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Articoli da 55 a 82 (Senato) - seconda parte: conversazione con Angelo Panebianco (Università di Bologna)

Paolo Pombeni

Professor Panebianco, il principio della "doppia lettura" era, diciamo così, una conquista del costituzionalismo, perché ogni legge veniva esaminata due volte e, almeno in teoria, da parte di due corpi che costituivano realtà diverse rispetto alla rappresentanza. Sappiamo naturalmente che da tempo non è più così, ma il principio della doppia lettura meriterebbe di essere salvato oppure no, a suo giudizio?

Angelo Panebianco

Credo che sia un principio completamente superato, tanto è vero che il parlamentarismo contemporaneo si è orientato verso il superamento di questo meccanismo. Il meccanismo, il principio era valido in teoria, ma poi in pratica ha prodotto troppi inconvenienti, troppe difficoltà, troppe lentezze nel processo parlamentare e legislativo. Quindi credo che senz’altro vada superato.

Paolo Pombeni

Oggi il governo è il maggior motore della produzione di leggi, persino in termini eccessivi secondo qualcuno. La gran parte di leggi sono leggi di iniziativa governativa. Però siccome poi il governo ha adesso anche lui una legittimazione elettorale: si vota per il presidente A o per il presidente B, il passaggio parlamentare rischia di essere semplicemente sempre più una verifica della fiducia nei confronti del governo e della sua maggioranza. Come si può valutare questo nuovo panorama?

Angelo Panebianco

Ma guardi, credo che questo dipenda essenzialmente dal fatto che abbiamo due grandi filoni con tante differenze interne nel parlamentarismo e nel funzionamento dei sistemi parlamentari. Negli assetti bipolare si produce esattamente quello che lei ha detto. Cioè abbiamo una legittimazione anche del governo e un rapporto parlamento/governo che non risponde più esattamente all’idea che all’inizio del parlamentarismo ci si era fatta sui corretti rapporti tra governo e parlamento e sul modo di produrre le leggi. Credo che non ci sia soluzione. Inevitabilmente se gli assetti sono bipolari o addirittura bipartitici chi vota per un certo partito vota anche per il governo e a quel punto si determina quel rapporto governo/parlamento che si è detto. Fino a quando si rimane all’interno della democrazia parlamentare allora non c’è soluzione possibile. Altra cosa naturalmente se si passa ad assetti presidenziali, semipresidenziali e così via.

Paolo Pombeni

Il referendum, istituto che per anni si è lasciato diciamo dormire, poi è diventato per qualche decennio il motore della mobilitazione dei cittadini, poi è entrato di nuovo in uno stato di crisi. Come si può spiegare questa vicenda così complessa?

Angelo Panebianco

Il referendum è stato utilizzato in Italia da un certo momento in poi in una fase in cui la società andava trasformandosi e nuovi gruppi cercavano nuove forme di espressione politica al di là o a fianco dei partiti. Per una certa fase la società italiana ha reagito positivamente alla novità. I cittadini hanno accettato con entusiasmo questa nuova forma di pressione politica, poi è subentrata la stanchezza. Ora probabilmente l’istituto è in crisi e richiede qualche intervento, in particolare credo che l’intervento che bisognerebbe fare per rivitalizzarlo dovrebbe essere l’abolizione del quorum, cioè un intervento sulla Costituzione che consenta di abolire il quorum necessario per rendere valida la volontà espressa dai cittadini nel referendum.

Paolo Pombeni

Mi scusi se facciamo un’ultima osservazione finale. Ma non c’è il rischio che l’abolizione del quorum del referendum, come lei ricordava, non favorisca in qualche modo una minoranza la quale riuscirebbe per questa via ad imporre il suo volere ad una maggioranza relativamente o per niente interessata alla materia che si sottopone a referendum?

Angelo Panebianco

Sì, naturalmente in teoria questo rischio c’è. In realtà se salta il quorum non c’è più l’interesse all’astensione. Oggi l’astensione è di due tipi nei referendum, come abbiamo visto. Una è fisiologica: l’astensione di chi è disinteressato al problema, e questa è ovviamente ineliminabile e oltretutto questo disinteresse è francamente credo anche un diritto del cittadino. Ma poi c’è anche un altro tipo di astensione: quella organizzata con lo scopo di fare fallire il referendum. Questa seconda forma di astensione salterebbe e a quel punto tutti dovrebbero mobilitarsi pro o contro, per il sì o per il no. Quindi credo che questo pericolo che c’è sulla carta nella realtà non si manifesterebbe.