Articolo 1 - seconda parte: conversazione con Paolo Pombeni (Università di Bologna)
Conduttore 2. Riccardo Brizzi Professore la stesura di questo articolo fu effettivamente così complessa?
Paolo Pombeni Effettivamente fu una formulazione molto contrastata. Inizialmente le sinistre chiedevano si parlasse di una “Repubblica di lavoratori”. Questo sembrava eccessivo alle componenti più centriste e conservatrici, sembrava un articolo da costituzione diciamo così sovietica. Tuttavia anche la parte sinistra della democrazia cristiana e alcune componenti liberal socialiste ritenevano il lavoro fosse un argomento molto importante.
Alla fine fu il democristiano Amintore Fanfani che trovò questa formula che metteva d’accordo tutti che è appunto la formula della Repubblica italiana si fondata sul lavoro.
Conduttore 1. Michele Marchi Ma affermare che la nostra Repubblica si fonda sul lavoro è una formula retorica o oggi queste parole hanno ancora un significato?
Paolo Pombeni
Io credo che queste parole abbiano ancora un significato profondo. Anche se siamo in un’epoca in cui piace di più parlare di “consumatori”, di cittadini in generale e non si vuole mettere così tanto accento sul lavoro.
Alle volte dico per scherzare che la gente vuole piuttosto andare in pensione che esercitare un posto di lavoro, in realtà il legame tra l’attività dell’uomo, tra la sua attività creatrice e la partecipazione al lavoro, rimane un elemento fondamentale nel creare l’immagine della cittadinanza.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi Eppure, oggi, con una crescente precarietà del lavoro, abbiamo generazioni che alla pensione non possono proprio pensare.
Paolo Pombeni Io credo che proprio da questo punto di vista sia importante tornare sulla formula della Repubblica fondata sul lavoro.
Il lavoro non è soltanto un mezzo per ottenere un giusto salario e la giusta possibilità di mantenere una famiglia, di partecipare alla vita sociale.
E’ un fatto di dignità dell’uomo. Per questo il lavoro deve essere in qualche misura tutelato e nel limite del possibile garantito a tutti.
Senza lavoro non c’è dignità, senza dignità è molto difficile parlare di cittadinanza.
Conduttore 1. Michele Marchi Dobbiamo notare che l´articolo 1 contiene un’altra affermazione solenne, ossia che la sovranità appartiene al popolo.
Che senso ha oggi la proclamazione di questo principio?
Paolo Pombeni Ha un significato profondo. Viene da una storia molto lunga, addirittura dall’antichità. Molti telespettatori ricorderanno di avere visto da qualche parte la famosa sigla SPQR, che vuole dire "senatus populusque romanus", cioè il senato e il popolo di Roma, che era la formula che nella Roma antica stabiliva appunto il fatto che la forza della legge dipendeva dall’unione del Senato, cioè dall’istituzione, e del popolo.
Oggi questa formula è ovviamente superata in mezzo ci sono state le rivoluzioni prima inglese e poi francese e americana, fra Seicento e Settecento, e il popolo è l’unico referente della sovranità, ma è un referente importante perchè dimostra che in fondo ciascuno obbedisce a se stesso.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Ma non è un po´ difficile definire chi sia veramente il popolo?
Paolo Pombeni Certamente infatti il popolo, se mi si passa una battuta un po’ disinvolta, non è qualcosa che si mangia, cioè una cosa che si trova in natura, che si può facilmente determinare cosa sia. E’ un’astrazione e quindi questo porta alla possibilità di manipolare questa astrazione.
Il popolo è in realtà quel corpo che si riconosce in un quadro di valori, significati comuni e anche in una unità di destini, di orizzonti. Non è semplicemente un aggregato informe qualche che sia.
Conduttore 1. Michele Marchi Nella storia è accaduto più volte che qualcuno affermasse, in maniera opportunistica, che il vero popolo era solo quello che lo sosteneva.
Paolo Pombeni Certamente. Lei pensi che sin dall’antichità classica, cioè dall’antica Grecia si distinguevano due forme la democrazia che è il potere veramente nelle mani del popolo, e la demagogia che era l’arte di quelli che portavano il popolo dove volevano loro, cioè che pretendendo di interpretare il popolo in realtà lo manipolavano e lo portavano a fare quelli che erano i loro interessi o lo portavano verso i propri obiettivi.
Naturalmente il popolo non è questa massa di persone da manipolare e da portare dove si vuole. Il popolo è l’astrazione del principio del bene comune generale e della comunità di destini che deve salvare il più possibile i destini individuali e la capacità di sviluppo di tutte le persone che ne fanno parte.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Ma è possibile difendersi da queste deviazioni?
Paolo Pombeni Certo, la nostra costituzione infatti parla esplicitamente di un esercizio della sovranità popolare nei limiti e nelle forme stabiliti dalla legge.
Quindi la sovranità popolare non è qualcosa a cui ciascuno fa a suo piacimento riferimento ma è qualcosa che passa attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione: le leggi, le istituzioni rappresentative cioè il parlamento, i poteri locali, il sistema complessivo di esercizio della responsabilità, le elezioni, i partiti e quant’altro, che appunto il complesso degli aspetti che vengono regolati dalla nostra Costituzione.