Articolo 3 - seconda parte: conversazione con Romano Prodi
Paolo Pombeni
Lei è stato più volte è stato ministro Presidente del Consiglio, mi permetta di chiederle se sentiva su di sé il peso dell’articolo 3?
Romano Prodi
Ma certo. L’articolo 3 è un articolo che nella prima parte è forte, ma anche scontato, cioè tutti gli uomini sono uguali senza differenza di sesso, di razza, di religione. Intendiamoci, è venuto dopo la dittatura, dopo la guerra, era forte anche la prima parte, ma la seconda che era contestata anche da molti giuristi dice che bisogna operare in modo da diminuire le differenze esistenti e questo io lo sentivo e lo ha anche pagato perché quando ho dedicato quel poco che c’era nella prima Finanziaria ai cosiddetti incapienti, quelli che chiamiamo poveri crist,i lì c’è stata una reazione negativa perché politicamente pesavano meno e pesano meno del ceto medio. Dal punto di vista strettamente politico l’articolo 3 uno faceva meglio a ignorarlo. Ma l’articolo 3 esiste per fortuna e dice che bisogna che la Repubblica si impegni a rendere queste differenze le minori possibili.
Paolo Pombeni
Certo, e oltre a questo, l’articolo 3 dice anche che bisognerebbe dare a tutti gli strumenti per una effettiva partecipazione alla realtà sociale economica e politica del paese. Forse anche in questo campo si potrebbe fare di più?
Romano Prodi
Allora qui l’articolo 3 si lega con gli articoli che impegnano la Repubblica a costruire la salute, a fare l’istruzione, con l’articolo 49 in cui obbliga a usare il metodo democratico nel costruire sindacati e partiti cioè attenzione lì non è solo l’articolo 3 che impegna a camminare verso la democrazia e l’uguaglianza. E’ tutta la Costituzione. L’articolo 3 è solo un pezzettino di questo lavoro e devo dire che è ancora un lavoro incompiuto, non viene sentito profondamente questo dal cittadino italiano, prima ancora che dai politici, dagli stessi cittadini italiani non viene sentito in pieno.
Paolo Pombeni
Forse perché noi diamo per scontato che quel poco che abbiamo sia tutto quello che è necessario..
Romano Prodi
O peggio forse perché diamo per scontato che chi non ha si arrangi, che è un altro discorso. E invece è proprio un obbligo costituzionale perché diventa difficile renderlo giuridicamente definito, però c’è una linea politica che viene dettata. Attenzione che le diseguaglianze sono negative per il Paese, sono contro la dignità umana. Questo non vuole dire tutti uguali, questo vuole dire dare a tutti le stesse possibilità, non pagare tutti allo stesso modo o dare a tutti lo stesso, ma fare in modo che tutti partecipino alla corsa.
Paolo Pombeni
Oggi, in tempi di globalizzazione economico-finanziaria, lo Stato-Nazione possiede ancora gli strumenti per garantire una tutela come quella prevista dall’articolo 3, oppure se questi strumenti non stiano oggi in altre mani?
Romano Prodi
Non sono mai stati tutti nella mani dello Stato, anzi lo Stato non era onnipotente e lo è ancora meno oggi. Lei fa benissimo a fare questa domanda, ma di fronte alle multinazionali di fronte in questi mesi le crisi finanziarie che ci piovono addosso da altri paesi, di fronte alla concorrenza dei paesi nuovi, è certo che lo Stato e il governo hanno meno poteri di prima. Ma la Costituzione non chiede di essere onnipotente, dice di fare di tutto, tenuto conto delle circostanze, perché i cittadini abbiano una situazione di parità. Quindi globalizzazione o non globalizzazione questo è un dovere.