Articoli 12-52-54 - seconda parte: conversazione con Ernesto Galli della Loggia (Università Vita e Salute, S. Raffaele)
Paolo Pombeni
Professor Galli Della Loggia, la prima domanda mi pare inevitabile. Che effetto fa rileggere oggi questi articoli che conservano tanto sapore, diciamo così, di Ottocento, per non dire di Rivoluzione Francese?
Ernesto Galli della Loggia
Sì è vero hanno questo sapore e ci ricordano che la Nazione è figlia della Storia. Noi siamo una Nazione perché abbiamo avuto una Storia. Questa storia certo è iniziata da molto tempo prima della Rivoluzione francese, ma in quel periodo ha avuto il suo snodo fondamentale perché l’idea di Nazione, la cultura della Nazione nasce da lì. Quindi noi siamo ancora in quella prospettiva, in quella luce, quindi ci ricorda la nostra origine, l’origine della nostra idea di Nazione. L’idea di Patria appunto, l’idea di cittadinanza anche nasce dalla Rivoluzione francese. Quindi la nostra Costituzione, in qualche modo, riprende e richiama i toni di quel periodo storico.
Paolo Pombeni
La Costituzione del 1948 parla di Patria e di sacri doveri, fortunatamente sino ad ora a questi valori è mancato quello che una certa retorica avrebbe chiamato il “battesimo del sangue”, cioè il confronto bellico con un nemico esterno. Naturalmente siamo tutti felici che questo non sia avvenuto, ma alcuni dicono che ciò rende più difficile riproporre alle giovani generazioni questo universo culturale della identità nazionale?
Ernesto Galli della Loggia
Sì forse un po’ è vero, però certo nessuno di noi si augura che per insegnare ai giovani e alle giovani generazioni la cultura della Nazione si debba fare una guerra.
Sicuramente lo scontro bellico, come lei diceva, è un momento fondamentale per la nascita della cultura della Nazione. Però, per fortuna, la cultura della Nazione può essere insegnata e veicolata anche attraverso altre dimensioni, una per esempio fondamentale secondo me è quella della scuola. L’insegnamento del passato, della tradizione, della storia del proprio Paese e della propria collettività è un momento essenziale per la formazione nella nostra coscienza e nella coscienza dei giovani della nostra identità.
Capire da dove si viene e dove si va e quali sono stati i valori storici e civili che hanno innervato questa storia e che quindi ci hanno fatto quello che siamo.
Questo è un momento fondamentale. Un altro momento è il rapporto con lo Stato. Quando si dice Nazione si dice anche Stato nazionale si intende anche questo. Quindi avere uno Stato, per esempio, che si preoccupa dei cittadini in maniera seria ed efficiente rafforza sicuramente la cultura dell’identità collettiva: Del fatto che noi abbiamo dei doveri e degli obblighi, che dobbiamo pagare le tasse e in cambio ne abbiamo poi dei servizi dall’amministrazione dello Stato. La cultura della Nazione è, diciamo così, potentemente fatta di queste cose, quindi non c’è bisogno delle guerre, ma c’è bisogno di tutto questo. Penso che la scuola e la cittadinanza, la vita quotidiana, il rapporto con le istituzioni sono tutte cose che indirettamente hanno molto a che fare e producono cultura della Nazione e identità nazionale.
A noi come, si capisce, questi versanti hanno fatto, a noi italiani intendo, hanno fatto un po’ difetto e fanno difetto. Ed ecco perché noi stentiamo ad avere una cultura forte dell’identità nazionale.
Paolo Pombeni
Chiudiamo parlando, come lei ricordava, del dovere di adempiere le funzioni pubbliche “con disciplina ed onore”. Questo non è un articolo ricordato molto spesso
Ernesto Galli della Loggia
Se posso dire, anche io quando lei me ne ha accennato per telefono che ci saremmo soffermati su questo articolo non me ne ricordavo. Credo che pochissimi cittadini italiani se ne ricordino.
Paolo Pombeni
Come possiamo commentare quindi questa, almeno apparente, “dimenticanza collettiva”?
Ernesto Galli della Loggia
Credo che in questo momento ogni italiano si dà una risposta. Insomma lo sappiamo perché. Perché il nostro rapporto con le istituzioni è un rapporto, diciamo così, che non è nato storicamente all’insegna di questi valori della disciplina e dell’onore che sottintendono anche che ci sia forte l’idea del servizio alla Nazione e che l’impiego pubblico in particolare sia concepito, sia sentito dagli impiegati e dai funzionari come un servizio alla nazione cioè alla collettività. Questa è un’idea forte della cultura della Nazione che a noi manca, che si esprime al massimo grado in culture per esempio come quella tedesca, dove c’è l’idea del Berufung, della vocazione al servizio dello Stato, della collettività. A noi questo fa molto difetto e sicuramente perché ci fa difetto un po’ la cultura, per riprendere l’espressione mazziniana, che mi sembra a questo proposito importante, dei diritti e dei doveri. Nel nostro rapporto con lo Stato c’è molto la cultura del diritto che spesso diventa cultura della pretesa che lo Stato faccia, che dia soldi. E invece sentiamo poco il fatto che noi abbiamo dei doveri nei confronti dello Stato, che poi siamo tutti noi. Questo articolo invece ci ricorda la necessità di avere verso la Nazione, verso lo Stato che la rappresenta, un rapporto di, usiamo una parola grossa, dedizione, appunto “disciplina ed onore”.