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Dall’articolo 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.(...)
Questi sono i primi due commi di un importante articolo che sancisce la libertà di espressione. Principio che viene riconosciuto in generale, ma con particolare riguardo alla carta stampata. Era infatti questo il principale e più influente mezzo di informazione della pubblica opinione. Conduttore 2. Riccardo Brizzi Va detto però che alla fine degli anni Quaranta la radio era già un potente mezzo di comunicazione. Tutte le principali dittature ne avevano fatto uso massiccio, ma anche le democrazie se ne erano servite sin dagli anni Trenta. Ricordiamo ad esempio i discorsi davanti al caminetto pronunciati dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt e trasmessi dalla radio. Conduttore 1. Michele Marchi E non si può dimenticare il ruolo della BBC inglese che nel corso della seconda guerra mondiale aveva trasmesso per l’estero. Ma si trattava ovunque, almeno in Europa, di monopoli in mano al potere pubblico. Per cui si pensava bastasse un sistema democratico per garantire che radio e tv venissero utilizzate in modo corretto. Conduttore 2. Riccardo Brizzi Per questo l’articolo 21 si concentra sulla stampa che era il più comune strumento di diffusione delle idee, soprattutto politiche. Nell’ultimo comma dell’articolo 21 vengono invece vietate le “pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume”. Un’esigenza di moralità pubblica molto sentita all’epoca, ma che finirà per attenuarsi per la difficoltà di precisare il concetto di “buon costume”. Conduttore 1. Michele Marchi Questa esigenza di moralità pubblica e di trasparenza politica era l’obiettivo di un altro comma di questo lungo articolo. “La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica”. Un tentativo per evitare le manipolazioni dei mass media, come era avvenuto alla vigilia dell’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Allora diversi giornali erano stati finanziati dalle coalizioni già in guerra, nonché dai gruppi industriali interessati ai guadagni connessi all’impegno militare. Conduttore 2. Riccardo Brizzi La situazione oggi è assai diversa. La radio e la televisione non sono più monopolio dello Stato. Poi c’è Internet, che ha rivoluzionato le comunicazioni sul globo e che si afferma sempre più tra i giovani. Uno strumento importantissimo tanto che alcuni grandi giornali, come il New York Times, hanno annunciato che fra qualche anno non produrranno più la versione cartacea, ma saranno presenti soltanto sul web. Conduttore 1. Michele Marchi Comunque sia, la produzione di idee - sui giornali, in radio, in TV o nel web - richiede grandi capitali, almeno se vuole essere efficace e competitiva. Rimane quindi teorico il diritto di tutti all’accesso agli strumenti di diffusione del pensiero. Inoltre risulta altrettanto difficile rendere trasparenti, come dice la costituzione, le fonti di finanziamento di questi moderni “media”. |