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Introduzione alla Costituzione - seconda parte: conversazione con Paolo Pombeni

Conduttore 1. Michele Marchi
Professore, dopo 60 anni, ha ancora senso rifarsi alle radici storiche della Costituzione?

Paolo Pombeni
Senza dubbio. La Costituzione è l’anima di un popolo. La Costituzione è il documento entro il quale si in qualche modo riassume e si riconosce la storia che questo popolo ha alle sue spalle e le ragioni per cui si è organizzato in un certo modo di essere.
Dentro la Costituzione stanno anche i valori che sono alla base della convivenza, che sono alla base dell’essere comunità politica e sociale.
Dentro la Costituzione c’è anche il progetto riguardo al futuro. Il fatto che una Nazione è una comunità di destini, come si usa dire, che un popolo è anche e soprattutto una storia che va avanti.

Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Il lavoro dei Costituenti fu, come alcuni dicono, un compromesso?

Paolo Pombeni
Questa parola è una parola che tende ad avere un significato svalutativo. Cioè come compromesso si tende a pensare ad un mercato, come si dice un do ut des, cioè io ti concedo una cosa tu in cambio me ne concedi un’altra.
Da questo punto di vista la Costituzione non fu affatto un compromesso.
Chi ha letto gli atti della Costituente come noi cercheremo di fare all’interno di queste trasmissioni, sa benissimo che non ci fu nessun tipo di mercato.
Se invece come compromesso intendiamo lo sforzo reciproco di trovare un punto di intesa in cui venissero riconosciute le ragioni e i valori dell’una e dell’altra parte, allora sì ci fu questo sforzo, nessuno cercò di imporre esclusivamente la sua ideologia ma accettò che si facesse questo percorso comune al termine del quale si trovava un punto su cui si era tutti d’accordo.

Conduttore 1. Michele Marchi
Riformare la Costituzione, almeno in parte, è legittimo e o può essere considerato un’eresia?

Paolo Pombeni
Rivedere le costituzioni è sempre legittimo. Non esiste una carta che nel suo complesso, dalla prima all’ultima lettera rimanga indiscutibile e immutabile.
Altra cosa è se noi intendiamo per rivedere la Costituzione cambiare lo spirito, cambiarne le radici, rivedere complessivamente ciò che fonda l’unità di un paese. Questo non è che sia illegittimo, è una rivoluzione e quindi bisogna valutare se veramente ci sia bisogno di fare una rivoluzione, di pagare i prezzi che una rivoluzione comporta, cioè una distruzione del modo di essere sociale, una instabilità politica e tutte le cose che vengono di conseguenza.
Quindi la revisioni della Costituzione come un “buttiamo all’aria quello che c’è” è un gravissimo rischio politico che a mio modesto giudizio non ha alcuna ragione di essere.
Questa è una buona Carta costituzionale, nel suo complesso, i valori che propone sono ancora i valori che il popolo italiano sente, la struttura fondamentale degli equilibri politici regge, la divisione dei poteri ha ancora un significato. Questo non significa che non ci siano vari aggiustamenti da fare perché è ovvio che in sessant’anni, e soprattutto  in questi sessant’anni di storia varie sono cambiate, vari adeguamenti sono necessari, ma la costituzione stessa prevede il modo per registrare questi cambiamenti e per omogeneizzarli e per inserirli in modo armonico in quello che è il suo disegno fondamentale che rimane un grande disegno, il disegno di quello che è veramente un grande libro.