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Articolo 53 - seconda parte: conversazione con Maria Cecilia Guerra (Università di Modena e Reggio Emilia)

Paolo Pombeni

Professoressa Guerra, le tasse non sono di sicuro un argomento "popolare": la metafora del "piove governo ladro" è sin troppo diffusa per non capire al volo a cosa alludiamo. Però c’è stata una grande rivoluzione nella storia del sistema fiscale: il prelievo diretto e proporzionale sul reddito degli individui anziché la tassazione indiretta sui consumi ha costituito la svolta dei sistemi politici. Ma come è oggi questa situazione dal punto di vista costituzionale, come è sistemato oggi  questo principio generale?

Maria Cecilia Guerra

E’ vero quello che lei dice, l’introduzione dell’imposta personale e progressiva sul reddito è stato sicuramente un cambiamento epocale, soprattutto perché aveva l’ambizione di colpire, di considerare l’insieme di tutti i redditi del contribuente, quindi anche di personalizzare l’imposta tenendo conto delle condizioni famigliari del soggetto, delle sue condizioni di salute ecc. Si è rilevato un progetto in buona parte anche ambizioso perché ci sono redditi che sono difficili da accertare, la situazione e il contesto economico si sono modificati ma resta sicuramente una pietra miliare del nostro ordinamento e importantissimo perché è uno degli strumenti attraverso cui si realizzano i principi contenuti nella nostra Costituzione e che, tenderei a sottolineare, sono ancora importantissimi. Il principio della capacità contributiva che ci invita ad essere solidali nel pagamento delle imposte per finanziare servizi che vanno a tutti. E il principio di progressività che tiene presente che non tutti possono contribuire nello stesso modo.

Paolo Pombeni

Le tasse non servono a finanziare solo le esigenze generali dello stato, come la difesa o l´ordine pubblico, le cose che sappiamo tutti, ma sempre più a finanziare dei servizi. Però c’è un aspetto di spirale inevitabile fra sempre più servizi o anche a volte cose che sono servizi presunti e una imposizione fiscale che di conseguenza è sempre più pesante ma non viene accettata dall´opinione pubblica. Come si può trovare un bilanciamento in questa situazione?

Maria Cecilia Guerra

Io credo che non siamo ancora nella situazione in cui i servizi offerti siano troppi. Ci sono servizi importantissimi che mancano nel nostro sistema: pensiamo alla non auto sufficienza, agli asili nido che sono presenti in alcune zone del territorio italiano ma assenti drammaticamente, per esempio, in tutto il Sud Italia. Io credo che ci sia più che altro un problema, diciamo, di educazione civica. Nel senso che il cittadino vede se stesso come un contribuente e piange per le tasse, e vede se stesso come utente e chiede più servizi. Mettere insieme le due cose è sicuramente molto importante. La consapevolezza di questo legame è messa in crisi dal fatto che i nostri politici in campagna elettorale continuano a denigrare l’uso del fisco considerandolo una invasione nella privacy dell’individuo, “mettere le mani nelle tasche, lavorare per sé invece che per lo Stato”, sono tutti modi falsati di raccontare il sistema fiscale che invece è un grande sistema di democrazia per i motivi che dicevamo prima.

Paolo Pombeni

La riforma in senso federale, o più correttamente in senso regionalista dello Stato, qualche problema lo pone nella gestione del sistema fiscale, almeno del sistema fiscale così come siamo abituati a concepirlo. Può spiegare un po’ che cosa cambierà in questa situazione?

Maria Cecilia Guerra

Ci sono problemi molto rilevanti che purtroppo non sono assolutamente considerati in modo opportuno nel dibattito attuale. Il cittadino si troverà di fronte un fisco diverso articolato su regioni, province, comuni e stato ovviamente. E quindi è molto importante che questo sistema sia coordinato nei suoi principi, sia per contenere l’onere complessivo, ma anche per mantenere i principi di equità che devono caratterizzare questo sistema. Cioè se noi pensiamo, per esempio, ad un’Irpef che venga in parte attribuita a diversi livelli di governo in cui ciascuno ci mette del suo, modificando la base, modificando le aliquote, modificando i sistemi di agevolazione e di incentivazione che esistono, arriviamo a un sistema “arlecchino” assolutamente incomprensibile che rischia di essere non solo ingiusto ma anche inefficace. L’altro problema è che nel dibattito sul federalismo fiscale sta nascendo l’idea della territorialità dell’imposta, cioè l’idea che i territori abbiano diritto a mantenere a se stessi il gettito dei loro propri tributi. Questo può entrare in contrasto con il principio che richiamavamo all’inizio di questa breve conversazione e cioè l’idea che tutti i cittadini sono chiamati a contribuire in relazione alla loro capacità fiscale perché venga offerto a tutti i cittadini, siano essi del Sud, del Nord e del Centro, l’accesso ai servizi e ai diritti di cittadinanza che sono l’elemento fondamentale della nostra Costituzione, cioè l’accesso alla sanità, all’istruzione, all’assistenza deve essere garantito indipendentemente dal fatto di risiedere in un territorio con più o meno ricchezza e quindi con più o meno imposte.