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Paolo Pombeni
Professor Pasquino, all´epoca della Costituente sembrava del tutto naturale che non ci fossero una vere forme di democrazia senza una forte strutturazione del sistema in partiti politici. Sessant´anni dopo è ancora così?
Gianfranco Pasquino
Potremmo essere ancora in queste condizioni perché le istituzioni italiane designate dalla Costituzione continuano a rimanere sufficientemente deboli. Parlamento debole e governo debole a prescindere da chi fa il governante e anche rete di autonomie locali abbastanza debole. E dall’altro lato la società italiana non è diventata particolarmente forte dal punto di vista della robustezza e della capacità di movimento delle sue associazioni. E dunque i partiti sono ancora necessari. Un sistema che ha una società forte e istituzioni forti può permettersi partiti non molto forti, un sistema che ha istituzioni deboli e una società poco organizzata necessita di partiti forti.
Paolo Pombeni
Una delle ambiguità, se così vogliamo dire, che sono iscritte nella nostra Carta riguarda proprio la diatriba sulla democraticità interna dei partiti politici, questi pilastri del nostro sistema. Anche qui rischiamo di essere nel campo dell´archeologia politica o ci sono ancora temi che vale la pena di dibattere?
Gianfranco Pasquino
Siamo in un’attualità che dura da 150 anni potremmo dire così. Perché se i partiti devono essere la democrazia che si organizza, e uso deliberatamente quello che disse Palmiro Togliatti, segretario del PCI, allora è giusto che siano democratici al loro interno. Anzi lo diventa ancora di più nel momento in cui i partiti occupano posizioni che forse dovrebbero lasciare. Dunque il problema della democrazia nei partiti si pone e per esempio le primarie sono lo strumento che cercano di migliorare quel po’ di democrazia che c’è e che non è molto, e fa sì che i cittadini abbiano non soltanto un po’ di influenza, ma molta influenza. Bisognerebbe anche ritoccare gli statuti dei partiti, garantendo agli iscritti maggiore influenza sulla scelta dei candidati e forse anche garantendo agli iscritti la possibilità di decidere su alcune tematiche. Qualcuno parla di referendum, credo che sia utile che su alcune tematiche semplici gli iscritti possano dire sì o no rispetto a una domanda ben formulata. Questo è certamente un modo per fare funzionare la democrazia nei partiti.
Paolo Pombeni
Proprio a questo scopo c’è una frase nella costituzione che non è molto ricordata, quella che parla di una garanzia di libero accesso di ogni cittadino alle cariche elettive. In tempi come questi in cui la conquista di quel minimo di notorietà necessaria per competere con successo in politica ha costi così notevoli può essere rilanciata?
Gianfranco Pasquino
Può essere rilanciata, probabilmente dovrebbe essere rilanciata. Il fatto è che è difficile pensare agli strumenti con i quali produrre tutto questo. So che ci sono molti che pensano che basterebbero dei limiti ai mandati, limiti temporali ai mandati e anche limiti numerici ai mandati. Per esempio non più di due cariche, di due elezioni consecutive. Però tutto questo è difficile da attuare. Credo che con la garanzia di libero accesso i costituenti volessero dire che tutti devono essere uguali al momento di partenza, e purtroppo sappiamo che non tutti sono uguali. Qualcuno è più bravo, qualcuno è più fedele, qualcuno ha più risorse extra politiche. Dunque quell’articolo e quel comma, quell’inciso deve essere tutto da ripensare.
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