Articolo 38 - seconda parte: conversazione con Alberto Alberani (Resp. Coop. Sociali Legacoop Bo)
Paolo Pombeni
Alberani, il tema della tutela del disagio sociale non è divenuto meno importante con lo sviluppo economico, anzi, paradossalmente, è più al centro della nostra riflessione. Come mai e perché il testo costituzionale al proposito è oggi ancora più importante di quando fu scritto?
Alberto Alberani
Riferendomi al mio sguardo, che è connesso alla cooperazione sociale, quindi a quelle cooperative che gestiscono i servizi, ormai da quasi trent’anni faccio riferimento a quello che era trenta, quarant’anni fa il tessuto sociale nel quale noi operavamo. Ricordo che noi iniziammo a operare con la chiusura dei manicomi, ricordo che iniziammo a lavorare quando arrivarono i primi problemi di tossicodipendenza, ma anche gli anziani, quindi con una espressione di disagio che era completamente nuova rispetto a quegli anni. La cooperazione sociale in quel periodo fu capace di innovarsi rispetto al sistema dei servizi, coinvolgendo anche le famiglie, coinvolgendo anche gli utenti in una nuova logica di welfare. Allora però c’erano dei disagi sociali di un certo tipo che trovavano anche una risposta in un tessuto sociale, quello piccolo di quartiere, che aveva determinati valori. Sicuramente oggi tutto questo è cambiato, noi lo stiamo vedendo rispetto a tutte le innovazioni che abbiamo, la migrazione, i cambiamenti demografici, gli asili nido, ci sono cioè dei forti cambiamenti che richiedono oggi anche un forte cambiamento rispetto a quelle che sono state le tradizionali risposte. Cosa che noi stiamo, peraltro, cercando quotidianamente di fare. La cooperazione sociale è sempre stata flessibile nell’ascoltare i nuovi bisogni dei disagi sociali e cercare di dare delle risposte innovative.
Paolo Pombeni
Oggi i "mezzi adeguati", di cui parla la Costituzione, per affrontare condizioni di handicap o di disagio non possono più essere semplicemente dei sussidi finanziari dal momento che si sono indebolite le naturali reti di assistenza familiare. Non sarebbe il caso di ripensare in una ottica diversa a quella tradizionale a questi mezzi?
Alberto Alberani
E’ fondamentale e credo che, ad esempio, la regione Emilia Romagna, anche con il nostro concorso, in una dimensione di sussidiarietà, stia cercando in effetti di portare dei forti cambiamenti. Per esempio il cambiamento del rapporto cittadino-servizi e produttori di servizi lo stiamo affrontando con un nuovo tema che noi chiamiamo “accreditamento”, che dovrebbe cambiare anche la modalità di risposta da dare ai cittadini. Però è importante che noi- rispetto a questo- sappiamo che come istituzioni pubbliche, e anche come “terzo settore”, come cooperazione, noi arriviamo sempre un minuto dopo. Noi per esempio sapevamo già dieci anni fa quello che sarebbe stato il fenomeno delle assistenti famigliari che purtroppo vengono chiamate “badanti”. Sapevamo che sarebbero arrivate, perché non c’era più il muro di Berlino, perché lì si guadagnava poco. E quindi cosa è successo? Non siamo stati capaci, in tutti questi anni, di risolvere ed affrontare adeguatamente questo problema che è diventato un vero problema perché adesso l’incrocio tra domanda e offerta, famiglie e assistenti famigliari genera due debolezze. Una della donna migrata, l’altra della famiglia che ha delle difficoltà. Su questo noi dobbiamo inventare nuove cose: dobbiamo inventare sportelli per i cittadini che gli aiutino, sportelli per migranti, dobbiamo iniziare a parlare già dai paesi di origine dai quali provengono queste persone e promuovere incroci domanda-offerta che il più possibile aiutino e accompagnino due debolezze. Ecco questa è solo una piccola innovazione, parlavo prima dell’accreditamento, al quale siamo chiamati nei prossimi mesi e anni a dare una risposta non avendo paura di cambiare rispetto all’esistente.
Paolo Pombeni
La disoccupazione involontaria è tornata ad essere un tema importante, ormai la piena occupazione che sembrava la condizione normale non è più la condizione normale, purtroppo. Quindi torna ad essere al centro
il problema del lavoro. Come si può ridare fiato, in questo contesto, al dettato costituzionale?
Alberto Alberani
Io credo che sul tema del lavoro c’è anzitutto un argomento da riprendere a mano che è il valore del lavoro che non deve essere, io ritengo, connesso esclusivamente alla soddisfazione economica. Purtroppo oggi il lavoro è uguale a denaro, uguale a stipendio. Il lavoro non ha più una valenza di soddisfazione e di felicità, mi permetto di dire questo, da chi che come me, io ho lavorato molto nella cooperazione sociale per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate escluse dal mondo del lavoro. A Bologna abbiamo sperimentato “Piazza Grande” che è una associazione di persone escluse dal mondo del lavoro e che ritrovano, vendendo il giornale per strada, una occasione di inclusione sociale. Quindi abbiamo visto, vediamo, persone tossicodipendenti e altre fasce marginali, trovare nel lavoro quella occasione di riscatto e di inclusione sociale perché danno al lavoro un senso che non è solamente di tipo economico. Questo è il vero, io ritengo, problema culturale di valore al lavoro che non è solamente, ribadisco economico, ma di soddisfazione dell’individuo che purtroppo in questi anni in una società neoliberista come questa al cui centro c’è il tema del denaro e del successo, evidentemente è andato a modificare prepotentemente il senso del lavoro che avevano invece i nostri padri dopo la guerra e quelli che erano connessi ad un percorso di un certo tipo, di povertà, dove il lavoro aveva anche un certo senso. Allora su questo anche qua abbiamo bisogno di pensare che esistono nuove modalità di approcciarsi, è necessario evidentemente anche innovare gli strumenti perché oggi esistono purtroppo tantissimi giovani, noi li vediamo vengono nelle cooperative sociali con delle lauree, con dei master e poi alla fine siamo in grado di proporgli dei lavori che sono evidentemente, rispetto a quello che hanno fatto, non particolarmente eccellenti. Bisogna quindi ripensare gli strumenti di inserimento, tirocini, borse lavoro, anche per i giovani.