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Articolo 7 - seconda parte: conversazione con Alberto Melloni (Università di Modena e Reggio Emilia)

Paolo Pombeni

Prof. Melloni,  che giudizio si può dare da storici sulla vicenda dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia che tanto pesarono sulla preistoria dell´articolo 7?

Alberto Melloni

La nascita stessa del’Italia unitaria aveva coinciso con un momento di grande frattura, di opposizione tra quello che era il paese cattolico e la formazione dello Stato unitario. Cosa che aveva anche coinciso anche con un fenomeno su cui il Papato, soprattutto dopo il 20 settembre del 1870, aveva guadagnato una forma di devozione mai conosciuta prima. Il fatto che il Papa avesse perso la città di Roma, generava una forma di delega di tutto il cattolicesimo a lui perché toccava a lui decidere cosa fare dei rapporti tra i cattolici e lo Stato. Questo valeva nelle elezioni, e poi varrà nel momento in cui la partecipazione al voto viene in qualche modo aperta. Questa frattura rimarrà una cicatrice fino alla Prima guerra mondiale, quando le trincee unificano il paese e rimarrà come una fino alla conciliazione del 1929.  

Paolo Pombeni

C’è una leggenda sulla Costituzione, quella di una Costituzione scritta metà in latino e metà in russo. Cioè di un grande compromesso che traeva origine proprio dalle vicende dell’articolo 7 nella quale il partito comunista votò, si ritenne all’epoca inspiegabilmente, per un articolo che riconosceva i rapporti tra Stato e Chiesa. Ma in realtà chi condusse quella mediazione su quel terreno così difficile e quale era la vera posta in gioco?

Alberto Melloni

L’articolo 7 nasceva, come tutto il resto della Costituzione, da una qualche forma di delega che De Gasperi aveva data a Dossetti a condurre i lavori nella Commissione costituente anche su questo tema che era in un certo senso più congeniale a Dossetti medesimo. Il “credo” di Dossetti non era tanto quello di garantire posizioni di privilegio alla Chiesa, ma al contrario cercare di fare in modo che la Costituzione non diventasse di nuovo un ostacolo che mettesse i cattolici fuori dalla porta nella costruzione dello Stato democratico con conseguenze negative per lo Stato democratico. Dunque quelle che poi sono apparse, anche con qualche riscontro documentario, come delle specie di concessioni di Dossetti alla Santa Sede, in realtà erano- se possiamo definirli così- piccoli contentivi che servivano a smussare ed evitare l’ostilità ecclesiastica.

Paolo Pombeni

Come vede l’attualità dell’articolo 7 oggi in rapporto a questo nuovo Concordato che lo Stato italiano si è dato nel 1984, che dopo un lunghissimo dibattito, come sanno tutti, ha abolito questo Concordato del ´29 che era un Concordato che conteneva così tante norme discusse, respinte ormai dal sentire comune, ma anche che ha fatto una riforma accettata dallo Stato e dalla Chiesa ?

Alberto Melloni

L’attualità dell’articolo 7 era fatta almeno di due elementi. Da un lato quello di una forte affermazione del carattere dell’indipendenza, del carattere originario dell’autorità della Chiesa cattolica, anche addirittura rispetto alle altre religioni, cosa che la stessa Chiesa cattolica ha pian piano smussato e attenuato negli anni successivi e soprattutto con il Concilio. Da un altro lato l’articolo 7 introduceva uno strumento di tipo “privilegiario” fatto di dignità, mentre invece il Concordato Casaroli Craxi ha spostato di molto il baricentro dal Vaticano alla Chiesa italiana, la Conferenza episcopale, e dai privilegi di dignità al privilegio economico che è stato molto importante nel far nascere una Conferenza episcopale con tutti gli strumenti che poteva avere. Questo in un certo senso ha responsabilizzato forse il corpo dell’episcopato proprio nel momento in cui il corpo del cattolicesimo laicale, del laicato impegnato in politica, è diventava più debole e questo senz’altro ha portato delle conseguenze di cui è ancora difficile decifrare l’esito ultimo.