Articolo 32 - seconda parte: conversazione con Carlo Hanau (Università di Modena e Reggio Emilia)
Paolo Pombeni
Professor Hanau a suo giudizio è ancora attuale l’articolo 32 nella formulazione che fu scelta all’epoca dai padri costituenti?
Carlo Hanau
Sicuramente per una parte l’articolo 32 è stato superato dalla legge 833 del 1978, quella di cui celebriamo quest’anno i trenta anni. La legge di riforma sanitaria infatti ha esteso quello che era un diritto alle cure riservato alle categorie degli indigenti, secondo quello che aveva stabilito la Costituzione, a tutte le persone. Per il semplice fatto che sono cittadini si cerca di dare a tutti le cure di cui hanno bisogno a prescindere dal fatto che siano dichiarati indigenti o non indigenti. Quindi c’è una affermazione di eguaglianza di fronte alle cure, alla morte, alla malattia che è stata sicuramente un grosso superamento della legge costituzionale. Questo è avvenuto con la 833 del 1978. L’altra parte invece è quella che garantisce ai cittadini di potere scegliere il trattamento a cui hanno diritto, questa parte sicuramente non è superata ed è ancora valida. Diciamo che la legge 833 è stata una legge costituente per il settore sanitario avendo abolito le mutue che pure costituivano un momento di mutualità, cioè di mutuo soccorso e di solidarietà all’interno delle categorie dei cittadini ed estendendo a tutti i cittadini in quanto tali ciò che prima era riservato soltanto a poche persone all’interno di alcune mutue, a più persone all’interno di altre, ma comunque dei trattamenti differenti. Quindi l’eguaglianza di tutti davanti alla morte e davanti alla malattia, ecco questo è stato affermato soltanto nel 1978
Paolo Pombeni
Cosa pensa della scelta di definire per legge cosa è possibile e cosa non è possibile fare in un campo delicato e ricco anche di significati anche culturali come è quello delle cure e della malattia?
Carlo Hanau
Sicuramente questa è la materia che oggi si chiama programmazione sanitaria. Ovviamente questa programmazione sanitaria può essere sotto forma di legge o sotto forma di altro atto del potere legislativo o del potere esecutivo. Sta di fatto che all’interno di ciò che è utile, di ciò che è efficace. E qui c’è il grosso problema di fare delle verifiche per sperimentare con sicurezza che questi trattamenti che sono proposti abbiano veramente dell’efficacia a livello di probabilità elevata e poi una volta fatta questa verifica sull’efficacia, cioè fatto prima uno screening su ciò che è efficace e togliendo ciò che non è efficace, bisogna fare una scala di ordine, mettendo dei trattamenti come primi e degli altri trattamenti come secondi, terzi e ultimi. Questo perché? E’ molto semplice: le risorse che vengono concesse dal Parlamento e le risorse che vengono concesse dalle Regioni per la sanità non sono illimitate, sono molto minori di quelle che si potrebbero fare per far stare meglio le persone. E siccome ci troviamo di fronte a questa spiacevole situazione, che non è stata inventata dagli economisti, ma gli economisti la devono subire, i programmatori la devono subire, della limitatezza delle risorse, è assolutamente razionale che si mettano davanti le cose che danno più risultato e dietro quelle che danno meno risultato. Quelle per le quali l’efficienza è inferiore. Quindi prima cosa verificare che quello che stiamo facendo sia veramente efficace. E badate bene che non è per nulla scontato nel settore della sanità. Seconda cosa verificare quando c’è di efficacia a fronte di quanto costa. Perché sarebbe poco razionale dare troppo risorse a quelli che sono gli interventi meno efficaci, quando ci sono degli altri interventi, che costano di meno, che potrebbero salvare la vita di persone.
Paolo Pombeni
Se ne parla poco ma è ancora attuale il tema della garanzia di un trattamento sanitario adeguato e senza costi per le persone che non sono in grado di pagarle soprattutto oggi quando le cure sono diventate particolarmente costose e di alto livello?
Carlo Hanau
Sicuramente da quando nel 1978 abbiamo abolito le mutue c’è stato un regresso di solidarietà veramente notevole. Purtroppo abolendo le mutue, il Servizio Sanitario Nazionale non è stato in grado, soprattutto all’inizio degli anni ’90, ha perso terreno nel garantire a tutti i cittadini tutto ciò che la medicina oggi pone a nostra disposizione. Come dicevo prima sono tanti oggi gli interventi che si possono fare e che prima non si potevano, sono tante persone che proprio per la medicina riescono a campare di più a stare meglio e proprio per questo continuano ad avere bisogno di intervento sanitario. Quindi in questa situazione dobbiamo assolutamente cercare di essere, nei confronti di tutti, della generalità delle persone, più equi possibili, quindi dare a tutti questa disponibilità. Se non ci riusciamo, come di fatto non siamo riusciti in questi ultimi anni, subentra il libero mercato con i malati che direttamente tirano fuori di tasca loro quello che serve per interventi di cui avrebbero bisogno e questo è assolutamente iniquo. E’ peggio che con le mutue di prima. Perché se il cittadino malato deve pagare di tasca sua e noi come Italia siamo davanti, in senso negativo, addirittura agli Stati Uniti e alla Svizzera, se il cittadino deve pagare di tasca sua tutti questi soldi per ottenere quello di cui avrebbe bisogno, è peggio che con le mutue, dove almeno all’interno della categoria di lavoratori c’era una certa solidarietà.