Articoli da 83 a 91 - prima parte: presentazione storica
Dall’articolo 83
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione (…). L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
Dall’articolo 87
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. (...)
Dall’articolo 88
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.(...)
Conduttore 1. Michele Marchi
Gli articoli relativi all’elezione e ai poteri del Presidente della Repubblica furono tra i più complicati da elaborare. Il dibattito fu infatti dominato dallo «spettro dell’uomo forte», da scongiurare dopo i vent’anni di dittatura fascista.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
A testimonianza di quanto sia stata delicata la discussione, ricordiamo che essa venne assegnata alla Commissione dei 75 riunita in seduta plenaria e non , come di consueto, ad una sottocommissione.
Conduttore 1. Michele Marchi
Riguardo alle modalità di elezione si scontravano tre punti di vista. C’era chi sosteneva l’elezione popolare diretta, per sottrarre la Presidenza della Repubblica dal controllo dei partiti e fornirle così una legittimità non mediata.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Su questa posizione erano schierati la destra, i liberali e una minoranza della Democrazia cristiana. Una seconda opzione era indicata dalla sinistra, in particolare comunista, che preferiva l’elezione diretta da parte delle due Camere.
Conduttore 1. Michele Marchi
Vi era poi la posizione ufficiale della Dc che alla fine si impose: elezione da parte delle due Camere in seduta comune, con aggiunta dei delegati regionali.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Il metodo fu scelto per testimoniare l’alto valore di unità nazionale incarnato dal Presidente della Repubblica e per sottolineare la rappresentanza dell’intera comunità.
Conduttore 1. Michele Marchi
A testimonianza del valore dell’argomento basti pensare che fu proprio il Presidente della Commissione dei 75, Meuccio Ruini, a prendere la parola per ribadire che nel progetto Costituente al Presidente della Repubblica non dovesse essere assegnato un ruolo di semplice rappresentanza.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Il socialdemocratico Preti, personalità non certo sospettabile di simpatie per la sinistra marxista, sottolineò il rischio della formula «capo dello Stato». Egli ribadì la necessità di rompere in maniera decisa con la tradizione ottocentesca nella quale il capo dello Stato era realmente l’organo sovrano.
Conduttore 1. Michele Marchi
Allo stesso modo la discussione fu accesa riguardo alla possibile prerogativa presidenziale di scioglimento delle Camere.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Anche la Democrazia cristiana si mostrò divisa su questo punto, in particolare riguardo alla possibilità di scioglimento delle Camere con o senza la controfirma ministeriale.
Conduttore 1. Michele Marchi
Anche un autorevole membro della vecchia élite liberale come Vittorio Emanuele Orlando intervenne nel dibattito. Egli era contrario all’ipotesi di attribuire il potere di scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica. Si trattava, a suo avviso, di una scelta in evidente contrasto con il profilo di un Presidente della Repubblica privo di effettivi poteri esecutivi, così come delineato nel progetto costituente.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
La soluzione finale rappresentò un chiaro tributo alla centralità del Parlamento. Con l’articolo 89 si stabilì che “nessun atto del Presidente è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”.
Conduttore 1. Michele Marchi
Senza dubbio l’ansia dell’«uomo forte» e il timore di possibili contenziosi tra poteri dello Stato svolsero un ruolo decisivo per giungere a questa scelta.
Conduttore 2. Riccardo Brizzi
Eppure negli anni successivi si è spesso parlato di un possibile ritorno ad un sistema meno fondato sulla centralità parlamentare.
Conduttore 1. Michele Marchi
Basti pensare al grande dibattito sulle riforme istituzionali in atto nel nostro paese dai primi anni Novanta e ai continui riferimenti al semipresidenzialismo francese.