolazione di orchidee, soprattutto - ma non solo - dei pratelli aridi: Himantoglossum adriaticum, Orchis coriophora, Anacamptis pyramidalis, Epipactis helleborine, E. muelleri, E. palustris, Listera ovata, Ophris apifera e O. fuciflora, O. morio e O. coriophora.

Fauna

Colonia di topini (Riparia riparia). Foto Archivio RER, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna (2003)I punti d’eccellenza sono per l’avifauna una delle colonie più importanti in Italia di Riparia riparia e la popolazione nidificante più importante di Burhinus oedicnemus dell'Emilia-Romagna e per l’ittiofauna la presenza di Gobio gobio, specie relativamente diffusa in Emilia-Romagna ma fortemente rarefatta negli ultimi decenni, in regressione in ampi settori dell'areale italiano. Significativi tra gli invertebrati almeno Ophiogomphus cecilia, Lycaena dispar e Austropotamobius pallipes. Più in generale, tenendo conto dei censimenti faunistici del parco, si può rilevare che l'avifauna é la classe di vertebrati piú conosciuta: sono state segnalate ben 221 delle 472 specie note per l'Italia: migratori che percorrono il principale corridoio tra Tirreno e Padania e trovano condizioni favorevoli alla sosta, poi specie di greto nidificanti quali sterna comune, fraticello, corriere piccolo e occhione, i cui nidi rischiano la distruzione ad opera di piene improvvise del fiume, e specie di sponda che scavano nidi a galleria come topino, gruccione e martin pescatore. Dove le acque scorrono lente o sono stagnanti, gli uccelli acquatici nidificanti piú caratteristici sono gallinella d'acqua, germano reale, usignolo di fiume, pendolino e i rari tarabusino e marzaiola, più vari anatidi quali alzavola, mestolone e moriglione. Tra le specie prative e di macchia non mancano starna, pernice rossa, calandrella, allodola, succiacapre, sterpazzola, sterpazzolina, canapino, usignolo, scricciolo, averla piccola, rigogolo, e i rapaci sparviero e lodolaio. Sono presenti garzaie di nitticora e garzetta; presso i coltivi abbondano passera d'Italia, passera mattugia, cutrettola, saltimpalo, strillozzo e la rara averla capirossa. Tra i mammiferi, di particolare interesse per i loro adattamenti alla vita acquatica sono il toporagno d’acqua e l’arvicola d’acqua. Tra gli anfibi abbondano rane verdi, rospo comune e smeraldino, raganella, tritone crestato e punteggiato. Tra i rettili, lungo la fascia fluviale del parco è segnalata la testuggine palustre, poi è segnalata la poco comune biscia tassellata, mentre la biscia viperina (Natrix maura), recentemente scoperta in diverse stazioni dell'Emilia occidentale, potrebbe far parte anch'essa dell'erpetofauna del parco (è già stata segnalata nella valle del Taro). La fauna ittica, infine, è quella tipica del tratto medio dei corsi d'acqua emiliani tributari del Po: oltre ai comuni ciprinidi cavedano, lasca, barbo, si accompagnano i piú piccoli vairone e alborella. Nel tratto a monte è possibile trovare la trota fario, tipica di acque limpide, fredde e molto ossigenate. Sul fondo vivono cobite e ghiozzo padano, gobide endemico del bacino del Po, che trovano riparo tra i ciottoli del fondo.