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Articolo 28 - seconda parte: conversazione con Luciano Vandelli (Università di Bologna)

Paolo Pombeni

Professor Vandelli, oggi con la grande espansione del settore pubblico, questa normativa costituzionale prevista nell’articolo 28 ha aumentato il suo impatto?

Luciano Vandelli

L’articolo 28 contiene un grande segnale di civiltà per il rispetto delle regole da parte di tutti. Sostanzialmente dice che siamo tutti responsabili, compreso lo Stato. E quindi se lo Stato in qualche modo produce dei danni a chiunque, è tenuto anch’esso a risarcirli così come qualunque soggetto, qualunque cittadino. Ed è un passaggio storico rilevantissimo che nel caso della Costituzione viene affermato dando la responsabilità al funzionario o impiegato che ha agito, ma anche allo Stato per cui questo operava e svolgeva la sua attività.

Paolo Pombeni

L´impressione del cittadino comune è che comunque mettere la pubblica amministrazione con le spalle al muro di fronte alle sue responsabilità sia in ogni caso un´impresa piuttosto difficile. E´ veramente così?

Luciano Vandelli

C’è un problema molto serio che non riguarda i principi e l’affermazione delle regole, perché ormai abbiamo fatto dei passi avanti molto importanti anche recenti. Il problema è quello dei tempi della giustizia e del malfunzionamento nella organizzazione della giustizia. Uno Stato che è formalmente ineccepibile nel rendere una sentenza ai cittadini, ma che lo fa dopo 10, 12 anni, è di per sé iniquo. Tra l’altro su questo abbiamo già avuto più volte richiami e condanne anche a livello europeo. E quindi questo mi pare anche il punto per collegare l’affermazione dei principi, che è assai avanzata e corretta nel nostro sistema, rispetto alla loro reale attuazione.

Paolo Pombeni

Lei ha giustamente sottolineato la lentezza della giustizia civile e della lentezza penale, cosa che è sotto gli occhi di tutti i cittadini. Ma è la stessa cosa anche per la giustizia amministrativa?

Luciano Vandelli

Da questo punto di vista, cioè dal punto di vista dei tempi, la giustizia amministrativa, anche come organizzazione, non è al disastro di altri rami. Detto questo il problema esiste, è importante anche perché la giustizia amministrativa di recente ha acquisito nuove e rilevanti funzioni. Adesso si occupa anche del risarcimento dei cosiddetti interessi legittimi, cioè quando lo Stato usa un potere ma lo usa male, anche in questi casi, quando siamo davanti a degli atti di autorità, il cittadino può chiedere il risarcimento dei danni che ha subito. E in questo caso è il giudice amministrativo che dispone il risarcimento.

Paolo Pombeni

In un sistema come quello attuale che ha moltiplicato moltissimo il numero delle leggi e dei regolamenti è veramente possibile individuare atti "in violazione dei diritti", come è scritto, o non si rischia di finire in polemiche da Azzeccagarbugli sulla "forma" piuttosto che sulla "sostanza" degli atti della pubblica amministrazione?

Luciano Vandelli

E’ vero. Il legislatore sta tentando di indicare una patologia degli atti che sia basata più sulla sostanza che non sulla forma. E anche riforme di qualche anno fa hanno cercato di indurre il giudice a guardare a questa sostanza. Detto questo, certo che c’è bisogno di una enorme semplificazione del quadro delle leggi. Altrimenti diventa veramente tutto opinabile, diventa complicato per il cittadino, ma anche per l’operatore, avere un punto di riferimento chiaro. E questo significa che le responsabilità rischiano per annebbiarsi e di appannarsi. E quindi questo è un passaggio centrale. Finalmente pare che si sia calcolato il numero di leggi in vigore in Italia, pare che ci aggiriamo intorno alle trentacinquemila, quasi trentaseimila, e a questo punto da qui bisogna partire per una grossa sfrondatura, per una grossa semplificazione.