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Articolo 138 - seconda parte: conversazione con Giuliano Amato

Paolo Pombeni

Presidente Amato, la revisione è uno dei temi più delicati di qualunque ordinamento costituzionale. Come le chiederei di spiegare ai nostri ascoltatori in origine le costituzioni non avevano modi di revisione diversi da quelli delle leggi ordinarie, poi naturalmente, dopo l´esperienza della facilità con cui i fascismi si impadronirono del potere, si è scelto di "blindare", come si usa dire oggi, la possibilità di rivedere i testi. Ma è stata una scelta senza costi?

Giuliano Amato

Intanto diciamo che la scelta è stata giusta. Lei ha giustamente ricordato quando è nata, che è nata nella prima parte del Novecento dopo un’esperienza come quella italiana e di altri paesi, ma gli italiani penseranno alla loro, per cui un nuovo regime, non democratico, passò al partito unico, abolì le libertà civili, creò un tribunale speciale per i reati contro il regime, modificò tutto il sistema di governo del paese senza toccare la Costituzione, cioè lo Statuto albertino. Allora uno capisce che se lascia alla maggioranza la decisione che riguarda anche le regole fondamentali, può succedere “l’ira di Dio”, come successe allora. Ci fu in realtà la presa d’atto di una cosa, vede, che non tutti hanno ancora oggi capito, che democrazia non è solo fare decidere la maggioranza, ma tenere conto dei diritti delle minoranze, ma tenere conto dei diritti della persona. Allora perché tutto questo accada le Costituzioni, che sono il paniere delle regole di fondo su questa materia, si è pensato “ci vuole una maggioranza più ampia”. Certo questo ha dei prezzi nel senso che vi sono modifiche, magari necessarie che non riescono ad avere la maggioranza, continuo a pensare che il gioco valesse la candela.

Paolo Pombeni

Nel nostro sistema il meccanismo è pensato evidentemente perché non si possano cambiare parti della costituzione a colpi di semplice maggioranza. In più, sempre per evitare colpi di mano di qualunque genere si è generosamente previsto che le riforme possano essere sottoposte ad un referendum popolare. Ma il referendum è ancora, in un´epoca come la nostra di grandi semplificazioni attraverso la manipolazione dei media, lo strumento buono per avere pronunce responsabili in materie spesso molto, molto complicate?

Giuliano Amato

Sì, questa è una osservazione giusta e a volte le vestali del referendum, la sacralità della volontà popolare si rifiutano di constatare che a volte il cittadino poco informato, che non ha voglia ma a volte neanche tempo di assumere informazioni, finisce vittima delle panzane più grossolane che nella campagna referendaria vengono dette dall’uno o dall’altro. Ci sono diversi modi per minimizzare questo male, il più importante certo è diffondere informazione corretta, e qui si può fare molto e non affidarsi soltanto ai politici perché i politici poi chi la vuole con il sì chi la vuole con il no finiscono sempre con il deformare. Ma c’è un punto che riguarda proprio questa materia costituzionale, più ridotto è l’ambito della riforma più è facile che il cittadino riesca a impadronirsi di quel meccanismo e a decidere in modo ragionato. Più si fanno riforme che riguardano quaranta, cinquanta articoli, con temi totalmente diversi, più il referendum viene deciso per ragioni che non hanno niente a che fare con il merito. 

Paolo Pombeni

Proprio a questo proposito una domanda un po´estrema. Il meccanismo di revisione è pensato appunto per introdurre modifiche in qualche articolo. Ma quando il problema di revisione diventa di più ampia portata come si potrebbe fare?

Giuliano Amato

Questa anche è un’ottima domanda, perché io sono convinto, e le esperienze di questi anni di modifiche a largo raggio fatte attraverso quella procedura confermano che quella procedura non è nata per questo ma è nata per modificare, uno, due, massimo tre articoli alla volta, e non tutta questa roba insieme. Ma come si fa a modificare l’insieme? Ecco qui probabilmente occorre ricorrere a dei meccanismi intermedi tra la procedura ordinaria e l’Assemblea costituente. Non si può fare un’Assemblea costituente per cambiare una Costituzione, la si fa per farne una nuova, naturalmente. Ma ci possono essere delle vie di mezzo che coinvolgendo una platea più ampia di quella dei parlamentari che decidono in parlamento, dia il senso della modifica più impegnativa. Poi certo si tratta di vedere se qui ci si mette il referendum o no perché non vorrei darmi la zappa sui piedi. Insomma è un problema questo e facciamo bene a pensarci.