Articolo 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Conduttore 1. Michele Marchi Questo articolo è un classico del costituzionalismo, dalla rivoluzione moderna in poi: la proclamazione dei diritti inviolabili dell´uomo.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Attenzione però, qui c´è una novità: la Costituzione italiana non si limita a "riconoscere" questi diritti, ma si impegna a "promuoverli".
Conduttore 1. Michele Marchi Questa infatti è una novità che troveremo più volte ripetuta nella nostra Carta. Si stabilisce infatti che lo Stato non ha solo il dovere di rispettare i diritti dell´uomo, ma deve anche farsi parte attiva per promuoverli e renderli effettivi.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi Ma c´è di più: l’articolo 2 proclama infatti come i diritti non siano soltanto quelli dei singoli, ma anche quelli delle formazioni all’interno delle quali l’individuo esprime la propria socialità.
Conduttore 1. Michele Marchi Questo fu un grande scoglio nel dibattito costituente. Il liberalismo infatti faceva fatica a riconoscere l´individuo come "animale sociale". E anzi guardava con diffidenza al riconoscimento costituzionale di formazioni quali le comunità religiose o i partiti politici o i sindacati.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi Su questo terreno c´era però la forte presa di posizione della sinistra cattolica, da sempre convinta che la persona non avesse significato se isolata dal proprio contesto sociale: dalla famiglia, dalla scuola, dalla parrocchia...
Conduttore 1. Michele Marchi Furono i cosiddetti "professorini", i giovani docenti universitari Dossetti, La Pira e Moro, a battersi perché fosse inserita questa formulazione. Un marxista ortodosso come Lelio Basso era invece piuttosto perplesso...
Conduttore 2. Riccardo Brizzi Il leader comunista Togliatti invece guardava con simpatia a questo approccio che si avvicinava a ciò che egli definiva come "democrazia progressiva". Cioè un terzo genere a metà strada fra il costituzionalismo liberale classico e il modello comunista, dove la società era rigidamente organizzata dallo Stato.
Conduttore 1. Michele Marchi Sta di fatto che dal riconoscimento della dimensione comunitaria nasceva la richiesta di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà.