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Articoli da 83 a 91 - seconda parte: conversazione con Giovanni Sabbatucci (Università di Roma La Sapienza)

Paolo Pombeni

Professor Sabbatucci, gli articoli sul Presidente della Repubblica sono stati molto criticati alla Costituente. Ricorderete il grande e ottuagenario maestro del diritto Vittorio Emanuele Orlando parlò di una “figura pallida e senza spessore”, al che Togliatti gli ribadì che lui cercava nel testo l´ombra del Re. Ma è proprio così?

Giovanni Sabbatucci

Secondo me Togliatti aveva ragione quando parlava dell’ombra del Re in riferimento ad Orlando. Orlando che non era solo giurista ma un politico che aveva fatto una lunga carriera nell’Italia liberale, non poteva non fare il paragone tra la relativa limitatezza dei poteri e delle prerogative del Presidente della Repubblica e il ruolo invece molto forte simbolico sul piano istituzionale, un ruolo persino invasivo che la monarchia aveva avuto nella storia dello Stato liberale. La monarchia era stata qualcosa di forte, di grande e di ingombrante dire. A fronte di tutto questo la figura di un Presidente della Repubblica in un regime sostanzialmente parlamentare non poteva non apparire debole, quasi irrilevante, ma d’altra parte questo era il portato, la scelta di fondo che era quella di dare vita ad un regime parlamentare. In un regime parlamentare pieno il Capo dello Stato non può che avere una funzione molto limitata.

Paolo Pombeni

Il caso del Presidente della Repubblica è uno di quelli che meglio si prestano per mostrare, anche al pubblico più largo, l´evoluzione di una istituzione grazie ai suoi comportamenti. Dalla figura di un Presidente "notaio della repubblica" come si definiva il primo nel ruolo, Luigi Einaudi, agli ultimi Presidenti che hanno fatto, per volontà o per obbligo, gli arbitri della transizione politica si è fatta molta strada. Come mai?

Giovanni Sabbatucci

Intanto va detto che un ruolo esclusivamente notarile non lo hanno svolto neanche i primi Presidenti e neanche Einaudi che era quello che più si riconosceva in questa figura. E poi va ricordato che i poteri del Presidente nell’ordinamento italiano, nella Costituzione italiana, sono sì limitati, ma non irrilevanti. E che soprattutto questa area delle competenze, delle prerogative del Presidente non è data una volta per tutte ma può espandersi, può restringersi a seconda delle circostanze. Semplificando direi che quando il sistema funziona al suo meglio, quando le maggioranze sono solide, la leadership è forte e non ci sono incertezze sulla sorte delle istituzioni e sulla loro modalità di funzionamento i loro poteri sono limitati, almeno a norma di Costituzione. Quando invece il sistema entra in crisi o comunque dà segni di difficoltà, lascia aperti degli interrogativi di tipo istituzionale, quando, soprattutto la classe dirigente, la maggioranza, la leadership governativa sono più deboli, quasi automaticamente, fatalmente i poteri del Presidente della Repubblica e le sue prerogative si allargano. Questo è successo non a caso in un crescendo in Italia nel momento proprio della crisi della cosiddetta “Prima Repubblica”.

Paolo Pombeni

Per un presidente a cui si richiede sempre più un ruolo politico in qualche misura, quindi un ruolo impegnativo, è adeguato l´attuale sistema di elezione o sarebbe meglio pensarne uno che allargasse la sua base di legittimazione popolare?

Giovanni Sabbatucci

Quel che è certo è che un ruolo molto pesante e impegnativo di un Presidente della Repubblica presuppone una elezione popolare. L’elezione popolare del Presidente è uno dei tanti sistemi che la democrazia prevede, non c’è nulla di antidemocratico nell’immaginare un Presidente forte eletto direttamente dai cittadini anziché, come avviene nel nostro caso, dal parlamento. Tutto si può proporre, tutto si può pensare. Quello che secondo me però non è il caso di immaginare è un Presidente eletto direttamente dal popolo nel quadro attuale delle istituzioni nate dalla Costituzione. Se si vuole introdurre l’elezione diretta ci si deve orientare vero un ordinamento, una architettura istituzionale diversa da quella che abbiamo. Di tipo presidenziale o anche semi presidenziale. Ma questo comporta, come dicevo, il ridisegno di tutta l’architettura istituzionale che invece è nata in una prospettiva nettamente, schiettamente parlamentare. Cambiare solo il coperchio di questo meccanismo, ecco questo secondo me è un errore. Se si vuole davvero cambiare sistema e orientarsi verso un regime di tipo presidenziale o semi presidenziale, bisogna riscrivere la Costituzione, ma questa è una prospettiva che al momento mi sembra decisamente poco plausibile.