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Articolo 10 - seconda parte: conversazione con Filippo Andreatta (Università di Bologna, sede di Forlì)

Paolo Pombeni

Prof. Andreatta, cosa ci sarebbe da dire oggi di quell’inciso dell’articolo 10 che parla di adeguamento del nostro ordinamento alle norme internazionali “generalmente riconosciute”?
C’è davvero ancora un generale riconoscimento che vada oltre norme abbastanza, per così dire elementari e generali ed astratte?

Filippo Andreatta

La politica estera in generale, bisogna fare una premessa, è una parte ovviamente particolare di ogni Costituzione perché vengono imposti dall’esterno i ritmi, non seguono i ritmi interni di riforma. E ovviamente la situazione internazionale è in continuo mutamento. Già c’è una  grossa differenza tra il momento in cui la Costituzione è stata stilata e gli anni successivi che sono diventati gli anni della Guerra fredda che hanno bloccato il funzionamento dell’Onu sul quale invece i costituenti avevano una grande speranza. La parte più importante dell’atteggiamento della Repubblica italiana verso la guerra quella di rifiuto, infatti era moderata dalla volontà di partecipare alle Nazioni Unite che purtroppo durante la Guerra fredda non sono state utilizzate. Dopo la fine della Guerra fredda c’è stato uno scongelamento dei blocchi e quindi c’è stato un tentativo di utilizzare le Nazioni Unite con maggiore efficacia, sulla base però di regole diverse perché la situazione internazionale era mutata. Non si trattava più di guerre tra Stati, guerre generali, ma guerre civili e quindi con possibili interventi all’interno della sovranità e della giurisdizione degli Stati. Su questo quindi c’è un grosso dibattito in corso ed è difficile stabilire esattamente quali siano le “norme generalmente riconosciute”.

Paolo Pombeni

C’è qualcosa di più che un semplice rinvio a questo adeguamento del nostro diritto interno al diritto internazionale? Cioè si può o meno vedere in questo articolo un invito forte per usare un’espressione un po’ disinvolta, ad adeguarsi nello stesso modo di essere della nostra democrazia rispetto ad un orizzonte che chiameremmo un orizzonte Onu, per dirla in maniera sintetico?

Filippo Andreatta

Diciamo che è mediato anche da altre appartenenze dell’Italia che si sono sviluppate e contrapposte nel frattempo. In particolare quella dell’Alleanza atlantica che serve anche ad interpretare un po’ il modo di fare politica estera dell’Europa. Rispetto alla Costituzione subito dopo c’è stata la Guerra fredda e l’adesione traumatica dell’Italia alla Nato voluta dai governi centristi di De Gasperi. Progressivamente c’è stato invece un allargamento della base di consenso e si è in qualche modo costituzionalizzata l’appartenenza al campo occidentale con l’accettazione della Nato da parte del partito socialista, negli anni Sessanta, e del partito comunista negli anni Settanta. Per cui si può dire che oggi, se anche il sistema internazionale è in flusso e quindi non ha delle certezze, è diventata più certa la collocazione italiana all’interno del sistema internazionale con un’adesione sia alle Nazioni Unite, ma anche alle istituzioni occidentali che servono da bussola rispetto agli sconvolgimenti del presente

Paolo Pombeni

Veniamo al tema del “diritto di asilo” che oggi è diventato problematico per l’ampliarsi dell’orizzonte internazionale e delle migrazioni dei popoli, dove non è raro il caso in cui si usi con disinvoltura questo rinvio alla categoria del “perseguitato politico”. Come converrebbe secondo lei regolarsi in un mondo così cambiato?

Filippo Andreatta

Il diritto di asilo rimane un principio fondamentale di ogni democrazia non solo di quella italiana. E’ l’idea che la libertà non sia limitata da un confine e che tanti perseguitati altrove possano trovare un rifugio. Il problema è che spesso è stato definito in maniera troppo ampia in un momento come quello di oggi in cui il numero di rifugiati nel mondo sta aumentando. C’è il rischio appunto di un abuso nell’applicazione di questo diritto. C’è purtroppo un numero di guerre civili crescente, un numero di dittature che sta, dopo un certo periodo di riflusso, tornando ad aumentare, e pertanto sarebbe il caso di adeguare questa normativa, anche perché la maggior parte degli immigrati in Italia non proviene da paesi con problemi di natura politica, ma sono le normali migrazioni di tipo economico.