Articoli da 92 a 96 - seconda parte: conversazione con Gian Enrico Rusconi (Università di Torino)
Paolo Pombeni
Professor Rusconi, oggi il Governo non è più, ammesso che lo sia mai stato, semplicemente l’esecutivo della maggioranza parlamentare, è piuttosto un organo autonomamente propulsore dell’attività legislativa oltre che politica. Questo, a suo giudizio, modifica il quadro costituzionale o si tratta semplicemente di adattarne in qualche punto la lettura?
Gian Enrico Rusconi
Vorrei sottrarmi a questa alternativa. Sarei più per l’ipotesi che sta cambiando molto profondamente, per lo meno quello che era nell’intenzioni dei costituenti, perché come lei diceva con un sottinteso interrogativo, ma il Governo è mai stato davvero espressione della maggioranza, ha sempre avuto in Italia una funzione di tensione con la maggioranza. Certo che oggi è effettivamente come lei sta dicendo. Il Parlamento è diventato un posto in cui si approva quello che dice il Governo, poi si è anche esasperata la differenza tra maggioranza ed opposizione, quindi la difesa del Governo è diventata quasi il compito principale del Parlamento, della maggioranza parlamentare. E questo rappresenta una profonda variazione rispetto allo spirito e anche alla lettera della Costituzione. Io la penso così.
Paolo Pombeni
Il Presidente del Consiglio nella nostra Carta è una figura non ben definita, come lei ha lasciato intendere: da un lato si dice che “dirige la politica generale del Governo”, dall’altro, almeno nei governi di larga coalizione, come si è ricordato, appare molto vincolato al dovere di tenere insieme la sua maggioranza. E’ questo un fatto, un momento in cui la Costituzione avrebbe dovuto adeguarsi ad una realtà che non è più quella per cui è stata scritta?
Gian Enrico Rusconi
E’ probabile perché si sa che questo ruolo un po’ indeterminato del Presidente del Consiglio doveva correggere il timore che avevano i padri costituenti del formarsi di un esecutivo che poi si sarebbe autonomizzato, come è stato il fascismo alle origini. Non dimentichiamo che Mussolini ha impiegato qualche anno per diventare quello che era. E quindi è chiaro che non osava dare delle competenze, come dice la Costituzione tedesca, assolutamente predominante. L’idea vuoi del presidenzialismo spaventava tutti i parlamentari. E quindi questa figura lasciata molto alla personalità: alcune personalità riuscirono ad imporsi, altre sono finite. Oggi la situazione sembra univocamente portare verso una forma di strisciante presidenzialismo, cioè di personalizzazione eccessiva direi, con il passare degli anni e dei mesi. E’ una forma che non ha neanche una definizione precisa. Alcune volte si sente dire, mi lasci questo confronto, il cancelliere tedesco. Ma il cancelliere tedesco è espressione parlamentare con alcune competenze scritte, mentre da noi no. Da noi si va verso una forma di latente, implicito presidenzialismo pesantemente personalizzato. Perché la domanda che viene subito spontanea: ma questo non coincide con la cosiddetta iper- personalizzazione della politica? Sì.
Paolo Pombeni
Sempre proseguendo sul filo di questo adeguamento non della realtà al disegno costituzionale, ma viceversa, del disegno costituzionale alla realtà, l’attuale fenomeno di personalizzazione della leadership politica richiede o no un adeguamento della nostra Carta costituzionale o forse in fondo si può cambiare nei fatti continuando a tenere la lettera delle vecchie regole?
Gian Enrico Rusconi
No, basta. E’ cambiato troppo il sistema. Del resto la personalizzazione è diventata un fenomeno corrente in Europa, anche per l’enfasi del sistema mediatico che oggi è diventato predominante. Certo la stampa c’era anche nel 1946-48, non c’era la televisione, la radio era una cosa un po’ patetica, quindi collegherei le cose. Proprio il flusso di informazioni mediatiche così potente, prepotente e poi che risponde sempre allo spettacolo, alla bella faccia, ha influenzato anche il meccanismo politico. Quindi qui siamo davanti ad una profonda, irreversibile trasformazione. Prendiamo per esempio una figura al di sopra di ogni sospetto, sia dal punto di vista costituzionale che personale, come l’ex premier Blair, forse che non ha giocato sulla propria personalità per un sacco di tempo? Ed era il premier inglese e nessuno ha mai accusato di personalismo Blair. Allora per cercare di trovare un punto di equilibrio critico: la personalizzazione acquista caratteri patologici laddove la struttura istituzionale è più incerta, è più debole. Dove c’è una netta definizione delle competenze del presidente o del cancelliere o del premier ecco che la personalizzazione viene corretta. Cioè la personalizzazione è tanto più distruttiva quanto meno chiara o efficace è la legge istituzionale o la norma istituzionale.